GIULIA CAMINITO

giuliaATTIVITA’: junior editor per la casa editrice Elliot Edizioni

SEGNI PARTICOLARI: fossetta sul mento, pallore e abiti in maggioranza neri

LA TROVATEQui

Le tue origini e la tua città.

Roma anche se ho passato infanzia e adolescenza in provincia, ad Anguillara Sabazia sul lago di Bracciano.

Cosa rispondevi, da piccola, quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

La scrittrice come mia madre.

E adesso cosa dici?

La scrittrice come mia madre.

È da poco uscito per Giunti “La Grande A”. Un sottotitolo al libro.

Una madre e una figlia nell’Africa postcoloniale.

 «Puzza, caldo e polvere salata» è questo che si trova in Africa prima che piacesse a tutti. Ma per Giadina l’Africa era stata fin da sempre la grande A, di cui amava l’odore di limone e catrame, le vongole grandi come pugni, le tendine rancide di sabbia e altre cose che tu descrivi con la grazia quasi di una sinestesia. Ma tra ciò che accogliamo e ciò che desideriamo intercorre uno scarto: qual è lo scarto di Giada?

Lo scarto di Giada è quello, penso, tra l’infanzia e l’adolescenza, tra il sogno durante la guerra di poter raggiungere la madre Adele in una terra esotica e ricca e l’incontro con una realtà complessa nella cittadina sul mare di Assab: un bar nel deserto, aria salata, duro lavoro, una madre che va a caccia e odia il cinematografo, schiaffeggia preti e non vuole farle indossare il reggipetto, la controlla e la governa come fa col resto del mondo.

Il desiderio di Giada di andare in Africa è una proiezione del bisogno di altrove o la necessità ancestrale di ricongiungersi con radici che, per forza di cosa, si sono allontanate?

Entrambe le cose, la volontà di ricreare una famiglia che non è mai davvero esistita visto che la madre ha abbandonato lei e i fratelli in vari posti quando erano molto piccoli per andare in Africa, ma anche il bisogno di proiettarsi verso altro, verso una vita di immagini e di desideri, che lei rincorrerà sempre. Solo alcune fasi della vita di Giada si potranno definire “miti”, ma passerà la maggior parte del tempo a fuggire dal vento gelido e dal caldo torrido.

E ora ti chiedo di parlarci del personaggio di Giacomo, che diverrà marito di Giada: aria da attore e sorriso sempre pronto, pose da divo. Solo una volta maritati, Giada si accorge di non conoscerlo. Quest’unione diviene quasi una terra nemica, in cui imperversa una guerra fredda. Com’è nato questo personaggio?

La storia è una storia vera e Giacomo era mio nonno, ed è stato una delle persone più importanti e più care nella mia vita. Io l’ho conosciuto come un uomo premuroso e molto presente, che ha forgiato la persona che sono col suo umorismo, la sua espressività, il suo essere sincero e generoso. Ma ogni persona vive molte vite e non solo una, e lui da giovane è stato un po’ scapestrato, qui ne racconto le malefatte, lo guardo attraverso gli occhi del personaggio di Giada, sua moglie, spero prima o poi di poter scrivere del Giacomo adulto, che è stato un secondo padre per me.

caminitoA pagina 238 racconti della caduta del Negus: «Erano tutti contro tutti. Era la bagarre tra le strade di polvere». Come hai coniugato alla grande storia alla finzione?

Ho avuto la fortuna di lavorare sui materiali forniti da una persona in carne e ossa: mia nonna, che nel libro è Giada. Ho lavorato un anno con lei facendole un’intervista al mese in ordine cronologico e poi ho studiato quegli eventi storici che erano stati importanti per lei, che avevano fatto incursione nella sua vita. Prima di iniziare a scrivere sapevo già come e dove volevo chiudere la storia quindi mi sono focalizzata sugli eventi politici e sociali di quell’arco temporale per cercare di fonderli con la narrazione di una vicenda personale e intima. Il primo tentativo di colpo di stato al Negus, che fallì al suo rientro, fu un campanello d’allarme per molti italiani che decisero di rientrare in patria lasciando l’Africa, come fece mia nonna con mio padre.

Lavori anche come editor. Una gioia e un dolore di questo mondo.

La gioia è vedere realizzati libri che hai scelto e che hai seguito, il dolore è che spesso i libri migliori, quelli a te più cari e che secondo te valgono di più, magari non vengono apprezzati dal pubblico per svariati motivi. È un mondo che va di corsa e si perde molte cose senza accorgersene…

Cosa ti piace, invece, del mondo della scrittura?

La lingua italiana, cercare di conoscerla di più, forzarla, girarla e rigirarla, inventarla, immaginarla e prendersene cura, nel proprio piccolo.

Cosa invece non mandi giù?

La parte più difficile per me è leggere e rileggere le cose che scrivo fino allo stremo, ma è una parte necessaria.

L’ultima volta che ti sei arrabbiata

Qualche giorno fa con l’adolescente indemoniata che abita sopra di me nel palazzo e mette la stessa canzone a ripetizione fino alle tre di notte in una specie di trip-pop psichedelico. Sono salita sul mio tavolo e ho preso a scopettate il soffitto, poi lei ha smesso.

 L’ultima volta che hai tentato inutilmente

Avevo mandato una mia fotografia per una rivista, ma non l’hanno accettata. È una fotografia che ritrae un bambino che salta da uno scoglio in Abruzzo.

L’ultima volta che hai tentato con successo

Ho tentato di organizzare per il pranzo di Halloween qualcosa di sciocco comprando solo cibi arancioni e fiori arancioni e devo dire che ho avuto successo nella improbabile impresa: le polpette di zucca erano buone e ho salvato dei garofani un po’ appassiti.

L’ultima certezza

Linori, il bar di Testaccio, è sempre aperto, non ti sbagli mai.

L’ultimo sorriso

A una mia cara amica sotto casa mentre ci dicevamo “buona domenica” anche se oggi è martedì.

L’ultimo dubbio

Su che libri comprare a una bancarella, ma poi si è avvicinato un amico e me ne ha suggeriti due molto preziosi.

Progetti?

Vorrei scrivere racconti.

Salutaci con una citazione rubata ai ricordi di Giada.

“Erano a un passo dal mare: assurdo, pensò Giada, questo mare e questo deserto insieme.

Eppure stavano lì.”

 

 

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Una risposta a GIULIA CAMINITO

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    grazie

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