La fragilità delle certezze di Raffaella Silvestri (Garzanti)

Recensione di Patrizia Debicke

Confesso che non mi entusiasma il titolo, tanto che ammetto di aver cominciato a leggere la storia abbastanza prevenuta. Anche se non so quale avrebbe potuto essere quello giusto. Forse: “Non esistono certezze”? Boh, e comunque non sta a me giudicare. Anche se questo titolo La fragilità delle certezze rende poco il messaggio di forza e di spinta alla ricostruzione morale e materiale che, io credo, l’autrice abbia inteso far passare scrivendo il suo libro.

Milano. Anna ha trent’anni e da sempre si sente diversa. Non si è mai trovata bene né al liceo e né durante l’università. Con la sua famiglia, poi,benché non le avessero mai fatto mancare qualcosa, il feeling non passava, i rapporti non funzionavano. Si è trovata male anche con sé stessa, come se niente avesse potuto cancellare quel quid di torbido che ha segnato la sua adolescenza. Forse l’ha segnata così tanto, da costringerla a sballarsi moralmente e ad autopunirsi, portando avanti una relazione malata e ormai decotta con Valerio, il suo ex professore di teatro. Un attore famoso, che si fa vivo solo quando gli fa comodo. Molto più vecchio, anzi troppo, che sfoga crudelmente su di lei i suoi rigurgiti di rivincita.

E Anna per forza si trova fuori posto anche a Milano, la città dominata dai vincenti e che vorrebbe vivere sempre a cento all’ora. In una città piena di vite in essere che si intrecciano e affrontano continue battaglie personali, che fanno parte integrante dalla recente storia italiana. Quella storia o pseudo storia di un epoca, dagli anni Novanta a oggi, che ha dato tantissimo a una generazione e ha tolto tutto all’altra, dopo avere promesso, stoltamente bugiarda, solo crescita culturale, sociale ed economica. Promesse eccessive? Insostenibili? Forse. Perché mai, dico mai, si può dare per scontato il meglio.

Eppure, nonostante i tempi, le sue insicurezze e le sue paure, Anna è così tenace, da riuscir a far decollare una startup di successo, messa a punto con Marcello, vecchio, brillante e abile ex compagno di scuola, che si è fatto le ossa lavorando negli Stati Uniti ma in virtù e soprattutto per merito di Teo, il “terzo” socio, un trentatreenne che sembra aver avuto tutto dalla vita e che ha deciso pigramente di lasciarsi coinvolgere nel loro futuro.

Dopo la laurea in Bocconi e una carriera sempre in salita e di successo, Teo segnato a diciotto anni da una tragedia familiare ha mollato senza rimpianti da un giorno all’altro la posizione, raggiunta senza fatica nell’azienda per cui cui lavorava.

Anna e Teo sembrano divisi da un’ inconciliabile differenza di etica e mentalità, ma pian piano tra loro nascerà un non so che di impalpabile, è la comunicazione che passa? O forse una certa mutua comprensione che permette di colmare la diffidenza che li divideva. E quando dovranno affrontare in due, da soli, dei gravi problemi, quando la loro startup rischierà di essere travolta da una truffa che può provocare un incontrollabile tracollo finanziario, sapranno far fronte comune e combattere insieme.

E la battaglia di Anna e Teo si intreccia indissolubilmente alla storia italiana di oggi con tutto e tutti che lottano per ricercare il loro posto nel mondo. Siamo in una situazione al giorno d’oggi abbastanza frequente con la sensazione di precarietà che sta raggiungendo ogni livello. Un baratro infatti sembra dividere lo scintillio e la fiducia degli anni ottanta e novanta da questi anni ultimi che invece cominciano per dieci, in cui “i negozi chiudono e le vetrine sono meno luminose”. Un confronto preciso di modi di vivere e pensare, ora così diversi, in una città come Milano in cui questo contrasto sempre più esasperato, diventa visibile in ogni angolo. Potrà cambiare? C’è speranza? Se Anna e Teo cominceranno a vivere davvero, dovranno farlo con mezzi diversi, sconosciuti, dimenticando ciò che era sbagliato. Possono farcela? Forse.

Proviamo a riesumare la straordinaria lezione di Charlie Chaplin nel film Tempi Moderni.

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