Reporter Seriale: TEXAS RISING. Tutto a posto ma niente in ordine

texas1di Romano De Marco

Sono venuto a conoscenza dell’esistenza di questa serie grazie a una segnalazione dell’amico e maestro Stefano Di Marino (anche noto come il Prof) esperto dell’universo western e sempre attento alla produzione di genere proveniente dagli USA. Giudicandolo dalle premesse ne sono rimasto subito affascinato, in particolare per il ricchissimo cast: quando mai si erano visti tutti insieme attori del carisma di Bill Paxton, Jeffrey Dean Morgan, Ray Liotta, Jeff Fahey, Olivier Martinez, Thomas Jane e Brendan Frazer? Mai, almeno in una serie! E poi la trama che si presenta subito interessante e ricca di spunti e suggestioni. È la storia della conquista dell’indipendenza del Texas, a partire dalla disfatta di Alamo in poi, raccontata attraverso le gesta di molti personaggi realmente esistiti. Da citare anche il regista (unico per tutta la serie, contrariamente a quanto capita di solito con i prodotti USA) quel pluripremiato Roland Joffé di “Urla dal silenzio” “Mission” e tanti altri film di qualità. Insomma, tutti i presupposti per far sperare in un piccolo capolavoro c’erano… e invece… delusione!

Intendiamoci, non è che ritenga la serie un completo disastro… Le 5 puntate da due ore l’una (nella versione Italiana trasformate in dieci episodi) si lasciano guardare con piacere. Ma sono tanti, troppi i difetti che saltano all’occhio di uno spettatore esigente. Si nota una certa apprezzabile cura nel ricostruire in maniera fedele la reale situazione degli eserciti, soprattutto di quello del Texas che era poco più di un branco di qualche centinaio di straccioni. Lo stesso dicasi del corpo dei Rangers, qui rappresentati in una maniera lontana anni luce da quella a cui ci hanno abituato i film degli anni 50 dove sono tutti puliti, ligi al dovere e agghindati con la stessa divisa. È stata impiegata molta cura anche nella rappresentazione della violenza efferata nelle battaglie che, in larga parte, si svolgevano all’arma bianca (non esistevano le armi semi automatiche all’epoca, e dopo ogni colpo, fucili e pistole andavano ricaricati). Fatto sta che, nonostante l’impegno profuso nella rappresentazione di questi aspetti, la serie non decolla. Poco approfonditi seppur interessanti i personaggi, con i quali non si fa in tempo a familiarizzare e a instaurare un rapporto di empatia. Frequenti ed inspiegabili i salti e le carenze nella narrazione.

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Alcuni comprimari, che tutto lasciava supporre dovessero accompagnare la storia fino alla fine e avere un ruolo significativo nella serie, scompaiono all’improvviso (morti ammazzati) lasciando lo spettatore a chiedersi quale fosse il loro senso all’interno della vicenda. E poi ancora salti improvvisi nella cronologia e alcune scenografie scellerate e a dir poco imbarazzanti, che fanno pensare a una inattesa riduzione del budget che abbia costretto la produzione ad arrangiarsi alla meno peggio. Eventi che sembrano sparsi a caso nell’economia del tutto, interazioni irrisolte fra personaggi, irritanti semplificazioni nella trama, soprattutto verso il finale.

Spicca, fra tutte, l’ottima caratterizzazione di Brendan Fraser, ranger e indiano (un po’ come il Tiger Jack di Willeriana memoria). L’attore, finalmente, si distacca dal registro delle sue solite interpretazioni e qui da un’ottima e credibile prova d’attore. Non pervenuto, invece, Thomas Jane il cui nome spicca fra i primi nei titoli di testa ma che, nell’arco dei seicento minuti complessivi, comparirà sullo schermo al massimo per venti, in un ruolo assolutamente ininfluente nell’ambito di due sole puntate su dieci.

Il finale anticipa esplicitamente una seconda stagione dal sottotitolo “Le guerre Comanche”, ma nella realtà pare che il progetto sia sfumato a causa di una insufficiente risposta dei telespettatori. Secondo me ci sono stati problemi e cambi in corso d’opera durante la produzione, altrimenti non si spiegherebbe l’approssimazione di certi passaggi in una serie che si presentava con tutte le carte in regola per essere rigorosa e soddisfacente. Peccato, davvero una occasione persa, tanti bravi attori e tanto rumore… per nulla (o quasi).

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Una risposta a Reporter Seriale: TEXAS RISING. Tutto a posto ma niente in ordine

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    grazie

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