Reporter Seriale – THE NIGHT OF: davvero questa serie è piaciuta a tutti?

Recensione di Romano De Marco

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Oggi parlo di una serie che ha riscosso un pressoché unanime plauso da parte degli spettatori (e della critica ufficiale) fino ad essere indicata da molti come la migliore del 2016. Mi fidavo talmente tanto di alcuni di coloro che me ne hanno cantate le lodi da essermi spinto fino a consigliarla ancor prima di vederla. Poi, nel giro di tre giorni, finalmente l’ho vista e ne sono rimasto profondamente deluso. Cerco di spiegare il perché. Nulla da dire su regia, fotografia, cast e recitazione. Su tutti spicca uno splendido John Turturro (che ha sostituito Robert De Niro, che ha dato forfait per impegni con altri progetti, che a sua volta aveva sostituito James Gandolfini prematuramente scomparso). L’attore italo americano fa da mattatore nei panni di John Stone, avvocato di quart’ordine caduto in disgrazia, nonostante abbia un grande fiuto per le indagini e una intelligenza sopraffina. Stone si troverà, un po’ per caso e un po’ per scelta, a difendere Nasir Khan, ventitreenne americano ma di origini Pakistane, accusato di aver massacrato con ventidue coltellate una ragazza appena conosciuta (nella foto sotto) con la quale aveva consumato una notte di sesso e droga.

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La trama della serie è molto semplice. Assistiamo ai fatti (tranne il lasso di tempo in cui la ragazza viene uccisa): all’arresto del giovane, alle indagini della polizia da parte del detective Dennis Box (un ottimo Bill Camp) e, contemporaneamente, a quelle dell’avvocato John Stone (nella foto qui sotto), fino al processo finale. Nel frattempo, una story line parallela ci racconta la discesa all’inferno del giovane Nasir (nell’ultima immagine in basso), in custodia preventiva senza condizionale, costretto ad adeguarsi alle regole del carcere per sopravvivere. Stringerà una alleanza con un potente recluso di colore interpretato dal veterano Michael K. Williams, recentemente apprezzato in un ruolo finalmente più ironico del solito, nella miniserie tratta dai romanzi di Hap & Leonard di Lansdale (dove Williams interpretava Leonard Pine).

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Perché la delusione? Perché la serie, al di la delle sue indiscutibili ed apprezzabili qualità tecniche e recitative non dice nulla, ma proprio nulla, nulla di nuovo e nemmeno assicura quella “soddisfazione finale” legata alla piena conclusione del caso criminale e dei misteri raccontati. Cosa c’è ancora da dire sulla figura dell’avvocato in disgrazia ma capace e in cerca di riscatto? Niente, già da dopo “Il verdetto” con Paul Newman, film del 1982 scandalosamente defraudato degli Oscar che l’attore e il regista Sidney Lumet stra-meritavano.

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Cosa c’è di nuovo nella rappresentazione delle dinamiche dell’inferno carcerario americano, dopo montagne di film e serie TV che ci hanno raccontato la stessa storia? E cito, fra tutte, OZ, straordinaria e innovativa serie in sei stagioni a cavallo fra fine anni novanta e primi anni duemila, ideata da Tom Fontana e prodotta da Barry Levinson. Cosa c’è di nuovo in un finale-non finale dove sceneggiatori e registi sembrano voler sottolineare con presunzione la scelta stilistica del non dare importanza alla risoluzione completa del mistero? Ormai sta diventando una moda che a me, francamente, da spettatore, dà molto fastidio. Se alla base di tutto c’è una trama da puntata di telefilm generalista (perché, suvvia, di questo stiamo parlando, al di là della confezione di classe) tu mi devi dare anche la soluzione! Come in una puntata di Perry Mason o di Matlock. Perché così com’è naturale che il sole sorga e tramonti ogni giorno, è naturale che lo spettatore alla fine venga soddisfatto e ripagato del tempo trascorso a guardare la serie. A men di non averlo deliziato con contenuti diversi che qui, francamente, a me pare che manchino. E non rompete le balle, ora, a fare i sapientoni con affermazioni tipo “Eh, ma la recitazione di Turturro…” “Eh, ma la New York notturna splendidamente fotografata…” Tanto lo so che ci rimanete male anche voi quando alla fine una serie di otto puntate (e meno male che non erano di più…) si conclude con un sostanziale nulla di fatto.

In conclusione, nel grande successo di critica di questa serie vedo un concreto segnale che conferma il progressivo affievolimento di quell’ondata di originalità e novità che aveva permeato la produzione delle serie TV nell’ultimo decennio. E la prossima volta parliamo anche di Stranger Things!!!

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3 risposte a Reporter Seriale – THE NIGHT OF: davvero questa serie è piaciuta a tutti?

  1. PG Fabbrini ha detto:

    No! La sto guardando adesso in Questo
    Minuto

    Sent from my iPhone

  2. patrizia debicke ha detto:

    Sììì!

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