Reporter Seriale: Westworld

di Romano De Marco

Tutto iniziò nel 1973, con la travagliata genesi del film “Westworld” (in Italia “Il mondo dei robot”) che a dispetto delle tante peripezie produttive fu un enorme successo commerciale, creò un nuovo genere cinematografico (la macchina che si ribella all’uomo) e tracciò la strada per tanti futuri blockbuster (fra tutti, la saga di “Terminator”). Fu la prima regia di Micheal Crichton, su un suo soggetto originale, e decretò l’inizio della sua affermazione come autore, regista e sceneggiatore di enorme successo.

Uno dei motivi che resero il film un vero e proprio “cult” fu senz’altro la magnetica, straordinaria interpretazione di uno Yul Brinner già sul viale del tramonto ma convinto e credibile nella autocitazione del personaggio di Chris Adams, il pistolero interpretato nei due primi film della saga “I magnifici sette” negli anni sessanta. Brinner indossò gli stessi abiti di scena dei due film, interpretando, stavolta, la parte del cattivo, ovvero del primo robot che si ribella nel futuristico parco di divertimenti “Delos” dove tutto è concesso ai facoltosi visitatori.

Il film ebbe un inutile, pessimo sequel nel 1976, dal titolo “Futureworld” interpretato da Peter Fonda (e al quale Crichton non partecipò in alcun ruolo) con Yul Brinner ormai imbolsito e stanco, tirato dentro a forza in una unica sequenza di un sogno nel quale interpreta (sigh!) “l’amante ideale”.

A seguito del film ci fu anche, nel 1980, una miniserie in 5 puntate dal titolo “Beyond Westworld” (mai approdata in Italia…) talmente brutta da essere sospesa dopo la trasmissione dei primi tre episodi.

Di tutto ciò, è giunto sino a noi solo l’eco del film originale del 1973, cult sempreverde, antesignano di tante cose successive e vero e proprio esempio del modo di intendere la fantascienza in quegli anni. Un modo innovativo, pieno di creatività e inventiva, che poteva fare a meno dei mirabolanti effetti speciali digitali che oggi sembrano le uniche stampelle rimaste a sorreggere un genere che, da troppo tempo, non ha più nulla da dire e non fa altro che ripetersi e autocitarsi.

E veniamo a oggi. Il progetto di una serie ispirata al film Westworld era nell’aria da anni. Più volte rimandato, ha visto la luce nel 2016 per la HBO. Sontuoso il cast, a partire da Sir Anthony Hopkins, passando per Ed Harris, Jeffrey Wright, Tandie Newton e Evan Rachel Wood. Alla scrittura vene chiamato Jonathan Nolan (fratello del regista Christopher) sceneggiatore di film e serie di grande successo. Insomma, le premesse c’erano tutte per aspettarsi qualcosa di veramente memorabile, ma la sensazione finale, dopo aver assistito alle 10 puntate, è… la perplessità. Non vera e propria delusione, ma pura e semplice perplessità. A onor del vero, più volte, nel corso della serie, l’entusiasmo e lo sconforto si alternano, in un’altalena di sensazioni che portano a una continua sospensione del giudizio, ma che finiscono con lo sfinire anche lo spettatore più paziente e attento. La serie non decolla mai. Promette, promette, promette… ma mantiene ben poco. Troppe pause, troppi salti temporali non annunciati (al limite della scorrettezza narrativa) che nascondono rivelazioni più o meno sensazionali, troppe sequenze oniriche che si confondono con quelle reali, sottotrame abbandonate (dimenticate?) e l’assenza di alcuni degli elementi che fecero la fortuna del film originale rendendolo un cult. Quali assenze? Intanto un vero e proprio plot, chiaro e riconoscibile. Qui siamo più nel campo della filosofia tra il ricordo, la coscienza, le differenze tra uomo e macchina, la dichiarata superiorità della creatura rispetto al creatore. Troppe semplificazioni tecnologiche e troppi buchi narrativi. Latita la presenza degli ospiti del parco dei divertimenti, ovvero degli umani. Il focus è quasi esclusivamente sui “residenti” (le macchine) che non sono altro che degli umani veri e propri ricostruiti con una sorta di enorme stampante 3D in grado di ricreare alla perfezione tessuti, ossa, cartilagini. Le creature nascono di colore bianco per poi essere “riempite” di sangue e assumere le normali sembianze e il colorito di un qualsiasi essere umano … Ma anche questo aspetto della “creazione” viene solamente accennato.

La trama (ma c’è davvero una trama?) nel complesso, è cervellotica e, forse, vorrebbe rivendicare un legame con il film originale stesso (escludendo, però, dalla cronologia, il sequel “Futureworld” e la successiva miniserie). L’ipotesi è corroborata da una gustosissima citazione, quando Jeffrey Wright (che interpreta Bernard Lowe, una sorta di ingegnere programmatore capo delle creature del parco) nel suo girovagare in uno dei piani sotterranei abbandonati dell’enorme struttura, si imbatte nel robot interpretato da Yul Brinner con gli abiti del protagonista de “I magnifici sette”. Si vede sullo sfondo, sfocato, ma nell’assistere a quella sequenza il cuore di un vecchio appassionato di fantascienza come me non ha potuto evitare di fare un balzo… Anche la esplicita presenza (rivelata nelle ultime puntate) di robot “meccanici” che richiamano quelli del film originale, lascia pensare a un qualche collegamento.

La puntata finale, probabilmente, è stata riscritta in corsa per dare un senso a tutte le precedenti, in quanto assistiamo all’accadere di un po’ di tutto. O meglio, a tutto quello che non era accaduto nelle nove puntate precedenti. Ma siamo fuori tempo massimo… le rivelazioni stonano, il “Grand Guignol” finale confonde, il comportamento di alcuni personaggi chiave (soprattutto la Dolores-Evan Rachel Wood e la Meawe-Thandie Newton) delude e lascia perplessi… Già, perplessi. Ancora quella sensazione di fondo, quando cala il sipario sulla prima serie, terminata in modo da farci chiedere che diavolo si inventeranno per la già annunciata seconda… Credo, temo, a meno di clamorosi colpi di coda nella prossima sceneggiatura, che in futuro, quando si parlerà di Westworld, il ricordo continuerà a tornare al bellissimo, geniale film del 1973.

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4 risposte a Reporter Seriale: Westworld

  1. patrizia debicke ha detto:

    Bravo Romano non convince

  2. - Ophelia - ha detto:

    Io appena concluso la visione di questa serie e devo dire che anche a me ha lasciato perplessità e delusione. Le prime puntate mi sono piaciute ed hanno accresciuto le mie aspettative, e invece…da metà stagione in poi la trama ha iniziato a fare acqua. Concordo con la tua opinione sull’ultima puntata: hanno concentrato (male) tutto alla fine per tentare di spiegare i fatti delle precedenti nove puntate. Non riesco ad immaginarmi una seconda stagione, sinceramente.

    • Romano De Marco ha detto:

      Infatti anch’io sono molto curioso sui prossimi sviluppi narrativi… Vediamo un po’ cosa si inventano! Ciao!

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