RubriCate: “Il mestiere più antico del mondo?” (Elliot Edizioni)

copertina-destraRecensione di Caterina Falconi

AA.VV.

A cura di Marilù Oliva

Nella lucida ed esaustiva prefazione al libro, Camilla Ghedini, dopo un breve excursus storico e culturale, mette a fuoco le realtà che la parola prostituzione riassume riduttivamente.

Intanto, appunto, la prostituzione ha rivestito, nel corso dei secoli, diverse valenze nella mentalità, nell’arte, nella letteratura e più recentemente nel cinema. A essa si accennava in tempi remoti, anche se, come rimarca Marilù Oliva nell’introduzione, l’opinione diffusa che sia il mestiere più antico del mondo è errata e da sfatare (da qui la provocazione del titolo, con il punto interrogativo).

La polisemia del lemma prostituzione in qualche modo si riverbera anche nei verbi che a esso sono abitualmente correlati, come esercitare, che nel caso specifico assume un’accezione attiva che attiene alla scelta e una passiva correlata alla coercizione, allo sfruttamento, all’abuso.

È una realtà trasversale, che riguarda ogni classe sociale, etnia, età, sesso.

Variegate sono le tipologie che la praticano e/o patiscono, dalle escort di lusso alle prostitute extracomunitarie gettate sui marciapiedi.

Colpisce ahimè le bambine e i bambini messi in vendita dai propri familiari.

È condizionata dai mutamenti antropologici in corso: è multietnica, virtuale, bazzicata all’estero nelle tristi modalità del turismo sessuale, spesso minorile.

Ma soprattutto è un’attività redditizia.

È il lucro a fare da comune denominatore in questo complicato, multiforme mondo che vede intrecciati sentimenti, corporeità, inconsapevolezza, inganno. È, in altre parole, come sottolinea Camilla Ghedini, essenzialmente un’industria che, delegittimata da un contesto moralista e ipocrita, finisce per soggiacere alla criminalità, e quindi al racket e alla tratta.

telefono-rosa_logoOtto scrittori decidono di scriverne in un’antologia ideata da Marilù Oliva, che non è nuova alla curatela di libri in difesa delle vittime e del femminile (doveroso ricordare: “Nessuna più. Quaranta scrittori contro il femminicidio”, a cura di Marilù Oliva; Elliot Edizioni, 2013). La conoscenza, sostiene infatti la curatrice, è l’unica via praticabile in un paese dove la regolamentazione della prostituzione è fortemente osteggiata da interessi, retaggi e mentalità.

Ma l’occhio che guarda il male è più prezioso di quello che si chiude, affermò Giuseppe Pontiggia. Ed è una massima che ben sintetizza la funzione etica dello scrittore, il quale, lungi dall’essere moralista, compassionevole o peggio fazioso, dovrebbe scoperchiare, raccontando, quelle situazioni e storie rimosse, ignorate, frettolosamente condannate.

Compassione ed empatia sono approcci differenti. La prima implica un compiaciuto distacco, la seconda onesta immedesimazione.

Ed è sul filo dell’empatia e del coraggio narrativo emancipato da inutili pudori che gli otto autori di questa scuotente, dura e tuttavia bellissima antologia dipanano con una prosa settoria e nitida situazioni molto diverse tra loro, ma rappresentative del polimorfo mondo della prostituzione. Ciascuno con la sua lingua e la propria sensibilità, con il proprio caratteristico sguardo.

Apre la raccolta una grande Dacia Maraini, con il racconto “Anna”, la storia di una ragazza troppo docile e remissiva, venduta dal proprio padre a un bordello e oppressa da una sorta di ancestrale quanto immotivato senso di colpa.

Seguono i due smaglianti racconti di Marilù Oliva, “La vera storia di Susy, bocca golosa” e “La collina a forma di culo”. Nel primo, la transessuale protagonista rivive il calvario di umiliazioni ed emarginazione che l’hanno portata a diventare una prostituta d’alto bordo, e tutta la vicenda si configura come un atto d’accusa verso una società omofoba e sottilmente violenta che istilla comportamenti distruttivi e autodistruttivi in vittime e carnefici. Nel secondo è indagata la propensione degli psicopatici a usare come terreno di caccia il mondo delle prostitute, notoriamente esposte e vulnerabili.

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Romano De Marco, con la sua prosa sapiente, disincantata e potente, tratteggia due diversi spaccati. Nel primo racconto i punti di vista di una escort e del suo cliente divergono completamente, e tutto l’incontro diviene una sorta di grande equivoco. Nel secondo, con irresistibile ironia, è raccontata una seduta in un negozio di massaggiatrici cinesi e sono evidenziati i frequenti legami del mondo della prostituzione con quello della droga.
Camilla Ghedini osserva quanto sia difficile aiutare concretamente una vittima del racket, e
successivamente individua, nello scarto generazionale e nella disfunzionalità della comunicazione tra adulti e ragazzi, la radice della dispercezione della prostituzione intesa e intrapresa come condotta “normale”.

Questa intuizione è ripresa nell’incantevole racconto di Sara Bilotti che, narrando di una bambina venduta, sottolinea quanto per la vittima sia “normale” l’abuso perpetrato all’interno delle mura domestiche. Presenti, nelle storie della scrittrice napoletana, anche temi della cura, del soccorso e della presa in carico al femminile.

Ilaria Palomba, con la sua prosa ipnotica, seducente e mineraria, scrive dell’immolazione amorosa di dipendenti affettive verso manipolatori che le sfruttano inducendole alla prostituzione.

Alessandro Berselli, con rara sensibilità, affronta il tema della prostituzione virtuale.

Maurizio De Giovanni racconta della rabbia di un mantenuto sfogata su chi è meno tutelato di lui.

Chiudono l’antologia un’intervista a una prostituta nigeriana. E una descrizione del Telefono Rosa, a cui saranno devoluti i proventi della vendita del libro.

Scritture audaci, spregiudicate, efficaci, mimetiche, espanse a tutti i registri linguistici. Capaci di rendere l’ineffabilità dell’amore, che pure pulsa in certe pagine, e l’efferatezza della macellazione.

Un libro che era senz’altro necessario scrivere, per non restare a guardare o, peggio, voltarsi dall’altra parte.

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4 risposte a RubriCate: “Il mestiere più antico del mondo?” (Elliot Edizioni)

  1. patrizia debicke ha detto:

    ottimo!

  2. Mariapaola ha detto:

    Ci voleva, un libro così! Proprio per conoscere e non restare a guadare o nell’indifferenza

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