“L’isola di Alice” di Daniel Sanchez Arevalo (Editrice Nord)

aliceRecensione di Patrizia Debicke

Un minuto dopo la mezzanotte, la vita di Alice Dupont Williams va in frantumi. Un attimo prima era a casa, aveva fatto il bagno e risposto al SMS di Chris, suo marito, che chiamava dalla strada di ritorno da Yale, dove era andato per lavoro. Ma a mezzanotte e un minuto, quando il cellulare vibra con il display che lampeggia annunciando il suo nome, invece di riconoscere la sua voce ne sente una, gentile ma sconosciuta, che le annuncia che Chris è rimasto gravemente ferito in un incidente d’auto e che lo stanno portando in ambulanza all’ospedale di New Bedford. Una corsa disperata con la macchina per arrivare fin là, mentre suo marito è ancora sotto i ferri, ma poi niente da fare…

Da un momento all’altro Alice, incinta di sette mesi, si ritrova sola con Olivia, una bambina di sei anni e un’altra in arrivo. A poco a poco, però, una pericolosa domanda attanaglia la sua mente fra il dolore e la confusione: la macchina di Chris non era nei pressi di Yale, bensì da tutt’altra parte, nel Massachussets, a trentacinque chilometri da New Bedford, sulla strada che porta all’imbarcadero per Robin Island, un’isoletta vicino a Nantucket collegata alla terraferma da un piccolo traghetto.

Perché Chris le ha mentito? Cos’altro della sua vita le ha tenuto nascosto? Possibile che il loro matrimonio fosse basato solo sulla menzogna?

Alice era sicura di avere una vita perfetta: una bella casa, un marito che l’amava. Ma ormai dubita di tutto ed è distrutta moralmente. In un crescendo di malesseri e angosce, che coinvolgono emotivamente anche sua figlia Alice, cerca delle risposte e crede di poterle trovare solo trasferendosi su Robin Island. Una folle decisione presa d’impulso senza accettare freni. Certo il posto è meraviglioso, la natura straordinaria, le case deliziose e i residenti sembrano simpatici.

arvalo

Alice continua a sperare di trovare qualche legame del marito con l’isola, ma Chris a Robin Island era praticamente sconosciuto… Sì, ha lasciato qualche traccia. Ma poi? Perché ? E allora Alice comincia a indagare insaziabile e la sua ossessione in un certo senso pagherà perché ogni abitante comincia a rivelare i suoi segreti: cattivi, buoni e inimmaginabili e imprevedibili segreti che la condurranno finalmente a una sola rassicurante ma sconcertante verità.

L’isola di Alice è stato finalista al prestigioso premio spagnolo Planeta 2015, diventando un bestseller. Forse storia simbolo di un mondo astratto nascosto in un’isola felice, invoca la suspense a ogni pagina ma, a mio vedere la trama chiede forse un po’ troppo all’immaginazione. Nulla è davvero come sembra. I personaggi sono ben delineati, ma in realtà molte delle loro azioni sembrano costruite ad arte e scritte e studiate solo per sbalordire il lettore, senza riuscire a convincere completamente. L’intreccio è spesso sofisticato da una serie di indizi e flash back abbastanza fuorvianti.

Il modo compulsivo con il quale la protagonista tenta di sopire i suoi dubbi e affrontare una realtà che le fa paura è abbastanza stravagante e poco scontato. In certi momenti Alice infatti appare quasi in stato di trance, come se fosse teleguidata dallo stato di choc traumatico subito al momento dell’incidente e in seguito dalla non superata e normale depressione post partum dopo la nascita di Ruby la secondogenita.

Certo l’autore sfrutta bene certi giochi quasi di prestigio della protagonista che nel suo impetuoso tormento di conoscenza s’improvvisa feroce hacker per spiare i suoi vicini con la sua minicentrale degna di una spy story.

Una costruzione fantasiosa ai limiti del fantascientifico ma che per concezione e modo di narrare mi richiama certi spazi e tempi rarefatti dei primi libri di Clara Sanchez.

Daniel Sánchez Arévalo (nella foto sopra) è nato a Madrid nel 1970. Ha iniziato a lavorare nel cinema alla fine degli anni ’90, prima come sceneggiatore, per poi esordire alla regia nel 2006. A suo dire, però, «il suo film più bello» è L’isola di Alice, suo primo romanzo e finalista del premio Planeta 2015.

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