QUESTO LIBRO NON ESISTE di Marilù Oliva

Foto di Paola Rambaldi

Foto di Paola Rambaldi

Recensione di Caterina Falconi

Elliot edizioni

Il firmamento, come un sofisticato ingranaggio di un orologio cosmico, fa da sfondo, anzi da volta, alle peripezie di uno sprovveduto e trasognato autore mutilo del proprio manoscritto, amabile icona di tutti gli scrittori.

Un firmamento che stordisce, nella sua cocente bellezza, e per un attimo induce chi lo contempla all’accettazione di essere solo di passaggio. Un attimo appena, il tempo di rendersi conto che il fulgore degli astri ammirati è in realtà uno spettacolo in differita di milioni di anni.

Quelle stelle sono infatti estinte, e il cosmo pare disarticolato in innumerevoli declinazioni temporali. Rivoli, che rallentano o accelerano e ristagnano sulla terra in un’approssimativa regolarità.

Sono questi i nuclei tematici attorno ai quali orbitano i pensieri del protagonista, ossessionato dal ricordo di un nonno maltrattante, perduto e rimpianto.

Un nonno livoroso e bieco, forse un po’ folle, che per tutta la vita ha inseguito il sogno di scavarsi un cunicolo per arretrare nella storia e interferire in essa animato da una volontà di dominio e di rivalsa. Da quell’avito e quasi sacrilego progetto, il nipote Mathias si distacca. Per questo giovane scrittore sbadato, infatti, gli anni trascorsi costituiscono la distanza insormontabile che impedisce di rimediare agli errori commessi, di riallacciare gli affetti schivati, la battuta d’arresto, la cesura definitiva.

E di fraintendimenti, di distrazioni fatali e occasioni mancate il libro è pieno. Tanto che a volte si ha l’impressione che le sue pagine traboccanti di bellezza, mistero e incanto fiabesco siano attraversate da una sottile poetica del fallimento e dell’approssimazione.

Marilù Oliva sceglie di raccontare ancora una volta, in quest’ultima, superlativa storia, l’offensiva del tempo e il contrattacco a esso dei suoi strepitosi e talora epici personaggi. E forse non è un caso che Mathias sia figlio di Mafalda, una delle “Sultane” protagoniste dell’omonimo romanzo dell’autrice bolognese, le tre irriducibili anziane che si rifiutano di soggiacere all’età.

Ma in “Questo libro non esiste” le vicende ruotano più esplicitamente attorno al concetto del TEMPO e sono, in un certo senso, esemplificazioni del suo scorrere.

Sin dalle prime pagine il nonno di Mathias azzarda una definizione, dando probabilmente voce alle supposizioni dell’autrice: questo tempo, che pure corrode le vite e azzanna le possibilità, è in fondo intangibile. Sussiste solo nel momento in cui se ne fa esperienza, quando si è consapevoli dei suoi effetti. È una categoria, la temporale, intrinseca alle metamorfosi dell’essere. Affine alla parola e a essa correlata, giacché le parole esistono a partire dal momento in cui sono pronunciate, o scritte, e si inerpicano sugli eventi tentando di individuarne il senso. Dunque, il tempo e le disfatte, poiché come si è detto questo è anche un romanzo sui fallimenti esistenziali e gli amori non corrisposti, sono sopportabili solo se compresi e magari raccontati in un libro.

E di un libro e di scrittori il romanzo infatti parla.

nebulosa

Ma veniamo alla trama.

Mathias, giovane e avvenente aspirante scrittore, ha edificato il proprio presente su una vacillante bugia. Vive a Roma, ma la madre, avara anche negli affetti, deprivante e oppressiva, crede che sia in America.

Una menzogna che fonda lo stare, approssimativo e accomodato, di Mathias nei luoghi e nell’amore. Lo scrittore è in effetti legato in modo parassitario alla bellissima Luce, che lo ama non ricambiata. Ma al contempo non si fa alcuno scrupolo di andare a letto anche con altre.

Frequenta un bar chiamato Miguel de Cervantes, ritrovo di autori sottopubblicati o velleitari, ma bazzicato pure da scrittori affermati, editori, e groupies della celebrità del momento.

Ha un romanzo nel portatile, non salvato su chiavetta, che ha spedito in cartaceo a un pugno di case editrici e a due autori.

È indolente, cede alle lusinghe del femminile ed è autoassolutorio come molti maschi. E in questo senso non spicca certo per nobiltà e forza di carattere.

Ma ciò che fa di lui una persona speciale è lo sguardo, incantato e interrogativo, costantemente puntato al firmamento. Una passione per l’astrofisica coltivata nel solco di quella del nonno e intesa, essenzialmente, come volontà di scrutare nei celesti ingranaggi del tempo.

Conscio della bellezza del cosmo (che Marilù Oliva descrive con una immagini incantevoli) Mathias non può esimersi dal paragonare ogni persona che incontra a una stella o a un pianeta.

Smarrisce il portatile e con esso l’unico file del suo unico romanzo. Un romanzo che, da quel momento, come il tempo intangibile, pare smettere d’esistere.

Iniziano così le peripezie del protagonista alla recherche du roman perdu, che tanto evoca una recherche du temps perdu di proustiana memoria.

Quasi a ribadire la sovrapposizione e l’identificazione della narrazione con il tempo.

Per recuperare almeno una delle sette copie cartacee del proprio libro Mathias busserà alla porta di sette (numero magico) destinatari, di cui uno sarà assassinato.

Al mistero del manoscritto introvabile si intreccia perciò, a questo punto, quello di una bieca uccisione di cui molti potrebbero essere colpevoli, e la fiaba si tinge di noir nel modo di cui solo Marilù Oliva è capace (si pensi all’omicidio dell’angelo nello strepitoso romanzo “Lo zoo”).

Se finora le storie dell’autrice bolognese sono state caratterizzate da un’audacia narrativa ineguagliabile perché costruite attorno alle figure scomode di anziane, precari, creature mostruose, sconfitti…, raccontate con una prosa vellutata, una lingua perfetta e una toccante sensibilità, in questo ultimo libro la narrazione assume i toni sommessi delle profondità. La voce narrante diventa maschile, evento insolito nella produzione oliviana, ed è così credibile da dimostrare quanto l’autrice riesca ad immedesimarsi, svincolata da pregiudizi, anche nella psicologia degli uomini, finora schivata o sottaciuta, a vantaggio di quella del femminile guerriero o vittimizzato, già sviscerata con chirurgica sapienza.

Un libro pacificato dunque, sui generi. E un romanzo equilibrato, che si addentra nelle tematiche esistenziali restituite dalla letteratura.

Se le parole sono infatti la manifestazione del pensiero, e il pensiero si incarica di scandagliare la vita, la letteratura diventa l’ambito in cui gli scrittori (pur con i loro sconquassi, i narcisismi, le fragilità e le frustrazioni) osano nelle loro opere la ricostruzione di un senso a partire dai brandelli captati, come nei puzzle.

Un libro dedicato a tutti noi che bene o male scriviamo, e ambientato in quel grande e bizzarro acquario che è il mondo editoriale.

E un romanzo che va a collocarsi tra i più belli della produzione narrativa contemporanea per la qualità della prosa, l’ingranaggio narrativo formidabile, il giusto mix di toni grotteschi, accorati, poetici e la creazione di personaggi indimenticabili.

Un romanzo della pienezza e un assoluto capolavoro, insomma, con cui Marilù Oliva dimostra, ancora una volta e in modo definitivo, di essere una grande scrittrice.

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Una risposta a QUESTO LIBRO NON ESISTE di Marilù Oliva

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Super

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