Io sono il Nordest

nordestRecensione di Patrizia Debicke

Io sono il Nordest, voci di scrittrici per raccontare il territorio

a cura di Francesca Visentin

Apogeo Editore (2016, 15 euro)

Io sono il Nordest: l’antologia di 18 autrici venete che è diventato un vero e proprio successo editoriale. Infatti a due mesi dalla pubblicazione, costruita a tavolino e poi scritta per sostenere il Centro Antiviolenza del Veneto, era già arrivata alla seconda ristampa. Librerie, televisioni e enti locali l’hanno accolta con calore ospitando giorno dopo giorno, vari eventi con le autrici, tra le quali spiccavano nomi ben noti nell’editoria come Antonia Arslan, Isabella Bossi Fedrigotti e Irene Cao.

Il successo sarà stato dovuto senz’altro in parte alla buona, anzi ottima causa.

Il femminicidio dilaga, ha un fortissimo impatto mediatico e quindi non è un tema su cui si può tacere, anzi bisogna battere e battersi ogni giorno. Non è certo un fenomeno nuovo. Non dimentichiamo che per secoli la donna in occidente, in tanti paesi orientali e altrove, è tuttora e continuamente vittima impotente della folle prevaricazione maschile. (L’Istat fa notare che in Italia nel 2014, 152 donne sono state uccise, e di queste ben 117 tra le mura domestiche anche se, per fortuna i rapporti mondiali danno il fenomeno in calo negli ultimi anni).

Ma questa raccolta non tratta solo di femminicidio. Anzi si rivolge ai lettori affrontando, più in generale, una serie di temi profondi, attuali e quotidiani sviscerati dalle diverse scrittrici. E quindi si parla di amore, di lavoro, di famiglia, di relazioni personali e non, della prepotenza del potere e di prevaricazione. Un multiforme e complesso universo femminile spesso non abbastanza valorizzato, però ugualmente capace di imprese eccezionali, forti e coraggiose.

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L’antologia, raccoglie i racconti di Antonia Arslan, Isabella Bossi Fedrigotti, Irene Cao, Mary B. Tolusso, Gabriella Imperatori, Barbara Codogno, Federica Sgaggio, Michaela K. Bellisario, Francesca Diano, Elena Girardin, Anna Laura Folena, Annalisa Bruni, Antonella Sbuelz, Micaela Scapin, Maria Pia Morelli, Serenella Antoniazzi, Irene Vella, Francesca Visentin.

Voglio citare lo scritto di Antonia Arslan che, con delicatezza, attraverso la memoria dei pochi superstiti, descrive la sofferenza delle donne armene che riuscirono a prezzo della vita a mettere in salvo i propri figli bambini. E poi il coraggio e il sapersi costituire in entità femminile ante litteram delle zigherane, che è il tema di Isabella Bossi Fedrigotti. Le zigherane, le operaie della manifattura tabacchi di Sacco a Trento, che per anni si autotassarono per far costruire un ponte che le portava al lavoro, per evitare le insidie stagionali del guado e che, nel 1923, ottennero di avere il primo asilo nido aziendale in Italia. E garbatamente Francesca Diano ci narra della facciata di un matrimonio borghese senza figli degli anni 50 con una “servetta” che alla fine arriva a sposare il “paron”, il bel farmacista alcolizzato, rimasto vedovo.

Altre scrivono di faticosa e ripetitiva quotidianità, dell’impossibilità per tante donne di riuscire a ricavarsi una spazio perché c’è la famiglia, il marito e i figli assorbono tutto. Persino l’anima?

E il lavoro. Poco? Tanto? Troppo? Che (ap)paga, realizza, ma può anche uccidere. Oggi un argomento scottante e terribilmente attuale. Se ne fa portavoce Serenella Antoniazzi con il suo racconto “La Crisi”: un attestato in prima persona di quanto sia difficile fare impresa nel nostro Paese. La protagonista che, dichiarata fallita, ha dovuto chiudere, descrive secondo per secondo “le battaglie per salvare l’azienda, la guerra all’ultimo sangue prima di arrendersi, la volontà di non darla vinta ad un sistema ingiusto e sordo”.

Questo racconto è tratto da una drammatica storia vera: proprio quella di Serenella Antoniazzi, arrivata vicino al suicidio, per salvare almeno la famiglia e che lei ha già descritto nel libro “Io non voglio fallire”. Grazie a lei e alla sua sofferta testimonianza, nel 2015 la commissione bilancio del Senato ha approvato un fondo per il credito alle aziende vittime di mancati pagamenti: per il 2016-2018 la dotazione è di 10 milioni di euro all’anno. La più grande sostenitrice del progetto è stata una donna: Valeria Fedeli, vice presidente del Senato.

Tante diverse voci di autrici che scrivono per spiegare alla gente e gridare più forte le loro ragioni.

Testimonianze di un universo al femminile articolato, complesso e multiforme, come dicevo all’inizio, da non trascurare.

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3 risposte a Io sono il Nordest

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    grazie faccio girare

  2. Francesca ha detto:

    Grazie della menzione!

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