Massimo Maugeri ci parla di Letteratitudine 3 (LiberAria)

Caro Massimo, bentornato su Libroguerriero. Per questa nostra intervista partiamo dalle parole. Il senso di “Letteratitudine”, da te coniata per designare…

Cara Marilù, se c’è una parola che – sopra ogni altra – può spiegare il senso di Letteratitudine, credo che sia la parola condivisione. Come ho avuto modo di dire in tante altre occasioni, Letteratitudine è nato come luogo d’incontro. La parola incontro e la parola condivisione sono molto legate tra loro. Ci si incontra – nel nostro caso – per condividere l’amore per i libri, per la lettura e per la scrittura. Peraltro lo spirito di condivisione favorisce anche l’accoglienza di punti di vista differenti, persino opposti e contrapposti (partendo dal presupposto che la diversità di idee e opinioni, fondata sul reciproco rispetto, è sempre occasione di crescita). In oltre dieci anni di attività ho sempre lavorato perché lo spirito della condivisione, così inteso, fosse presente e aleggiase su ogni attività organizzata e portata avanti con Letteratitudine. È qualcosa in cui credo davvero. Sai, sento che questo aspetto sia particolarmente importante soprattutto oggi, poiché viviamo in una società divisa, impaurita, sospettosa… dove l’individualismo, la rabbia, e l’intolleranza sembrano prevalere.

Da poco uscito per LiberAria, “Letteratitudine: 3” raccoglie la tua esperienza sul web, precisamente quella riguardante il tuo seguitissimo blog letterario, che dà il titolo al libro. Ci racconti la storia del tuo blog, quando è nato e come ha proseguito in questi anni?

Ho fondato Letteratitudine nel settembre del 2006. Come ho accennato prima, desideravo creare un luogo d’incontro virtuale (all’epoca non erano ancora diffusi social network come Facebook o Twitter) in cui i lettori e gli addetti ai lavori operanti nel mondo dei libri (scrittori, critici, giornalisti culturali, editor, librai, ecc.) potessero incontrarsi. Per questo ho cominciato a organizzare veri e propri dibattiti online, invitando – per esempio – gli autori dei libri a partecipare a un confronto con i lettori e con tutti gli altri operatori  culturali a cui ho fatto cenno prima. Per tanti anni mi sono sforzato di animare centinaia di dibattiti proponendo a tutti domande aperte legate ai temi affrontati dai libri che, di volta in volta, erano protagonisti di queste discussioni. Un’esperienza faticosa, ma davvero esaltante. E poliedrica. Con la collaborazione dei numerosissimi amici di Letteratitudine ho coinvolto tanti protagonisti della cultura e della letteratura italiana (e non solo). Ho organizzato anche dibattiti multilingua (con il supporto di traduttori simultanei online). Diverse discussioni hanno beneficiato di un numero impressionante di commenti (alcuni di questi dibattiti sono stati raccolti nei primi due volumi di Letteratitudine). Dal 2009 Letteratitudine è diventato anche un programma radiofonico di libri e letteratura da me curato e condotto su Radio Hinterland (radio milanese che trasmette in Fm e in streaming). E – in generale – le attività del blog (che oggi, proprio per la sua natura multiforme, considero come un vero e proprio marchio culturale) si sono davvero moltiplicate, così come è cresciuto in maniera esponenziale il numero dei lettori e dei frequentatori (attualmente sono oltre 40.000 gli iscritti alla mia newsletter). Nella prefazione di “Letteratitudine 3” ho provato a fare un po‘ il punto della situazione guardando a ritroso questi dieci anni. Qui non mi dilungo oltre per non annoiare chi sta leggendo questa intervista.

“Letteratitudine: 3” è “un manuale sulla lettura, uno scrigno zeppo di consigli di scrittura, l’ingresso nel laboratorio creativo di tante scrittrici e tanti scrittori di fama nazionale e internazionale, un insieme di percorsi che, tra autoracconti d’autore, interviste e saggi, conducono nel dietro le quinte di libri, scrittori e personaggi letterari che conosciamo e amiamo”. Che idea ti sei fatto, in questi anni, del “dietro le quinte” della creazione letteraria?

Su questo aspetto ci si potrebbe scrivere un libro a parte, ma molte indicazioni emergono già in maniera chiara e abbastanza esaustiva dalla lettura di “Letteratitudine 3”. Quel che posso dirti qui, in estrema sintesi, è che l’aspetto creativo della produzione letteraria ha un fascino davvero unico. È un universo formato da un insieme di regole che in alcuni casi sono comuni, in altri variano a seconda dei  mondi che lo compongono. Un elemento che emerge con forza dalle pagine di “Letteratitudine 3” è, intanto, che la creazione letteraria non può prescindere dalla lettura. Chi scrive non può non-leggere (questo aspetto è evidenziato soprattutto a beneficio degli aspiranti scrittori). Per scrivere, poi, non basta il talento. L’impegno e l’abnegazione sono alla base. Ciò premesso, ogni opera letteraria è un mondo a sé. E ciascun scrittore – per realizzarla – si costruisce la propria, personalissima, “cassetta degli attrezzi”.

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Come hai proceduto nella realizzazione di questo libro? Quale tipo di selezione hai fatto?

Per prima cosa volevo che emergesse sin da subito il concetto di condivisione (di cui ho già fatto cenno). E la lettura e la scrittura, come spiego nella prefazione del libro, sono i due pilastri della condivisione letteraria. Dunque l’intero libro ruota intorno alla scrittura e alla lettura. Oltre a questa mia lunga prefazione, il libro consta di quattro sezioni. La prima parte è dedicata a una serie di interviste (con approfondimenti, appunto, sulla lettura e sulla scrittura) incentrate sul numero dieci: dieci interviste, strutturate sulla base di dieci domande (in questa sezione ho coinvolto: Ferdinando Camon, Massimo Carlotto, Antonella Cilento, Giancarlo De Cataldo, Maurizio de Giovanni, Nicola Lagioia, Dacia Maraini, Melania G. Mazzucco, Raul Montanari, Clara Sereni). La seconda sezione è dedicata agli Autoracconti (dove gli scrittori sono invitati a raccontare i loro libri concentrandosi soprattutto sull’aspetto “creativo” della loro attività di scrittura). La terza sezione è dedicata alle Lettere (rivolte a scrittori scomparsi e/o personaggi letterari): qui ho chiesto ai partecipanti all’iniziativa di scegliere uno scrittore scomparso che avevano avuto modo di conoscere, oppure un personaggio letterario particolarmente amato, e di scrivergli una lettera immaginando che il “ricevente” (scrittore scomparso o personaggio letterario) avesse davvero la possibilità di leggerla. La parte finale del libro è dedicata a Vincenzo Consolo che ho voluto ricordare con il contributo di tanti amici scrittori e critici letterari. Mi piace pensare a questo libro come a una vera e propria festa dedicata alla lettura e alla scrittura. È il modo con cui ho voluto salutare questi dieci anni di attività letteraria gestita con Letteratitudine.

Una sezione è dedicata agli scrittori che raccontano i loro libri, da Lansdale a Cooper, da Verasani a Lagioia. Cosa rispondi a coloro che sostengono a gran voce – e spesso senza argomentazioni – che “Gli scrittori non devono parlare dei loro libri”? Un bella replica potrebbe già essere questa Parte II del volume, che raccoglie le testimonianze dei diretti interessati, ma io vorrei anche una tua riflessione.

Questa sezione, come accennavo, è dedicata agli Autoracconti. Ne approfitto, intanto, per spiegare cosa bisogna intendere per Autoracconto. Il termine – da me coniato – ha una duplice valenza: da un lato, infatti, può essere considerato come l’acronimo delle due seguenti parole: autore + racconto (e dunque “racconto d’autore”); dall’altro indica un’attività narrativa incentrata sul racconto di una propria narrazione. Come spiego nella prefazione del libro, anche l’Autoracconto è pensato nell’ottica dell’ “incontro”. Le autrici e gli autori ospiti – dietro apposito invito da parte del sottoscritto – incontrano (per l’appunto) il pubblico dei lettori per “raccontare”, attraverso un testo scritto, un proprio libro (come nasce? dove è ambientato? chi sono i personaggi? che tipo di esperienza è stata la scrittura del libro in questione?, ecc.) in maniera il più possibile originale e creativa… e senza vincoli di sorta, in termini di spazio e di contenuti. In altri termini, l’Autoracconto è una vera e propria prova narrativa, una sorta di metanarrazione (la narrazione di una narrazione e di ciò che è a essa legata, con ovvi riferimenti al processo creativo).

Per rispondere alla tua domanda posso dire che – sì, è vero – qualcuno, ancora oggi, sostiene che gli scrittori non dovrebbero parlare dei propri libri poiché, aggiungo io, tutto ciò che l’autore intende dire è già contenuto all’interno del libro. Ogni parola in più sarebbe fuori luogo. O autoreferenziale. Tuttavia – a mio modo di vedere – parlare di “autoreferenzialità” nell’epoca dei social network fa un po’ sorridere. Peraltro non-parlare dei “propri libri” è qualcosa che oggi può essere considerato difficilmente immaginabile, dal momento che l’autore – di fatto – è chiamato a promuovere il proprio libro già dall’editore. Se, oggi, un autore dovesse dichiarare la propria indisponibilità a “parlare” del proprio libro, credo che difficilmente troverebbe un editore disposto a pubblicarlo (eccezion fatta per gli autori “postumi”).

In ogni caso voglio precisare che l’Autoracconto di cui parlo io non ha nulla a che vedere con valutazioni critiche sul proprio lavoro. L’obiettivo è individuare il germe creativo che ha dato origine alla narrazione e seguire il percorso che, da quel punto di origine, ha dato vita alla storia… adoperando un approccio narrativo. Del resto, questo tipo di lavoro sulla parola e sulla narrazione inerenti l’origine creativa di una determinata opera letteraria non può farlo nessun altro al di fuori dell’Autore. Dunque, per quanto mi riguarda, l’Autoracconto è una vera e propria forma letteraria.

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La terza parte, invece, è composta dalle “lettere impossibili” che i mittenti hanno indirizzato ad autori o personaggi per loro particolari. Così scopriamo che Carmen Pellegrino si è rivolta ad Alfonso Gatto, ad esempio. Michele Rossi a Sebastiano Vassalli. Tu a chi scriveresti e cosa le/gli diresti?

Mi piacerebbe scrivere una lettera a Italo Calvino. Gli parlerei delle sue “Lezioni americane”. Mi dilungherei sul tipo di impatto che hanno avuto in me, ma – soprattutto – gli chiederei: Caro Italo, le consideri ancora attuali le tue “Lezioni americane”? E come avresti elaborato la lezione dedicata alla Coerenza (che non facesti in tempo a completare a causa della tua morte prematura)? Inoltre gli chiederei di spiegarci a quale “aspetto” o “argomento” dedicherebbe un‘eventuale nuova lezione.

Posso approfittarne per dirti una cosa, cara Marilù? Questa lettera a Calvino non l’ho scritta… però… posso dire di averlo intervistato, nel 2010, nella mia trasmissione nell’ambito di una specie di “chiacchierata radiofonica impossibile”. Gli amici che ci seguono, qualora avessero il tempo e la voglia di ascoltarla, possono farlo cliccando qui.

Si può dire che tu oggi, in Italia, sia uno dei più conosciuti e stimati “animatori culturali”. E una delle tue mete è quella di promuovere le buone letture. Se tu dovessi spiegare a un adolescente a cosa serve la lettura, cosa gli diresti?

Intanto grazie per le tue belle parole, cara Marilù. A un adolescente direi innanzitutto che la lettura serve a divertirsi un mondo. Care ragazze e cari ragazzi, provate a leggere con l’idea e la convinzione di vivere un’esperienza di divertimento. Non ve ne pentirete. Inoltre è anche un modo per esprimere il proprio talento artistico. Perché, come ho già avuto modo di dire, leggere è un’arte. Sarete registi e attori della storia che state leggendo. Attraverso la lettura c’è la possibilità di visualizzare scene, volti, situazioni, riprodurre – dentro di voi – suoni e odori. E molto altro. C’è la possibilità di viaggiare nel tempo e nello spazio. Di visitare mondi sconosciuti, di conoscere situazioni a noi estranee. Di entrare in un’altra dimensione. Di vivere le vite di mille e più personaggi prestando loro le vostre emozioni e le vostre percezioni sensoriali. Perché rinunciare a tutto questo?

Il tuo ultimo romanzo è “Trinacria park”, edito da e/o nella collana Sabot/age. Ora stai scrivendo?

Sì. Diciamo che in questi ultimi due anni ho dedicato molto tempo alla realizzazione di “Letteratitudine 3”. È stato un progetto molto impegnativo; molto più di quanto io stesso avrei mai potuto immaginare, ma sono felice di esser riuscito a portarlo a termine.

Per il resto, posso dirti che ho un nuovo romanzo che è già ultimato (devo lavorare alla stesura finale, “rivedendolo” in qualche punto).

Adesso sto lavorando alla scrittura di un ulteriore romanzo che ha a che fare con l’Etna, con le eruzioni vulcaniche e con la crisi economica. È un romanzo molto corposo. Ci sto lavorando già da parecchio tempo e spero di riuscire a concluderlo entro il semestre in corso. Incrociamo le dita.

Ci saluti con una citazione da “Letteratitudine: 3”?

Con piacere. Ecco la citazione prescelta… ma ti prego di non chiedermi di cambiarla (sorriso).

«Noi non siamo giudici, nel momento in cui scriviamo un libro. Siamo solo dei portavoce. Messaggeri tra i mondi che ci ostiniamo a forgiare e quello su cui, non sempre saldi, camminiamo».

Marilù Oliva [tratto dal capitolo: Marilù Oliva racconta “Le sultane” (Elliot)].

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Una risposta a Massimo Maugeri ci parla di Letteratitudine 3 (LiberAria)

  1. patrizia debicke ha detto:

    Bentornatp

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