RubriCate: Le lunghe notti di Domenico Trischitta vacanze natale

trischitta1di Caterina Falconi

 

Sono racconti di scabra e fulminea bellezza, quelli che Domenico Trischitta stende come tarocchi nella raccolta “Le lunghe notti”, edita da Avagliano. Come i tarocchi sono suggestivi e lapidari e alludono al destino, alla casualità, alla morte di personaggi intagliati con maschile sapienza. A dire il vero, si accenna anche all’amore, quello di protagonisti, i falliti ottimisti, che sovente si percepiscono un passo oltre l’occasione mancata, e inaspettatamente inciampano in una donna conturbante. All’amore mai sbocciato per mancanza di tempo, come quello tra il pescatore e la studentessa a cui i genitori non permettono di uscire di casa mentre l’innamorato è sulla terraferma. All’amore piluccato durante la fugace permanenza dell’una nella vita dell’altro, come nel racconto sul portiere di notte avido lettore, che ha una brevissima relazione con una turista sulla falsariga dei libri. Amori parziali, destini interdetti, casualità che deviano il corso di vite basiche, disincantate, eppure pervase di una sensualità intensa, diretta, tattile e olfattiva.

Il tempo è bipartito in giornate e notti. E in questa ineluttabile scansione narrata pare che la luce sia essenzialmente un preludio alle tenebre. Quelle tenebre abitate da tipologie caratteristiche, periferie esistenziali vivide, scavate da appetiti voraci rapidamente placati ed esposte a ogni rovescio. Prostitute, papponi, poliziotti, taxisti, travestiti, artisti, che interpretano ogni notte un copione sdrucito e ossessivo, disperato e scentrante, in cui si insinuano scorci sorprendentemente prosaici, come il chiosco del venditore di panini che rifocilla i clienti delle prostitute dopo il coito.

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Sono l’oscurità iniettata del chiarore distorcente delle insegne, nei lembi di città bazzicati da un’umanità multietnica feroce e bellissima, e la nera cotenna del mare luccicante di luna, gli sfondi contro cui convergono e si sciolgono i destini di personaggi già protagonisti nei racconti delle giornate. Le storie di questa incantevole raccolta infatti si parlano tra loro. Si sfiorano, si danno appuntamento. Ruzzolano talvolta verso bruschi e terribili finali, tragicamente rappresentati dalla morte del gatto tranciato in due da una moto.

Il tempo pare scorrere accanto alle vite, troppo veloce o quasi immobile, scollato dalle monomanie pervasive e dai rimpianti.

Un intenso e coinvolgente monologo si dipana dalla prima all’ultima pagina. Come se Domenico Trischitta scivolasse nelle proprie creature e ne indossasse la pelle. Si travestisse appunto, da pescatore, camionista, infermiere, puttana e provasse a sondare i loro pensieri. A esprimerli con quella sua potente scrittura sincopata.

Pochi sono infatti i dialoghi.

Mentre lo schema narrativo in quasi tutti i racconti consiste nel saltabeccare dalla prima alla terza persona. Dal presente al passato. Quel passato che dell’epilogo è l’inesorabile premessa.

Una lingua nitida, appassionata e scarna.

E un libro onirico e indimenticabile, che subito si installa e pulsa nel cuore dei lettori.

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Una risposta a RubriCate: Le lunghe notti di Domenico Trischitta vacanze natale

  1. patrizia debicke ha detto:

    Interessante, molto

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