L’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio (Einaudi)

arminutaRecensione di Patrizia Debicke

Tutti i paesani la chiamano così: l “arminuta”: in dialetto abruzzese la ritornata.

Sembra quasi che non possa aver diritto a un altro nome, lei l’adolescente, la bravissima e studiosa tredicenne vissuta tra carezze, benessere e serenità, lei che non ha conosciuto altri genitori di quelli che l’hanno presa e cresciuta, ma poi riportata e scaricata senza spiegazioni plausibili, neppure fosse merce avariata, alla sua famiglia d’origine, a coloro che le dicono essere i suoi padre e madre veri,

Da un giorno all’altro, passata dal confortevole calore di una casa a un mondo ignoto, catapultata nelle difficoltà legate alla sua nuova vita e ad abitudini contadine a lei estranee. Sradicata e sbattuta in un universo sconosciuto fatto di persone diverse, che parlano solo in dialetto, che lottano ogni giorno per far fronte alla miseria, che si contendono il cibo, che condividono il letto e devono sopravvivere in pochi metri quadrati. Quell’universo rappresentato da una certa Italia degli anni ’70, fatta di braccianti e di operai, che stentava a portare il pane in tavola, spesso incattivita dalle privazioni, ma che tuttavia conservava ancora abbastanza sentimenti e pietà per confrontarsi con i dolori della vita.

Una foto in bianco e nero, ciò nondimeno molto reale di una campagna abruzzese e di qualcosa che magari troppo spesso descriviamo come: quei bei tempi passati?

Ma per lei, la tredicenne cittadina, peggio di un salto nel vuoto, con il doloroso magone della mancanza di notizie certe, che provocano il terrore della malattia e un continuo doloroso stillicidio affettivo. Perché oltre al doversi confrontare con la voragine emotiva provocata dalla improvvisa mancanza di coloro che l’ hanno cresciuto e amata, subentra la sorpresa e l’accettazione del repentino consolidarsi di nuovi rapporti affettivi con estranei che scopri genitori fratelli e sorelle.

Sono temi difficili, molto forti, descritti esaltando gli stati d’animo dei diversi personaggi ed evidenziati nelle tante sfumature legate a un gesto, a un’occhiata, a una lacrima, a una gentilezza, a una quotidiana approvazione.

Pagina dopo pagina L’arminuta, scandisce con la sua cruda verità il succo di una narrazione, che riesce a colpire peggio di una gragnuola di frustate.

Sofferto, duro, amaro, ma dolorosamente pulito. Non c’è male, s’intravede appena il rischio della perdizione, c’è l’incolmabile solco provocato dal tradimento morale che ferisce e incide sulla vita e sull’anima.

Nessuna vittoria, nessuna esaltazione. Alla fine ci sarà chi ha scelto, chi ha subito, chi ha perduto e chi nonostante tutto ce l’ha fatta ed è riuscito ad andare avanti.

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