Sempre più vicino di Raul Montanari

Recensione di Romano De Marco

Milano, oggi. Valerio ha 27 anni, è in procinto di laurearsi per la seconda volta e vive una totale precarietà sia lavorativa che affettiva. Per sbarcare il lunario è costretto ad affittare la propria casa a turisti, fotomodelle o uomini d’affari di passaggio in città, trasferendosi momentaneamente nella mansarda del suo amico Simon. Valerio ha una perversione molto particolare, quella di introdursi furtivamente in casa sua, quando gli ospiti sono assenti, per respirarne l’odore, carpire dai loro oggetti e dallo stato in cui lasciano gli ambienti, le verità più segrete e intime che le loro vite nascondono. Quando il suo appartamento viene preso in affitto da Viola, misteriosa e affascinante trentaseienne, le cose si complicano. In Valerio scatta un’attrazione fatale che si tramuterà in ossessione quando della donna si perderanno misteriosamente le tracce. E sulla storia aleggia il mistero di uno zio di Valerio, morto in circostanze misteriose pochi anni prima. La leggenda di famiglia racconta che, prima di morire, abbia nascosto, da qualche parte, un tesoro inestimabile…

È l’incipit di Sempre più vicino (Baldini & Castoldi) di Raul Montanari, scrittore milanese giunto al quattordicesimo romanzo in una smagliante forma autoriale. La sua capacità di imbastire trame affascinanti, cariche di vibrante tensione e, allo stesso tempo, di trattare tematiche universali senza rinunciare a fotografare l’attualità da un punto di vista oggettivo e originale, fanno del suo “post-noir” un’arma narrativa potente, una specie di miracolo che si perpetua libro dopo libro.

Nel rapporto di Valerio con la figura assente della madre e l’ingombrante presenza di un padre settantenne scapestrato e immaturo, c’è una profonda riflessione sulle conseguenze nefaste della svolta individualista della società, figlia dei famigerati anni ottanta. La disgregazione della famiglia, la disperata richiesta di attenzione e di amore, il rifugio che Valerio cerca nel più sopravvalutato e romantico dei sentimenti, ovvero l’amicizia, sono istantanee su una società, su un mondo, che ha perso il contatto con sé stesso. Su più generazioni che hanno ripudiato con sufficienza e sarcasmo valori e istituzioni sociali, per poi ritrovarsi, orfane di una qualsiasi identità, a raccattare nel proprio cestino della spazzatura, alla ricerca di un appiglio, di un punto di riferimento, di un faro che possa condurre da qualche parte le proprie esistenze.

Montanari non si sofferma in giudizi ma cerca di mantenere la massima obiettività nel ruotare il suo punto di vista a trecentosessanta gradi per dar voce a tutti gli attori della sua tragedia (o farsa) umana. E ancora una volta introduce nella storia il suo “deus ex-machina”, l’investigatore Ric Velardi.

Velardi ha, nelle ultime storie di Raul Montanari, una valenza molto più profonda di quanto non appaia a prima vista. Non è solo il detective privato che risolve l’intrigo, quanto, piuttosto, una figura simbolica e profonda nella quale l’autore racchiude tutta la residua speranza nell’uomo. Non a caso, nel rapporto tra Valerio e Velardi si intravede uno spiraglio nella sconfortante negatività figlia di diverse forme di egoismo. Anni fa, in una lezione di scrittura creativa di Raul Montanari, lo sentii parlare dell’assunto secondo il quale “ciascuno è saldamente ancorato al centro del proprio universo”. E scardinare questa verità è l’unico, difficile modo per tentare di dare un senso alla vita, all’amore, alla effimera amicizia. E’ questa, forse, la tematica universale più presente nella produzione di questo grande autore. Avere fra le mani un suo romanzo vuol dire sempre riconciliarsi con il piacere puro della lettura ma anche provare una specie di piacevole ansia, di paura, per la consapevolezza di dover affrontare un ennesimo viaggio alla scoperta di qualcosa di se stessi. Per me è questo il senso della letteratura, e Raul Montanari lo incarna alla perfezione.

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2 risposte a Sempre più vicino di Raul Montanari

  1. patrizia debicke ha detto:

    Da leggere

  2. Lucrezia Piano ha detto:

    leggetelo e andate alle sue presentazioni e reading: incantevoli!

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