“Il respiro del fuoco” di Federico Inverni (Corbaccio)

Recensione di Claudio Guerra

Federico Inverni, dopo aver inventato per sé questo pseudonimo per poter proporre le avventure dei suoi personaggi, Lucas e Anna, per questo secondo thriller della serie torna nella palla di vetro che avvolge la sua Haven, immaginaria cittadina americana molto poco confacente al proprio nome.

A questo punto vorrei aver letto anche il suo primo libro, ma solo per sapere se anche quello era ambientato nei giorni fra il solstizio e il Natale e applaudire alla sua vocazione da demiurgo che, prima ancora di distenderli sul piano, gioca con i mattoncini apparentemente rigidi con i quali compone la sua realtà. Se così non fosse, applausi comunque.

Infatti, ad una attenta analisi, l’insieme che si dipana a velocità vertiginosa sotto gli occhi del lettore è composto da tanti piccoli elementi che richiamano ad altri thriller più o meno famosi. Ma sono così bene emulsionati che, per esempio, se la visita di Anna alla prigione di massima sicurezza in cui è detenuto il suo personale Mostro non può non riecheggiare un’altra celeberrima storia, per come è gestita diviene solo un altro ago per inoculare questa, di storie, ancor più sottopelle.

La storia, bruciante, si apre con l’arrivo della squadra investigativa sulla scena del delitto, dove pare essere avvenuto un suicidio di massa. I corpi degli adepti di una setta giacciono composti nel bianco abbacinante delle vesti e degli arredi, all’interno di una pagoda collocata nell’ormai poco paradisiaca località di Eden Crossing. A questo punto ho però già svelato che una delle cose più divertenti del libro sta nel disvelare l’ironia sottintesa alla creazione dei vari nomi, ma lascio a voi il resto del gioco.

Parrebbe essere questo l’inizio ma è invece una trappola, e non solo per il lettore. Mentre la squadra sta per cominciare le rilevazioni, l’intera pagoda avvampa nel rogo innescato da una bomba incendiaria nascosta nella bocca del capo della setta. Ovviamente i nostri scampano al fuoco ed è l’inizio di una narrazione serrata, una corsa contro il tempo, durante la quale ogni cosa viene svelata come diversa da quello che appare. La prima, forse più atroce, è che tutte le “vittime” nella pagoda, al momento dell’arrivo della squadra, erano ancora vive. Avvelenate e sotto l’effetto di un narcotico, ma vive.

Da questa innesco parte la corsa dei due protagonisti per scoprire l’identità del misterioso piromane che ha predisposto per la setta quella terrificante pira per l’olocausto, accompagnati dal suo minaccioso vaticinio “brucerete tutti”. Mentre altri membri scampati alla riunione alla pagoda stanno concretizzando la loro adesione dandosi fuoco privatamente, viene delineandosi uno scenario molto più complesso e drammatico, dove oltre al nemico contingente riemergono nemici del passato che si credevano sconfitti.

Infatti una delle caratteristiche più interessanti del libro, quella che lega questo volume a quello che lo ha preceduto e a quelli che seguiranno, è la costruzione dei personaggi principali. O meglio la loro ricostruzione come persone dopo una distruzione avvenuta per cause e circostanze che anch’esse ci vengono rivelate poco a poco. Rivelate per poi essere immediatamente stravolte.

Quindi quello che avviene in questa boccia di vetro, non appena il signor Inverni la scuote un po’, non può non essere appassionante. Il ritmo è poi quello giusto per farvi cadere di mano gli indizi che avevate raccolto strada facendo e lasciarvi comunque contenti di arrivare comunque troppo tardi a dire “Io l’avevo capito subito !”.

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Una risposta a “Il respiro del fuoco” di Federico Inverni (Corbaccio)

  1. patrizia debicke ha detto:

    da leggere

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