VALERIA MONTALDI

montaldi2ATTIVITA’:

Scrittrice e giornalista.

SEGNI PARTICOLARI:

Statura cm. 1.55; rughe quanto basta; qualche capello grigio (poche ciocche, in verità).

LA TROVATE:

www.valeriamontaldi.it

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Le tue origini e la tua città.

Sono nata a Milano. Le mie origini sono mezzo torinesi (mio padre) e mezzo venete (mia madre): un mix niente male.

Cosa rispondevi, da piccola, quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

Non  me lo ha mai chiesto nessuno, per cui non mi sono mai posta il problema.

E adesso cosa dici?

Dico che, a giudicare da un tema scritto intorno ai dodici anni, di cui non conservo copia cartacea  ma di cui ricordo benissimo l’argomento, la mia strada di possibile scrittrice era già segnata. Non chiedetemi di cosa parlava, è troppo personale: l’unica cosa che vi posso dire è che sensazioni, descrizioni e scrittura rimandavano già alla narratrice che sono diventata.

“La randagia” è da pochi mesi uscito per Piemme. Un sottotitolo al libro.

Una storia a specchio.

Il romanzo procede su due piani temporali: il 1494 e il 2014. Nell’epoca rinascimentale seguiamo le vicende della bellissima Britta, erborista innamoratissima di Giovanni, figlio del castellano. Un amore impossibile, che loro sarebbero pronti a difendere con le unghie, se non fosse che una tragedia incombe su di loro. Come ti sei documentata per la ricostruzione storica?

Come faccio da anni: ricerche bibliografiche e in rete, archivi, studiosi di settore. La documentazione è un lavoro certosino, di pazienza infinita, ma necessario: basta un attimo per sbagliare una data, un nome, una situazione sociale. Un errore, anche minimo, può pregiudicare trama e caratterizzazione dei personaggi.

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Nelle pagine ambientate ai giorni nostri, invece, leggiamo come Barbara Pallavicini, medievista acuta e appassionata del proprio lavoro, si inoltri pian piano nel mistero collegato con l’altra vicenda, quella di Britta. Quando hai costruito questa protagonista, come hai proceduto, che tipo di personaggi volevi?

Nel caso di Barbara, ho pensato a una donna forte, determinata nel portare avanti un progetto di vita e di lavoro. Un personaggio che, pur esprimendo con caparbietà queste caratteristiche, non rinuncia alla propria femminilità, fatta anche di fragilità e desideri inespressi. Una donna come tante di noi, insomma.

 Il tema della stregoneria scorre in sottofondo e indirizza le vicende. Studiando questa parentesi così pervasiva della nostra storia, cos’hai scoperto? C’è qualcosa che proprio non avresti mai immaginato sulla stregoneria?

Nella storia della stregoneria, la realtà supera spesso la peggiore immaginazione:  violenze, fisiche e psicologiche, umiliazioni, reclusione in carcere, privazioni di ogni genere, la morte sul rogo. Queste sono solo alcune delle atrocità a cui andavano incontro le donne accusate e processate per stregoneria.  Il  fenomeno che va sotto il nome di “caccia alle streghe”, durato per circa tre secoli con centinaia di migliaia di vittime, può essere definito una strage: le cause che lo hanno generato sono da ricercare nella volontà di dominio dei potenti di turno, che consideravano “deviante”, e quindi nocivo, chiunque si discostasse anche di poco dalle  regole sociali imposte dall’alto.

Ci parli del tuo rapporto con la Val d’Aosta, dove è ambientato il romanzo: so che è una terra a te molto cara…

Quelli della Valle d’Aosta sono luoghi di grande fascino, naturalistico e antropologico: montagne affilate che spezzano l’orizzonte, fiumi e torrenti impetuosi, laghi che non ti aspetteresti di trovare in alta quota, erba verdissima, alberi maestosi, neve, ghiaccio. Una varietà di panorami che muta di continuo, così come mutano le caratteristiche degli abitanti: provenienti da etnie diverse, la francofona e la germanica, si diversificano per atteggiamento e abitudini, riuscendo spesso a stupire chi non fa parte della loro comunità. E’ proprio il motivo per cui ho voluto ambientare il romanzo da queste parti: credo che le infinite sfaccettature di una storia noir ben si sposino con quelle offerte dalla valle, sia in positivo che in negativo. E poi, sì, ci sono anche ragioni personali che hanno guidato la scelta: dal mio matrimonio, celebrato in una di queste valli, ai primi passi di mia figlia, fatti proprio su uno di questi prati.

Cosa ti piace del mondo della scrittura?

Tutto: la ricerca dell’idea, la documentazione, lo snodarsi della trama, l’attenzione al lessico, la soddisfazione di riuscire a costruire una storia che non ha ancora scritto nessuno, perfino le correzioni del testo, continue e maniacali. E, ovviamente, la gioia di scoprire che il tuo lavoro è ricompensato dalla stima e dalla fiducia che ti riservano i lettori. La scrittura è la mia vita ormai, non potrei mai rinunciarvi.

 Cosa invece trovi un po’ faticoso?

Tutte le risposte date alle prime sei domande precedenti!

L’ultima certezza

Andrò avanti a scrivere finché avrò fiato.

L’ultimo sorriso

Quello che mi elargisce la  mia nipotina di tre mesi.

L’ultimo dubbio

Non è uno, sono tanti, ma non li confesserò certo qui.

A cosa stai lavorando, adesso?

Al nuovo romanzo, dove torneranno alcuni  protagonisti de “La randagia”. Ma è presto per parlarne, sarà un lavoro lungo e piuttosto impegnativo.

Salutaci con una citazione da “La randagia”

“Tutti celiamo delle colpe, nessuno è innocente”.

 

 

 

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Una risposta a VALERIA MONTALDI

  1. patrizia debicke ha detto:

    Bel libro, Valeria Montaldi non si smentisce

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