“Occhio per occhio” di Massimo Galluppi (Marsilio)

occhioRecensione di Claudio Guerra

Ho affrontato senza iniziale entusiasmo questa che è la seconda storia con protagonista quello che sembrava essere l’ennesimo commissario con la passione del cibo. Almeno stando allo strillo della quarta di copertina firmato da un quotidiano, importante seppur non proprio “nazionale”.

Da una parte entrare in medias res, con la mano dell’autore che rischia di essere un po’ pesante quando tratteggia situazioni e personaggi proprio in funzione di come si erano già affacciati nel volume precedente, dall’altra proprio il concetto di una ennesima serie in un genere sempre più inflazionato e dove anche alcuni fra i migliori, pur di andare avanti, cominciano a proporre storie inconcludenti.

Invece dopo le prime pagine ho dovuto ricredermi. Il ritmo è inizialmente lento, come già viene scandito nel Prologo, ambientato in un caffè di Madrid, e così resterà per buona parte del libro, ma a suo modo incalzante e funzionale ad almeno due dei livelli sui quali la storia si sviluppa.

Innanzi tutto il protagonista, Raul Marcobi, capo della Omicidi di Napoli, che viene delineato in maniera corposa da un intreccio di relazioni e conoscenze, argomentandole con ricordi e fatti contingenti. Costruendogli così attorno una convincente routine in cui gli incontri con i collaboratori sono altrettanto proficui di quelli con conoscenti attorno al tavolo di un ristorante o nel salotto “bene” di una famiglia amica.

La vicenda gialla è ambientata “ai piani alti”, con la vittima famoso giornalista e le indagini che vertono fra diplomatici, professori e circoli esclusivi. Però nella routine alla quale ho accennato sopra trova l’occasione di apparire anche la Napoli criminale più conosciuta, nella forma di eventi e pratiche da sbrigare che avrebbero un maggior risalto se il “caso” principale non stesse sempre più concretizzandosi in un “fatto personale”.

L’altro livello è la Storia che soggiace dietro la storia, dove, ancor più che nel mistero che l’autore ha inventato per immergerci il suo personaggio, “forse le cose non sono quelle che sembrano”. Infatti dietro l’omicidio contemporaneo, il romanzo è ambientato nell’autunno del 2013, viene ben presto stabilito il collegamento con alcuni fatti avvenuti una ventina di anni prima, durante le guerre conseguenti al dissolvimento della ex Jugoslavia. Mostrando cioè come, documentazione alla mano, lo scambiarsi di ruolo fra vittime e carnefici in quella terra martoriata sia un’usanza consolidata da generazioni. Sfiorando appena, dolorosamente, l’esodo dalmata e soffermandosi proprio su quelli rimasti a fronteggiarsi: serbi e croati. Mettendo poi nella narrazione, a fare da contraltare al serbo tutto sommato onesto ma negazionista del massacro di Srebrenica, quello che invece racconta a Marcobi quello che per lui aveva realmente mosso la Nato a intervenire contro la sua parte.

Si procede quindi con buon passo, attraversando la selva di nomi quasi impronunciabili, con un coinvolgimento sempre più forte, man mano che storia e personaggi si fanno sempre più convincenti, grazie anche ad un adeguato uso dei dialoghi, fino al guizzo improvviso della parte finale. Quando tutto quello che doveva essere detto è stato detto e le cose possono solo accadere.

 

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