Recensioni al massimo: Persistenti tracce di antichi dolori

persistenti_tracce_di_antichi_doloriTitolo: Persistenti tracce di antichi dolori

Autore: Monica Bartolini

Editore: I Buoni Cugini

Euro: 17,50

Anno: 2016

Tre storie raccontano i destini di tre popoli, lontani fra loro nel tempo ma uniti da una drammatica fine. A partire dai Sanniti, sconfitti e sottomessi dai Romani nella battaglia di Aquilonia del 293 a. C. Vittima di un tradimento, Eusto il Sannita diventa uno dei gladiatori più feroci e acclamati, riuscendo a prendersi anche la sua personale vendetta. Nel secondo racconto protagonisti sono i Gaelici, in un periodo che va dal 792 all’811 d.C. In un alternarsi di avvenimenti che hanno come sfondo principale l’Abbazia di Iona, nelle Isole Ebridi, assistiamo all’elezione di ben quattro Re, l’ultimo dei quali, Domhnall mac Caustantin, governerà fino all’835. Il terzo racconto, quello più corposo, narra della spedizione spagnola del 1562 ordinata da Re Filippo II contro i Maya. Il tutto visto attraverso gli occhi del giovane catalano Antoni Puig, arruolatosi nonostante l’opposizione della propria famiglia. La spedizione si conclude in modo disastroso per le truppe spagnole, sconfitte nella battaglia di Xcalacoop. Frate Diego de Landa ordina quindi un Autodafé in cui tutti i simboli dei Maya vengono distrutti e molti di loro trucidati. I tre racconti hanno in comune una particolarità, ovvero alcuni oggetti testimoni della scomparsa dei rispettivi popoli. Nello specifico, una moneta (l’aes grave) per i Sanniti, il Reliquiario di Monymusk per i Gaelici e il Codice di Dresda per i Maya. Sfruttando le proprie competenze storiche l’autrice mette momentaneamente da parte il suo percorso da giallista, anche se sottili trame gialle emergono dalle pagine, portando a rapine, omicidi e veri e propri massacri in nome dei tre preziosi oggetti.

Il punto massimo:

Quanto aveva vissuto in quell’avventura era già sufficiente a colmare di ricordi due vite future. Ne aveva avuto abbastanza. Naufrago sulla via di casa, attaccato a un legno in potere delle onde oceaniche, Antoni guardava sfiancato la sacca saldamente legata al ventre . Conteneva l’unica pergamena che era riuscito a salvare dal rogo e pensò, con amarezza, che tutto quanto aveva vissuto non gli era valso a nulla. Tornava povero e con un’unica cosa: quelle stramaledette foglie di fico! Non sapeva il perché, ma al momento del naufragio si era legato quella sacca al ventre per difenderla forse anche a costo della sua stessa vita. Nel dondolio ritmico delle onde cercava di capire il significato di quel gesto in un momento così disperato. Forse poteva esserci nascosto davvero un segreto linguaggio salvifico? E in che modo avrebbe cercato di scoprirlo?

Copertina di Niccolò Pizzorno

Recensione di Massimo Ricciuti

 

 

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