La prima moglie e altre cianfrusaglie di Arto Paasilinna (Iperborea)

prima-moglieRecensione di Claudio Guerra

Una quindicina di anni fa ero fra i quattro gatti che erano venuti all’incontro con Arto Paasilinna ad una Festa dell’Unità a Bologna. Risultò, parlando con i pochi convenuti, che pareva che fossi il solo che avesse letto tutti i libri suoi pubblicati in Italia fino a quel momento e ciò sembrò qualificarmi come “esperto” dello scrittore e, per estensione, di letteratura e cultura finlandese. Non lo ero allora e non lo sono, a maggior ragione, adesso. Mi era solo piaciuta enormemente quella cifra narrativa iperbolica che, per quanto ne sapessi, solo Iperborea, forse sentendosi vincolata dal nome, aveva pensato di portare nel nostro paese.

Adesso che romanzi “alla Paasilinna” li stanno pubblicando tutti , da Mondadori alla Newton, anche quelli originali mi entusiasmano meno. Tant’è che, pur non avendo mai mancato un’uscita, sono rimasto indietro nella lettura di qualcuno dei suoi romanzi tradotti. Anche la cronologia dei romanzi che vengono offerti non aiuta. Infatti per leggere questo romanzo ho saltato a piè pari cinque anni iperborei e mi sono ritrovato per puro caso di fronte a un libro che si colloca nella bibliografia solo due anni dopo quello che avevo letto precedentemente. Avrei potuto quindi serenamente valutare gli sviluppi dell’autore…se non fosse che quello che avrebbe pubblicato solo l’anno successivo l’avevo già letto otto anni fa.

A questo punto sto parlando de “Il migliore amico dell’orso”. L’avevo letto e mi era piaciuto molto perché avevo trovato fresca ed originale quella specie di odissea strampalata con un’improbabile compagno di viaggio. Solo che quell’idea l’ho poi ritrovata qui, adattata ad oggetti inanimati come una ghigliottina o un enorme torchio vinario, e in altri romanzi “alla maniera di”. Non voglio intrappolarmi in un loop tipo quello per stabilire se sia nato prima l’uovo o la gallina, ma da buon lettore quantistico rimango con l’imprinting che l’evento si sia verificato come e quando io l’ho osservato. Dal momento poi che, come si sa, l’ovetto bevuto fresco è il migliore, il non riuscire più a sapere quale sia l’uovo veramente fresco mi indispone un po’.

Non che io voglia rimproverare proprio a Paasilinna il ripetersi, o il ripetere lui qualcosa già visto in altri autori o, addirittura, andare a rimproverare ad altri autori l’aver copiato un eventuale archetipo finlandese. Avevo trovato delizioso ne “I veleni della dolce Linnea” lo sviluppare, a colori, alcuni elementi di “Arsenico e vecchi merletti” e nulla ho contro i ricorrenti personaggi, principali o secondari, dediti a un etilismo devastante e beota. In fondo sono fegati loro.

Se volessi rimproverare qualcosa all’autore, volendo cioè essere ingiusto nei suoi confronti, gli rinfaccerei di non essere Wodehouse. Cioè le sue storie gonfiate di situazione grottesche ed esilaranti non rimangono sempre sopra le righe. Ogni tanto, durante il procedere della vicenda e, come anche in questo caso, nel finale c’è qualche pagina di amara realtà del doposbronza.

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Una risposta a La prima moglie e altre cianfrusaglie di Arto Paasilinna (Iperborea)

  1. patrizia debicke ha detto:

    Concordo

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