Forse stavolta le scuse non bastano

di Marilù Oliva

Alcuni di voi pensano forse che con l’alto numero di femminicidi perpetrati in Italia (un femminicidio ogni due/tre giorni) non c’entri nulla nulla il momento sessista trasmesso sabato pomeriggio su Rai Uno a “Parliamone sabato” condotta da Paola Perego. Così come gli stessi pensano che non c’entri, quest’immagine vilipesa della donna italiana, con le scarse possibilità lavorative, con il picco di disoccupazione femminile certo anomalo per un paese come il nostro. Ecco l’immagine rimbalzata sui social, che sintetizza il succo del servizio:

Invece c’entra, c’entra eccome.

Perché parte tutto da qui: dalla considerazione. Se la donna italiana è sottostimata, sottorappresentata e sottopagata (parlo dello sconcertante fenomeno del gender gap), se viene costretta a misurarsi e a disperdere le sue energie con stereotipi fisici che la reificano e con ruoli che la mortificano veicolando spesso il messaggio – come nel caso della trasmissione televisiva di cui sopra – su un becero piano di sorrisi e trivialità, allora la conclusione è semplicissima: la donna perde di valore e, con lei, anche la sua vita. Questo assunto molto pericoloso è davanti ai nostri occhi, anche se alcuni continuano a negarlo. Anche se alcuni fanno spallucce o deridono chi non si rassegna e si ostina a far notare quanto la donna, quotidianamente, si trovi ad arrancare in una dimensione impari.

Da questo spregevole momento televisivo, tra parentesi, ne usciamo tutti sviliti, uomini e donne. Non è una questione maschio contro femmina. E’ una questione cultura contro stupidità. E ne è uscita svilita non solo la donna italiana. Per colpa dell’effetto stereotipo versus stereotipo, alla donna dell’est è andata peggio: è stata dipinta come una cagnolina decerebrata. Una statuina in lingerie senza facoltà di pensiero, che sgobba mansueta, ottusamente obbediente e beatamente cornuta.

Il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico ha dichiarato che prenderà provvedimenti. Lo speriamo davvero. Perché stavolta le scuse non bastano.

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