Libri in viaggio – Cile 2 di Elisa Della Scala

Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”,

Luis Sepúlveda – Guanda

Il mondo alla fine del mondo”,

Luis Sepúlveda – Guanda

Chilean Electric”,

Nona Fernández – Edicola Ediciones

Luis Sepúlveda s’impone nel panorama letterario del Cile come un personaggio profondissimo, uno scrittore dalla vita straordinaria dotato di una capacità narrativa fuori dal comune che in molte occasioni ha messo al servizio di battaglie politiche e ambientaliste, offrendo ai suoi lettori libri dalla prosa agile e dalla trama accattivante ma allo stesso tempo molto intensi. Romanzi, per lo più brevi, che scivolano dentro l’animo senza pretese messianiche ma che inevitabilmente pongono domande, che fanno pensare.

Prima di scrivere “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, tradotto e pubblicato per l’Italia da Guanda, Sepúlveda si dedica a un intenso lavoro di studio dell’Amazzonia. A Quito, in Ecuador, prende parte a una spedizione dell’UNESCO dedicata all’influenza del contatto con la civiltà occidentale sulla vita degli indios Shuar, gli abitanti originari di quel luogo. Vive con loro per sette mesi ascoltando, come scrive nella dedica del libro, “racconti traboccanti di magia” su un affascinante e sconosciuto mondo verde. L’esperienza gli permette di capire a fondo il legame di amore e rispetto tra quella popolazione rurale e l’ambiente naturale, e il risultato è un piccolo capolavoro letterario che rappresenta un grido d’amore per l’America Latina e le sue foreste, oltre che una riflessione profonda sulla responsabilità’ dell’uomo nei confronti dell’ecosistema.

Aveva sentito dire spesso che con gli anni arriva la saggezza, e aveva aspettato, fiducioso, che questa saggezza gli desse quello che più desiderava: la capacità di guidare la direzione dei ricordi per non cadere nelle trappole che questi spesso gli tendevano.”

Questo è ciò che Luis Sepúlveda dice a proposito dell’anziano protagonista del romanzo, il vecchio Antonio José Bolívar Proaño. L’uomo ha passato gran parte dell’esistenza insieme agli indios, imparando da loro la preziosa arte del convivere con la foresta amazzonica. Alla fine dei suoi giorni è però chiamato a combattere un’ingrata battaglia di amore e morte con la natura ferita dalla sconsideratezza dei coloni bianchi, e ripercorrendo il suo passato incontra le inevitabili trappole della nostalgia che frena l’azione. Ed ecco come, grazie a un’avvincente avventura, Sepúlveda ci mostra con poesia assoluta il ruolo e l’importanza del ricordo per costruire il presente, la funzione salvifica della memoria.

Nel suo secondo libro, invece, lo scrittore cileno abbandona lo stile narrativo e passa a una prosa documentaristica e politicamente più sentita. Il romanzo “Il mondo alla fine del Mondo”, pubblicato in Italia sempre da Guanda, è forse meno coinvolgente del primo lavoro; eppure rimane un ottimo riferimento bibliografico per conoscere la geografia del sud del Cile, oltre che un compagno di viaggio perfetto per capire questa nazione fin nelle sue radici storiche più profonde. Qui non siamo più nella foresta equatoriale ma all’estremo opposto, tra i ghiacci dell’Antartide, e l’autore ci parla non solo dell’impatto dell’uomo sull’ambiente, ma ancora una volta e soprattutto degli indigeni che popolavano quei luoghi affascinanti e che ormai purtroppo non ci sono più. Il libro racconta in forma di cronaca la storia di un giovane giornalista cileno esule ad Amburgo che si avventura nella Terra del Fuoco con una nave di Greenpeace cercando informazioni su un imminente disastro ecologico, oltre che andando alla ricerca di se stesso e delle origini del proprio popolo. Anche in questo caso siamo alla presenza di un’opera frutto dell’esperienza diretta, perché Sepulveda scrive questo libro dopo aver lavorato per qualche anno per la stessa organizzazione ecologista come membro di equipaggio su una delle loro navi; e si avvertono le influenze delle letture giovanili, la passione per Conrad e Melville – cui, tra l’altro, fa esplicito riferimento nel testo. E il risultato è un piccolo libro-saggio autobiografico indubbiamente intriso dell’amore dell’autore per questa meravigliosa parte di mondo.

Sepulveda è uno scrittore dalla produzione letteraria importante, in qualsiasi genere si cimenti; e più di una volta si è trovato a pagare in prima persona la sua onestà intellettuale, arrivando persino all’arresto e alla tortura per l’opposizione al regime di Pinochet. Forse è questa la ragione dell’urgenza di porre l’accento sull’importanza del ricordo come base per costruire il futuro, di trovarne il senso non tanto nella mera realtà dei fatti ma piuttosto nel segno che le esperienze lasciano sull’anima quando diventano memoria?

Ovviamente non posso dare risposte per suo conto, ma posso dire di aver riscontrato qualcosa di analogo nel lavoro di Nona Fernández, un’altra brava scrittrice cilena che ho conosciuto solo recentemente. Ho letto il suo ultimo romanzo “Chilean Electric” pubblicato in Italia da Edicola Ediciones e sono rimasta sorpresa e incantata nello scoprire tra quelle pagine la stessa poesia e forza comunicativa dei migliori scrittori latinoamericani.

Tornando alla domanda precedente, forse per quest’autrice cilena il senso dei ricordi si trova anche e soprattutto nell’intenzione che li accompagna. Il presupposto narrativo è, infatti, un ricordo; e, lungo tutto il suo romanzo, Nona Fernández non fa che interrogarsi sul ruolo della memoria nella costruzione del presente.

Chilean Electric” parte da un avvenimento storico per gli abitanti di Santiago: l’accensione dei primi lampioni elettrici in Plaza de Armas. Un luogo simbolo per la città e per il Cile, e che in seguito lo diventerà anche per la scrittrice stessa. E il ricordo di quel giorno appartiene apparentemente alla nonna che lo tramanda alla nipote, eppure il fatto non è mai stato vissuto in prima persona. L’anziana donna è nata parecchi anni più tardi, la nipote lo scopre solo in età adulta; ma non è questo ciò che conta, perché per Nona Fernández l’importanza di quella storia si trova solo ed esclusivamente nel segno lasciato dall’esperienza di averla ascoltata.

Mentre andavo a comprare un chilo di pane e un quarto di litro d’olio, mano nella mano con la bambina bionda, che con il tempo si era trasformata in mia nonna, vidi quella sigla impressa sui pali della luce nella strada dove sono nata. Questa è la compagnia dove lavorava mio padre, così mi disse, e mi indicò il simbolo con la sua mano bianca e rugosa, come fosse la testimonianza della notte in cui, secondo lei, cominciarono a prendersi gioco del tempo.”

Il libro racconta anche degli anni della dittatura di Pinochet e della terribile tragedia dei desaparecidos, e lo fa con la forza delicata di un’emozione che rimane dentro e che induce a riflettere. Perché la trama, intrecciando fatti personali dell’autrice e memorie storiche del Cile, alterna una narrazione dai toni commoventi al rigore del racconto documentaristico con lo stesso effetto in entrambi i casi: un messaggio che arriva dritto al cuore ed allo stomaco del lettore.

Il sottile confine che divide il presente dal ricordo sfuma continuamente tra le pagine di “Chilean Electric”, come le ombre rese sfuggevoli dall’accensione della luce. E grazie alla memoria di quel giorno in cui la corrente elettrica ha finalmente illuminato Santiago, si accendono nella scrittrice anche tanti interrogativi sulla sua storia personale e su quella politica del suo paese. Questa è l’eredità importante che riceve dalla nonna: l’amore e la passione che per mezzo del ricordo, vero o inventato che sia, gettano una luce talmente potente sugli avvenimenti da illuminare anche le pagine più oscure della storia. Una luce per fare chiarezza sui fatti, una luce che rende evidenti le domande e permette di cercare risposte, una luce che non si fulmina e che accompagna Nona Fernández per tutta la vita. Facendoci capire quale sia il ruolo della memoria storica nel costruire un presente migliore, il suo senso profondo. Purché non si perda, come le lucciole di Pasolini cui l’autrice fa riferimento, a prescindere dall’appartenenza del ricordo.

Le storie dei nonni illuminano il passato, la nostra visione le proietta nel presente e verso il futuro. Come chi trova un messaggio in una bottiglia dispersa in mare, quello che cogliamo da quella storia ermetica è una richiesta di aiuto, la necessità di un riscatto, la generosa opportunità̀ di fare uno sforzo e salvare qualcuno. Salvarlo dall’oblio, dall’oscurità̀ o da qualcosa di ancora più̀ tremendo. Raccontare storie per salvare qualcuno. Però chi? Il faro del racconto di quando ero bambina illumina la notte consegnando alcune coordinate. Vengo qui alla ricerca di quegli indizi, nello stesso scenario che mia nonna scelse per inviare la sua richiesta d’aiuto, per lasciarmi una piccola candela accesa come fosse un segnale d’allerta. […] Chissà̀ che non sia proprio quello il messaggio nascosto che mi ha lasciato mia nonna, l’indizio che vaga in quella scena inventata per me: illuminare con la scrittura la temibile oscurità̀.”

Nel 2016 “Chilean Electric” è stato premiato come miglior romanzo pubblicato in Cile; un piccolo libro ricco di simboli che, nonostante la profondità del messaggio, è scritto in una storia circolare dalla prosa veloce e leggera, con uno stile pulito e avvincente.

di Elisa Della Scala

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Una risposta a Libri in viaggio – Cile 2 di Elisa Della Scala

  1. patrizia debicke ha detto:

    Bel lavoro

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