Ciao, sono il Romanzo

Ciao, sono il Romanzo e mi sono rotto di starmene sempre con le mani in quel posto per fugare la sfiga che ogni tre per due mi tirate addosso. A quei simpaticoni che mettono in giro la voce che io sarei defunto, vorrei dire solo che sono vivo e sto benissimo. Tié!

 "Libricidio" di Marilù Oliva

“Libricidio” di Marilù Oliva (2008)

 Se mi trovate leggermente differente rispetto a quello che ero il secolo scorso o il secolo precedente ancora e via dicendo, prendete in considerazione che una delle leggi inderogabili del nostro universo è che le cose cambiano. Mutano. Si evolvono. Si trasformano. Risorgono dai propri tempi. Nemmeno io – pur con tutta la mia dignità e le mie buone intenzioni – posso sottrarmi a questa regola. E chiaramente il mio aspetto di oggi è ben differente da quello antico, da quello medievale o ottocentesco, novecentesco e via di seguito. Del resto l’aveva già teorizzato Theodor Adorno: mia peculiarità è l’essere sempre in formazione.

Lo so che c’è tanta porcheria, in giro: mica sono scemo. Lo so che avide stamperie sanguisughe ed editori apparentemente seri hanno perso la bussola e pubblicano miriadi di carta straccia che spacciano per romanzi. Lo so che siamo sovraffollati da pletore di sedicenti scrittori che non leggono, non hanno niente da dire e non hanno mai versato sangue. Lo so e anch’io sto da cani: ma appunto che già ho i miei casini, perché dovete infierire?

Potete chiamarmi come vi pare: produzione letteraria, componimento narrativo, opera, fiction (fiction e basta, please), etc etc (anche se il nome preciso è Romanzo), col cavolo che mi ammazzate, ho una schiera di cavalieri e amazzoni coraggiosi che mi difendono. I romanzieri veri. Ne ho tantissimi, ma vi elenco i primi che mi vengono in mente, quelli più famosi: Emmanuel Carrère, Valerio Evangelisti, Joyce Carol Oates, Maurizio de Giovanni, Herta Müller, Dacia Maraini, Milan Kundera, Santiago Gamboa, Eric-Emmanuel Shmitt e tanti altri che non ho voglia di nominare, altrimenti vi ruberei troppo tempo (tra parentesi, inserisco tra i miei prodi anche Roberto Bolaño, visto che è morto nel 2003 e la sua decostruzione del romanzo è emblematica rispetto al recente mutamento di cui parlavo sopra). Ce ne sono di piccolissimi, così piccoli che se li avete mai sentiti nominare ve li siete dimenticati. Uomini e donne schivi, spesso non supportati, che mi ossequiano con devozione.

Basta diffondere in giro notizie false e tendenziose.

Io vivo.

Vi guardo, vi annuso, vi analizzo. Respiro attraverso i vostri polmoni, mi intrufolo sotto le vostre palpebre, busso ai vostri sogni – meno rispondete e più m’impunto -, vi piego in quattro i desideri, vi ammazzo e vi resuscito, vi regalo acque sacre, vi scovo sorelle nascoste, vi accompagno dove sorgono le comete oppure anche solo dietro casa. Vi deludo, vi ammacco, vi costringo a tornare indietro, vi annebbio, vi sparo, vi pugnalo, vi affogo, vi sputo, vi denudo e vi rivesto di stracci. Oppure con i saldi dell’ultima boutique. Vi conquisto col mio tormento, vi lacero col dubbio e voi continuate a sfogliarmi. Vi accompagno nei battesimi del fuoco, talvolta vi marchio con la sovversione e vi insegno anche che la sconfitta, quel giorno, è diventata amica preziosa.

Ma, soprattutto, vi abituo alla morte, vostro eterno dilemma.

La morte, che tanto spesso confondete con il male.

La morte vostra, non la mia.

Quindi, vi prego, lasciatemi percorrere la mia strada senza queste sciocche illazioni.

Quelli che si occupano seriamente di me non se lo meritano, già vengono abbastanza vilipesi dalla loro dannazione, dalle leggi di mercato e da un sistema che relega la letteratura in uno dei gradini più bassi.

Giratela come volete, appellatevi alle mie mutazioni, ma NON invocate la mia tumulazione. Non sparatemi addosso. Non pugnalatemi. Mi fa una certa impressione, poi sono anche un po’ superstizioso – sapete com’è: secoli e secoli di cultura, folklore, fantasia mi hanno portato a credere che un ultramondo magico possa esistere – e non posso stare tutto il tempo con le mani sul pacco.

Grazie.

 

(Marilù Oliva)

 

 

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