Per troppa luce di Livio Romano

livio-romanoRecensione di Patrizia Debicke

Eccitazione, divertissement esaltato e linguaggio erotico grottesco sono gli elementi principe della nuova stravagante commedia o fatica letteraria di Livio Romano, una specie di funambolica e vorticosa storia all’italiana intitolata Per troppa luce (Fernandel, 2016 pag, 274 Euro). Una storia che prova ad affrontare ogni aspetto della comune vita civile talvolta esibendo una sfilata di tragiche maschere umane. Allora commedia, o forse tragedia? Un tentativo riuscito, oppure no (al lettore l’ardua sentenza), di illuminare tanti degli ossessivi contorcimenti e lati bui della attuale società?

L’autore gioca, si rotola, si immerge e si bea del suo particolare stile di scrittura che inanella periodi lunghi e articolati delle sua personale prosa tutta da studiare.

Qualcosina della trama: un professore universitario, il maldestro proprietario di una tv locale e un ricco medico assumono a caro prezzo l’architetto portoghese Francis Arrangiau perché progetti nel Salento un colossale parco tematico finanziato per intero da fondi pubblici italiani e europei. Per farlo, però, bisogna demolire la masseria in cui vivono centinaia di immigrati e procurarsi una sequela di documenti falsi. Un pasticcio ben cucinato che può rendere molto e trasformare un paradiso naturale in una sfolgorante attrazione turistica di pessimo gusto.

Antonio e Simona, i due protagonisti della commedia, sono dei diversi, due puri? Antonio è un ispettore del lavoro a stipendio statale e Simona un avvocato civilista. E sembrano i testimoni, forzati e non consenzienti, dell’attuale generale follia generazionale. Proprio loro tuttavia, che dispongono di un particolare quid di anormale normalità, si incontrano, si studiano, si frequentano, si innamorano o forse no e poi si lasciano. Però poi tutti e due si ritroveranno coinvolti e impegnati nella battaglia contro il comitato d’affari e riusciranno magari inconsapevolmente ad aggiustare in qualche modo le cose…

Attorno a loro vortica un sarabanda, una variopinta folla di personaggi: una principessa araba con le sue guardie del corpo, un ricercatore costretto a improvvisarsi gigolò per sopravvivere, l’ex consigliera dei Ceaușescu, un pm che ci sa fare, uno psicologo rapace, una schiera di presuntuosi autori letterari sconosciuti, e una folla di trentenni plurilaureati (i bamboccioni all’italiana) disposti ad accettare purchessia e malpagati lavori nella comunicazione, pur di non dover emigrare.

Sullo sfondo di una provincia italiana libertina, in cui l’impegno civile potrebbe essere un modo per dare un senso alla propria esistenza lasciando qualche traccia di sé. Per troppa luce prova a descrivere il Caos di questo scorcio di secolo, pur vivo e vitale nonostante i suoi smisurati difetti, e le tante zone d’ombra della società e dei suoi protagonisti. E narra delle due anime italiane che da sempre si contrappongono e per sempre lo faranno: da una parte i cialtroni, i populisti, i cultori degli slogan, e i quasi salvatori della patria dall’altra, meno esibizionisti, gli equilibrati, i colti, i riflessivi che magari sono i più, ma da troppo tempo l’aspetto mediatico legato all’Italia riesce a dimostrare che i primi la vincono e fanno man bassa.

E l’eterno e contrastato dilemma che divide l’Italia tra Nord e Sud e non fa che continuare a mettere in luce i tanti stupidi errori e difetti che la strangolano. Insomma tutto il mondo in Italia è paese? Purtroppo parrebbe proprio di sì.

Livio Romano è nato nel 1968 a Nardò, in provincia di Lecce, dove vive. Insegna italiano agli stranieri. Ha esordito con tre racconti in Sporco al sole a cura di Michele Trecca, Gaetano Cappelli ed Enzo Verrengia (Besa Booksbrother, 1998) e con un racconto in Disertori (Einaudi), a cui sono seguiti i romanzi Mistandivò (Einaudi, 2001), Porto di mare (Sironi, 2002) e Niente da ridere (Marsilio, 2007), il saggio Da dove vengono le storie (Lindau, 2000) e il lungo reportage dalla Bosnia Dove non suonano più i fucili (Big sur, 2005). Con Fernandel ha pubblicato: Il mare perché corre, Diario elementare e Per troppa luce.

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