L’apprendista di Michelangelo di Carlo A. Martigli (Mondadori)

Recensione di Patrizia Debicke

Un plausibile allievo e un’avventura da brividi per questo Jacopo da Pistoia, adolescente fuggito da casa in una notte del 1534 perché, innamorato della pittura, rifiuta di seguire le orme paterne e piegarsi a fare il lanaiolo e lavorare nella sua bottega.

Un viaggio da incubo verso sud, costellato di affanni, fame, malattie e finalmente l’agognato arrivo a Roma, nella città eterna, culla dell’arte, dove operavano i massimi artisti del secolo.

Una città lercia, laida perché ancora piagata e sofferente dalle devastazioni del lanzichenecchi durante lo spaventoso sacco di Roma che vide saccheggi indiscriminati, la distruzione di opere straordinarie e alla fine dell’anno di occupazione barbarica la popolazione capitolina era diminuita di circa ventimila unità. Ma quasi fosse l’araba fenice, Roma risorge sempre dalle sue ceneri e quindi agli occhi campagnoli di Jacopo mentre l’attraversava parve lo stesso una città bellissima dominata dalla cupola ancora in costruzione della Basilica di San Pietro.

Poi in Vaticano, davanti alla caotica fucina dove fervono i lavori per l’affresco del Giudizio Universale sulla parete di fondo della Cappella Sistina, fu colto da genuino sbalordimento. L’incontro fortuito e fortunato con Michelangelo Buonarroti che, scoperta per caso la sua capacità, decide di arruolarlo come apprendista.

Siamo nel 1534: il pontefice Clemente VII (Medici) tornato a Roma dopo il matrimonio della nipote Caterina con Enrico di Valois, secondogenito del re di Francia, pur stanco e ammalato ha commissionato la nuova opera al genio fiorentino a distanza di vent’anni dall’immane capolavoro della volta.

Michelangelo, che si avvicina al capo della sessantina nonostante il duro lavoro di decenni e le traversie patite, è ancora ben saldo e giovanile di corpo e spirito.

Ben presto a Jacopo, che impara a usare i colori e si fa notare dal maestro anche come allievo, viene affidato un compito riservato: deve far da messaggero consegnando dei dispacci ai membri di una illuminata setta segreta di cui anche Michelangelo fa parte. Ma gli andirivieni del ragazzo non sfuggono al malefico abate Biagio da Cesena che lo terrorizza e prova a farne una spia.

E quando a settembre Papa Clemente VII muore avvelenato, Biagio da Cesena, che ambisce a succedergli sul soglio pontificio, monta un complotto nei confronti di Michelangelo, accusandolo addirittura di omicidio. Non è facile per Jacopo districarsi dalle sue trame. In un mondo pieno di intrighi e ambiguità, è difficile distinguere il Bene dal Male… Ma forse niente è perduto.

Jacopo dovrà barcamenarsi e combattere per guadagnare un posto d’onore nei ranghi del suo Maestro.

Ufficialmente scritto per ragazzi dai dieci anni in su, L’apprendista di Michelangelo di Martigli è vivace, ben costruito, credibile, intrigante e si fa leggere bene anche da coloro che tanto ragazzi non sono più ma portano la fantasia nel cuore.

E se queste sono veramente le letture privilegiate dai giovani, mi dà da sperare meglio per il futuro della cultura in Italia.

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2 risposte a L’apprendista di Michelangelo di Carlo A. Martigli (Mondadori)

  1. Eugenia Borghi ha detto:

    Interessante !! Avvincente ma non thriller che in questo periodo se non ne leggo è meglio !
    😊😊😊😊

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