Libri in viaggio – Deserto del Sahara e Marocco

Travel Books

saharadi Elisa Della Scala

“Sahara”, Michael Palin – Phoenix

A discapito dell’immaginario collettivo che lo farebbe sembrare una landa desolata e solitaria, il Sahara è una porzione di mondo viva e vibrante che mi ha entusiasmato e mi è rimasta nel cuore. Questo deserto africano è immenso, si espande in quasi dieci nazioni differenti con un territorio incredibilmente vario. Le sue distese brulle e rocciose, le sue dune di sabbia rossa e le sue oasi comprendono una grande diversità di paesaggi e di culture che grazie al libro “Sahara” scritto da Michael Palin e pubblicato in inglese da Phoenix, ho potuto conoscere ancora più a fondo.

Dopo aver riscosso un successo internazionale come comico con i Monty Python, Palin inizia la sua avventura di viaggiatore realizzando numerosi documentari per la BBC cui seguono altrettanti libri di viaggio. “Sahara” è forse una delle sue più grandi sfide: attraversare il deserto in tutta la sua estensione. L’autore affronta quest’impresa come fa sempre nei suoi viaggi: con il genuino piacere d’incontrare gli abitanti del posto, di entrare nelle loro case e nelle loro vite, perché sa che questo è l’unico modo per conoscere davvero il luogo che sta visitando. “Sahara” è una lettura piacevole, un libro scritto con freschezza e autoironia oltre che con estrema apertura e curiosità. E anche se in libreria si possono trovare resoconti di viaggio migliori, a mio avviso il suo pregio è quello di avere uno stile documentaristico. L’autore scrive e racconta le sue avventure accompagnandole con notizie e riferimenti storici e socio/culturali così dettagliati da far vivere appieno ogni luogo, proprio come se si fosse lì con lui. Che si tratti di mangiare cammello con i beduini, di alloggiare con gli sfollati in baracche costruite utilizzando vecchi barili di petrolio appiattiti a martellate o di assistere al rally della Parigi-Dakar da una duna di sabbia; dallo scambio di idee con un poeta nazionale alla visita ad un’antichissima piccola biblioteca in una tenda tramandata di generazione in generazione, tutti i personaggi che incontriamo nel libro sono reali e pieni di vita.

Sorprende come l’autore riesca a farci apprezzare la ricchezza di vita di quella che è rintenuta una delle più inospitali regioni del pianeta. Al contrario di me che ne ho visto solo una piccola parte, Palin ha avuto il privilegio dell’incredibile esperienza di attraversare tutto il Sahara dal Marocco fino al Mali, passando per Algeria, Libia e Tunisia oltre a Mauritania, Senegal e Niger. E grazie ai suoi racconti scopriamo addirittura l’esistenza di un muro che taglia il deserto. Si tratta del Muro del Sahara Occidentale, edificato agli inizi degli anni ottanta. Il più grande al mondo dopo la muraglia cinese, ed è una costruzione militare ancora attiva. Palin è andato ad intervistare le truppe del Fronte Polisario, e l’immagine che ho ricevuto dal resoconto della sua esperienza è molto simile a quella che ho avuto leggendo il romanzo “Il deserto dei tartari”. Se però il libro di Buzzati incita a riflettere sull’urgenza di dare un senso alla propria vita prima che il destino lo faccia per noi, l’esperienza di Palin di fronte a una guerra in mezzo a un deserto quasi dimenticata dal resto del mondo a me ha reso piuttosto il concetto dell’insensatezza; e a prescindere dalle ragioni economiche e politiche che sono alla base di questo conflitto, ho pensato che sia triste scoprire ancora una volta come siamo pieni di barriere e di divisioni.

razzismo“Il razzismo spiegato a mia figlia”, Tahar Ben Jelloun – Bompiani

La diversità è un bene, perché se fossimo tutti uguali il mondo non sarebbe così affascinante. Eppure proprio quelle differenze che dovrebbero suscitare curiosità e interesse, troppe volte spingono alla chiusura e al rifiuto. Proprio questo è il tema affrontato nel libro “Il razzismo spiegato a mia figlia” dell’autore marocchino Tahar Ben Jelloun, edito in Italia da Bompiani.

Al ritorno da una manifestazione, Ben Jelloun spiega alla sua bambina di dieci anni il fenomeno del razzismo: come nasce, come si alimenta e perché è così diffuso. E affronta il tema in modo completo, trattandolo in tutti (o quasi) i suoi risvolti. Superando i confini del dialogo privato, l’autore si rivolge idealmente a tutti i bambini perché, afferma, è proprio con l’educazione degli adulti di domani che possiamo sperare di sconfiggere questa piaga. Nessuno nasce per definizione razzista o antirazzista, e nella prefazione Ben Jelloun ci dice:

“quello che i bambini attraverso i miei viaggi mi hanno insegnato a proposito del razzismo è fondamentale, perché le domande che mi fanno sono quasi identiche ovunque mi trovi. […] Prendo il caso degli stranieri. Spiego loro che tutti noi siamo stranieri rispetto a qualcuno. Spiego loro che non si tratta di amare lo straniero (non si possono amare tutti) ma che tutti hanno diritto al rispetto, perché tutti abbiamo bisogno di essere rispettati. Do loro una definizione di rispetto: si tratta di riconoscere alla persona che si trova di fronte a noi gli stessi diritti e gli stessi doveri che sono riconosciuti a me. Si tratta soprattutto del diritto alla dignità e del diritto a essere guardati senza disprezzo né sospetto.”

Ben Jelloun vuole far capire alla figlia l’importanza dell’educazione al rispetto delle differenze sottolineando come l’imparare la convivenza tra culture sia ormai imprescindibile in un mondo sempre più multiculturale che non è più una possibilità ma una realtà di fatto. E come sanno fare i grandi scrittori nelle loro opere, fornendo delle risposte chiare e dirette non fa altro che offrire tante domande al lettore. Tra le sue pagine io stessa mi sono ritrovata ad interrogarmi sul perché della situazione attuale, sui motivi per i quali la storia continui a ripetersi nonostante i nostri tempi non siano poi così lontani da grandi errori del passato come l’olocausto o il muro di Berlino. Forse perché il razzismo, spiega Ben Jelloun, è sempre esistito da quando esiste l’uomo: è una malattia propria del genere umano, contagiosa e subdola, e non si manifesta solo in modo plateale ma anche nel semplice pensiero momentaneo, nel guizzo d’intolleranza o nell’ilarità facile in cui può scivolare malamente chiunque si trovi di fronte al diverso se questo diverso è per una qualsiasi ragione scomodo.

Allo stesso modo, il razzismo non conosce nazionalità o credo religioso. Lo scrittore fa notare come siamo tutti razzisti, chi più o chi meno, non necessariamente solo chi vive in un certo luogo della terra o chi si trova in una determinata posizione sociale. E fa sorridere amaramente quando ci ricorda come molti paesi siano, di fatto, costituiti quasi interamente da “antichi” emigranti. Ben Jelloun cita l’esempio dell’America; a me viene da pensare anche a molte, moltissime altre nazioni. E mi sono ritrovata a riflettere sul modo in cui la mia esperienza di immigrata “moderna” in una delle città più multietniche del mondo – Londra – abbia invece influito positivamente sulla mia apertura mentale. Insieme a questo anche l’amore per i viaggi, che l’autore cita come possibilità di contrastare il razzismo.

“Viaggiare è il piacere di scoprire e di imparare, è capire quanto siano diverse tra loro le culture e come siano tutte belle e ricche. Non esiste una cultura superiore a un’altra cultura. […] Già Montainge (Michel de Montainge è un filosofo francese vissuto nel ‘500, ndr) incitava i suoi compatrioti a viaggiare per osservare le differenze. Per lui il viaggio era il mezzo migliore per ‘levigare e lucidare il nostro cervello contro quello degli altri’. Conoscere gli altri per conoscere meglio se stessi.”

E forse ho voluto trovare lo stesso messaggio di fondo anche in “Sahara” dove Palin, attraverso la lente delle sue esperienze e con le sue parole, ci mostra il deserto come simbolo di un luogo che trascende i confini geografici stabiliti dalle cartine comprendendo le tante diversità del continente africano.

“Il razzismo spiegato a mia figlia” è stato tradotto in venticinque lingue. La prima edizione risale al 1998 ma potrebbe essere stato pubblicato ieri, perché il problema del razzismo rimane ancora molto attuale e purtroppo non fa che aggravarsi; e nelle successive edizioni il libro si pone come lezione di vita anche per gli adulti, raggiungendo un ampio pubblico trasversale di lettori. Certo, un successo editoriale può non equivalere al successo delle intenzioni dell’autore; ma io mi auguro che sia così, almeno in parte. Perché si tratta di un lavoro che fa pensare: lucido e super partes, e assolutamente non buonista. Un libro che andrebbe letto proprio in questi tempi in cui, tristemente, sembra che il mondo sia sempre più orientato alle divisioni.

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in recensioni: travel books, Uncategorized e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...