LOIS LA STREGA

LOIS_layLa foschia bianca che ogni sera calava sulle finestre in strane forme, tutte simili a fantasmi, il cadere distante di alberi secolari nella foresta misteriosa che cingeva la città, gli indistinti lamenti e grida di qualche indiano, gli ululati e i versi di belve selvagge affamate: queste erano le cose che rendevano l’inverno a Salem bizzarro e orribile agli occhi della ragazza inglese.

Un libro sul male e sulla gestione dello stesso, quando è condizionata da mentalità atavica e pregiudizi. Siamo alla fine del Seicento, ma potremmo ritrovare alcuni meccanismi ripetuti anche ai giorni nostri, seppur travestiti. Lois, la protagonista, dopo aver perso i genitori, è costretta a sbarcare a Salem dall’Inghilterra, nella chiusa comunità in cui vivono gli zii mai visti prima. Zii che non la accolgono proprio a braccia aperte. In un contesto che si colora di tinte cupe e che si adatta benissimo alle atmosfere superstiziose portate avanti dagli abitanti, la fanciulla dovrà fare i conti con molte delle persone che la circondano, in un crescendo suggestivo e gotico, dove guida spirituale è la Bibbia, i racconti perpetrati a voce sussurrano di luoghi infestati e antiche tentazioni, mentre la natura si dispiega quasi maligna.  

Man mano che la narrazione prosegue e il lettore sta accanto a Lois, prova rabbia, solidarietà e ammirazione per l’energia e la risolutezza che dimostra di ogni prova, anche ingiusta, chiamata a superare.

Una storia sincera ed emblematica di un’America puritana spesso, nel cinema, stravolta da alterazioni forzate. Ecco: qui il clima di caccia alle streghe è ricostruito con precisione, insieme alla finzione tributata al romanzo.

Elizabeth Gaskell, scrittrice britannica ottocentesca, amica di Charlotte Brontë, pubblicò diversi romanzi e racconti (di particolare successo godettero le sue storie gotiche).

Recensione di Marilù Oliva

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