True love waits di Elisa Della Scala

L’amore vero aspetta e tu lo sai bene, mamma. La ragazza che eri quando sono nato io è diventata una donna di quasi sessant’anni, di mio padre è rimasto solamente un ricordo, io sono nato maschio ma al posto del pene ho finalmente una vagina; e in questi giorni mi sembra di riaffacciarmi di nuovo alla vita, proprio come feci in quel lontano tredici dicembre di quarant’anni fa.

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(foto di Elisa Della Scala)

La vita. Ho sempre pensato che la vita sia un viaggio da percorrere senza indicazioni, cartelli o mappe stradali; proprio come fanno tutte quelle persone che hanno il coraggio di cambiare rotta all’improvviso o che si concedono il lusso di una guida spericolata e la fortuna di sbandare, e di uscire di strada. Io credo d’essere una di loro. Avrei potuto rimanere per sempre Oliver, invece ho deciso di trasformarmi in Rebecca; e ti ringrazio per non essere andata via, per non avermi rinnegato nonostante sia così diversa da quel bambino che tu concepisti una notte di quarant’anni fa, quando scoprivi per la prima volta il sesso. Avevi solo quattordici anni, mio padre sedici. Sono vergine anch’io adesso, come lo eri tu. E anche se non so nulla di come accadde, indovino per certo le emozioni che provasti quella sera d’estate ancora troppo fredda quando il suo calore ti arrivò dentro all’improvviso. Immagino quello che sentisti quando lui iniziò a toccarti, quella paura e voglia che ti accendevano ma che non conoscevi mentre lui ti baciava al lato del collo, e poi sul braccio, e sul seno, e sul fianco; e poi averlo addosso, e stringere tra le gambe una sensazione nuova, strana e bellissima, in scariche elettriche fino alla punta dei piedi.

Non ho ancora fatto l’amore ma so cosa sia il piacere, e mi sorprende scoprire come per una donna sia così diverso. Prima sentivo tutto nei muscoli dell’addome, e l’eccitazione che mi tendeva le spalle mentre il seme usciva insieme all’orgasmo. Adesso, invece, si accende dalla vagina ed è un’esplosione di desiderio che invade tutto il corpo. Da uomo non ho mai provato niente di simile, così intensamente fisico e allo stesso tempo mentale. Ed è curioso come abbia fatto tanto sesso durante tutta la mia vita adulta, eppure ora mi trovi di nuovo a scoprire il mio corpo. Non so più come sia fare l’amore, e per il momento l’unica risposa che ho non conosce parole; è in un piacere più lungo e più dolce, è sulla punta delle mia dita, in quello che sento mentre mi sfioro aspettando il giorno in cui a farlo saranno le mani di Lilian, la donna che sposerò domani. E l’attesa di lei fa crescere l’eccitazione, anche se allo stesso tempo spaventa.

Mamma, ti chiedo scusa per questi discorsi e per questa mia voglia di parlare di certe cose. Tu non mi hai mai giudicato, ma immagino come possa essere stato disorientante per te il mio cambio di sesso; senza contare il fatto che invece di scegliere un uomo mi sono perdutamente innamorata di un’altra donna, al punto che ho deciso di legarmi a lei per la vita; e anche se sono sicura dei miei sentimenti, ora davanti al sesso mi sento come un’adolescente che non sa nulla, che non capisce quello che prova. E magari queste non sono cose che si dicono di solito tra madre e figlia; o forse sì, ma sicuramente non così. Se avessi potuto farlo in un’altra età, immagino avrei avuto più pudore nel parlarti e ti avrei imbarazzato di meno; ma purtroppo tu non eri lì con me quando avevo tredici anni, ero ancora Oliver e scoprivo il mio corpo. Non mi sento d’incolpare i tuoi genitori per questo. Anche se ci hanno separati, io da ragazzo tutti questi dubbi non li avevo e non posso provare rancore per la vicinanza d’animo che ci hanno negato, perché non credo sarebbe stata così intensa come lo è ora che sono una donna confusa e ti sto aprendo il mio cuore. E tu, invece, li hai mai detestati? Hai odiato i miei nonni per aver pensato che a quattordici anni non potevi crescermi da sola? Ti hanno fatto partorire, e poi mi hanno dato in adozione a una coppia che non poteva avere figli. A quella mamma e papà che io ho amato per tutta la mia vita come se mi avessero generato loro; anche quando ho compiuto trent’anni e tu sei spuntata fuori, a modo tuo, dicendomi di essere la mia vera madre. Ero ancora un uomo quando mi scrivesti quella cartolina di auguri per il mio compleanno, ricordi? Fu la prima volta che mi venisti a cercare, che provasti ad avvicinarti a me. Peccato che l’abbia persa. Mi dispiace, so che i dieci anni che sono passati da quel giorno non sono una giustificazione; ma posso assicurarti che il ricordo è rimasto intatto, come se ce l’avessi ancora qui tra le mie mani. Ricordo perfettamente tutto quello che avevi scritto e le tue parole gentili per Amalia, la mia fidanzata di allora.

“Ieri ti ho visto al centro commerciale con quella ragazza. Festeggiavi il tuo compleanno. È stato bello guardarti sorridere, sono contenta che lei ti faccia felice.” E poi aggiungesti il tuo numero di telefono, e ti firmasti “mamma”.

Sapevo di essere stato adottato, ma non avevo mai saputo niente di te. Non sapevo che mi avevi seguito a distanza in tutti i miei anni, che mi eri sempre stata accanto, anche se dietro le quinte della mia vita. E so che mi mandasti quel biglietto a trent’anni pensando che fossi abbastanza grande per capire. Eri sicura che fossi un uomo fatto e finito, che avessi trovato me stesso così che magari ero finalmente pronto a trovare anche te. Mi dispiace se invece hai dovuto attendere altri dieci anni.

La sera in cui ricevetti il tuo biglietto feci l’amore con Amalia per l’ultima volta. Qualche giorno più tardi la lasciai; e forse i miei dubbi e la mia ricerca iniziarono proprio da lì. Con lei non ero felice come credevi tu, eravamo solo degli ottimi amici che facevano un sesso incredibile. Amalia aveva le gambe lunghe, e i fianchi stretti. Era piccola, e ogni volta che le entravo dentro mi sembrava di sentire il suo sangue pompare veloce dal cuore in tutte le piccole contrazioni del suo piacere. Lo sentirà anche la mia futura moglie in me questo piacere, lo sentirà proprio così? Con Lilian ci siamo amate ogni singolo giorno da quando ci siamo incontrate; con lei ho imparato quanto entrare nella testa e nel cuore di qualcun altro, parlare, stare vicini in silenzio, sfiorarsi, sia ancora più forte del sesso; ma domani sarà la nostra prima notte di nozze, e io dovrò andare fino in fondo a questo mio essere donna.

Tu non hai mai avuto altri figli, mamma, e non ti sei mai sposata. Però mi hai detto che passare la tua vita con me a distanza non ti ha mai fatto sentire il peso della solitudine nell’attesa d’incontrarmi. Per questo mi hai insegnato che il vero amore aspetta. E adesso ti chiedo di insegnarmi il sesso, perché Lilian mi sta ancora aspettando. Domani la sposerò, e non abbiamo ancora fatto l’amore insieme. Lo so, sembra un matrimonio all’antica. Eppure ho fame di lei ogni giorno, nel mio letto, sul mio seno, addosso ai miei fianchi. Ma sono vergine e voglio aspettare; anche se tante volte mentre dorme le sono venuta addosso, in segreto. Non glie l’ho mai detto ma a volte la notte mi sfioro la vagina mentre le sfioro la schiena, e sento quel calore scendere elettrico lungo le gambe. Non conosco ancora bene questo mio corpo nuovo, eppure conosco bene cosa sia un orgasmo quando ti scoppia in testa. L’amore, a differenza del sesso, è fatto di questo. E se ho deciso di sposarla e di passare il resto della mia vita con lei, è perché sin dal nostro primo bacio Lilian è stata per me una macchina del tempo: così come mi porta avanti nell’attesa e nell’immaginazione di quello che sarà andare a letto insieme, il giorno in cui ci siamo conosciute mi ha riportato indietro a quando non sapevo ancora niente del piacere e di certe mie emozioni.

Eravamo alla fermata dell’autobus, in mezzo alla gente, e mi ha chiesto se poteva darmi un bacio. Non la conoscevo neanche. Era la prima sera che uscivamo insieme, e per due ore e mezza non avevamo fatto altro che parlare. Eppure le ho detto di sì, senza pensare; e quando l’ho baciata, tutto mi ha ricordato il mio primo bacio. Proprio quello che diedi quando ancora ero Oliver, e avevo solo tredici anni. Le sue mani, il loro tocco leggero ed emozionato, mi hanno fatto sentire preziosa come allora. Ero improvvisamente così fragile, ma allo stesso tempo forte di quell’emozione che sentivo in ogni battito del cuore mentre rimbombava senza che io sapessi più dove fosse, se nel suo petto oppure nel mio. E nonostante la voglia insoddisfatta che è rimasta tra noi sin da quel primo giorno, Lilian sa aspettare i tempi dell’amore.

Proprio come te, mamma. Da quando muovevo i primi passi al parco, fino a quando avevo quarant’anni e ci siamo incontrate in quell’anonimo caffè di Londra durante la mia pausa pranzo. La tua lunghissima attesa. Che delusione hai avuto quando, dopo aver scritto il tuo numero in quel biglietto d’auguri, il tempo è passato: mesi, anni, e il tuo telefono non ha mai squillato? E come ti sei sentita quando hai perso le mie tracce, perché ho cambiato lavoro e nome dopo l’operazione che mi ha trasformato in una donna? Sono sempre un avvocato, ma adesso esercito in uno studio legale diverso e mi chiamo Rebecca Miles.

Ho deciso di prendere il nome della mia madre adottiva da nubile il giorno dopo che è morta, quando mi sono trovato solo al mondo e mi sono finalmente spogliato di quei panni di uomo che avevo ricevuto da te. Mamma e papà se ne sono andati in un incidente stradale in un pigro giovedì pomeriggio. Era un giorno qualunque e io avevo trentacinque anni; ma, come dice Bukowski, la vita non sa nulla degli anni ed è incredibile come mi sia sentito perso, piccolo e fragile anche se ero un adulto. In un momento, le certezze che stringevo tra le mani furono spazzate via da uno squillo di telefono: i miei genitori se n’erano andati per sempre, i punti cardinali della mia esistenza all’improvviso non avrebbero avuto più alcuna collocazione nel mio presente. Ricordo che scappai via dal lavoro per andare a casa loro. Non c’era nessuno, non ci sarebbe stato mai più nessuno; e quando sai che è così, il vuoto diventa fisico, reale, concreto: lo vedi, lo senti, ti si stringe addosso.

Quella notte la passai di nuovo con Amalia, erano cinque anni dall’ultima volta che avevamo fatto l’amore, da quando ci eravamo lasciati. Nel frattempo lei si era sposata, e aveva avuto due figli. In questo assurdo grande viaggio che è la vita non sappiamo quante persone incontreremo, e sopratuttto quante ne perderemo lungo la strada. Ma l’amicizia è la più misterioa e affascinante cosmogonia dei sentimenti e, nonostante lo spazio e il tempo, alcune persone sono destinate ad essere stelle polari nel nostro cielo. Amalia ed io siamo sempre rimasti legati, e fu l’unica persona che chiamai per starmi accanto quel giorno. E l’unica donna con cui avrei potuto fare sesso per l’ultima volta da uomo.

Le sono entrato dentro all’improvviso, l’ho presa da dietro senza dire una parola. Eravamo ancora in piedi, in camera dei miei. L’ho sbattuta sull’armadio aperto, con i vestiti di mia madre che ci cadevano addosso. Poi l’ho portata sul letto. Camminavo tenendola in braccio, spingendo dentro di lei mentre stringevo le sue natiche tra le mani per allargarla più che potevo. Volevo entrare fino in fondo, fin quando l’ho sdraiata sul letto e invece le ho chiuso le cosce per sentirla com’era una volta, quando ancora non aveva avuto figli; come cinque anni prima quando era così stretta che sentivo il suo cuore correre nelle vene e nel suo respiro, dentro ogni singola contrazione di piacere. Le sono venuto addosso, e poi mi sono addormentato stringendola da dietro senza sapere che al mio risveglio tutto sarebbe stato diverso.

Il giorno dopo, quando lei è andata via, ho indossato i vestiti di mia madre. Mi sono seduto alla toeletta e mi sono truccato. E poi ho rubato una parrucca castana, e ho messo anche la sua biancheria intima, e un reggicalze; non sapevo nascondesse dentro il cassetto tutte queste cose per eccitare mio padre. Mi sono guardata allo specchio, a lungo. Ero Rebecca Miles, e finalmente mi sentivo a casa.

Quel giorno ho composto il tuo numero di telefono per la prima volta, mamma. Proprio il numero che cinque anni prima mi avevi scritto nel biglietto di auguri. Ma non ti ho parlato. Non so se ti ricordi la telefonata muta, sicuramente non avrai pensato che potessi essere proprio io. Sarà andata perduta, come uno sbaglio qualsiasi. Invece no, non era uno sbaglio; ed io ero già Rebecca, e non più Oliver, anche se ho dovuto attendere cinque anni per diventare una donna vera, la donna che sono adesso. Con un seno piccolo, lo so, ma non ho fatto nessun impianto: è tutto mio, sono solo gli ormoni che ho preso. E sì, ha ragione Lilian, dovrei dimagrire un pochino, almeno per il matrimonio; ma se lo faccio ho paura di perdere sia i fianchi, che questa seconda scarsa che mi sono guadagnata a fatica. Perché gli ormoni sono stati faticosi da prendere, insieme a tutta la rotondità femminile che ho adesso. Non voglio essere una donna spigolosa, io di spigoloso ho solo la mia parte di Oliver. E tu lo sai, tu mi conosci bene. Sia come Oliver che come Rebecca, ormai. E se ti scrivo queste cose, sai benissimo che sto parlando più a me stessa che a te, perché non voglio dimenticare niente di com’è stato rinascere.

Non mi hai mai detto cosa pensasti quando ci incontrammo in quel caffè, quando aspettavi un serio civilista biondo e invece arrivò una frivola brunetta. Non ti avevo preparato, non ti avevo anticipato nulla prima, avevo persino evitato di chiamarti. Ti avevo mandato un vile messaggio, così che tu non sentissi la mia voce femminile. Eppure, per te conoscere Rebecca invece di Oliver è stata la cosa più naturale del mondo. Non sei rimasta delusa neanche un po’ quando hai scoperto che ero diventata il contrario di quello che avevi fatto tu: da uomo a donna, perché è così che ho scelto di vivere la mia vita.

E c’è una cosa che non ti ho mai detto, e che ti scrivo qui. Se i miei genitori adottivi mi hanno fatto sentire amato, devo dire che tu mi ricordato cos’è davvero l’amore. L’amore è un riconoscersi tra anime. Tu ed io non ci eravamo mai viste prima, mia madre avrebbe potuto essere chiunque in quel caffè. Eppure, io ti ho riconosciuta subito; e allo stesso modo, tu non hai avuto bisogno della scatola del mio corpo per vedere ciò che sono. E non mi stancherò mai di ripeterti anche questo: tu mi hai insegnato che l’amore vero aspetta, come dice la canzone dei Radiohead. Tu hai avuto la pazienza di capirmi, e di accettare che fossi nel corpo giusto prima di avvicinarmi a te. Da donna a donna. E domani sposerò Lilian; che, come te, ha saputo aspettarmi.

 

elisaElisa Della Scala ha pubblicato nel 2003 la raccolta di racconti e poesie “Destino Cane” per la casa editrice Il Calamaio.  Negli anni successivi ha lavorato tra Roma e Milano per alcune produzioni televisive come redattrice/collaboratore testi.
Nel 2009 ha co-fondato la indie label Menostorie.com per la produzione di audio-books.
Tra il 2014 e il 2015 ha pubblicato alcuni racconti con la casa editrice Ensemble edizioni nelle loro antologie e sulla rivista Patria Letteratura, oltre a pubblicare il romanzo “La Regina dei Cupcakes” con Createspace.
Oltre all’attività di scrittrice ha partecipato a due festival di street art con le sue poesie, in collaborazione con gli artisti Fabio Petani (Upfest, Bristol 2015) e Marco Ugoni (UrbanArt, Ostia – Roma 2016).
In Italia ha studiato scrittura cinematografica presso la Scuola di Cinema e nuovi media a Milano, oltre ad alcuni corsi di scrittura creativa.
A Londra – dove si è trasferita cinque anni fa – ha frequentato alcuni corsi brevi presso la UAL e la Raindance, oltre al corso in “Novel writing” della London School of Journalism.
Attualmente sta lavorando al suo secondo romanzo.
Qui la sua pagina Facebook.

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2 risposte a True love waits di Elisa Della Scala

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    grazie

  2. Pingback: So, this happened… Tarot Style

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