La terapia del dolore di Marco Proietti Mancini

manciniaLa terapia del dolore

di Marco Proietti Mancini

Historica Edizioni

2016, pp. 252, euro 16,00

Recensione: Patrizia Debicke

Dal cinque settembre è approdata in libreria il quinto romanzo dello scrittore romano che, con il suo titolo parlante: La terapia del dolore, affronta con solida sicurezza un tema difficile e molto delicato.

Può la sofferenza trasformarsi in una cura in grado di neutralizzare l’indifferenza e trasformare o meglio far quasi rinascere una persona? Regalare in pratica una seconda vita che riparte dal ricuperare i ricordi e gli affetti veri dell’infanzia, dalla consapevolezza di aver compiuto certe scelte egoistiche, dal dover fare i conti con il passato per ricucire rapporti feriti? Una seconda chance in grado di costringere il protagonista della storia a guardare dentro se stesso, a capire il senso della vita, a sapere di poter scegliere, di poter desiderare la felicità e di poter imparare il significato vero della parola affetto o meglio amore.

mancini1E quindi la sofferenza del dolore fisico potrebbe trasformarsi in panacea per certi mali dello spirito? Questa è la tesi di Marco Proietti Mancini che risponde a questa domanda, descrivendo la perdita di ogni certezza in un uomo che – a causa di uno spaventoso incidente – si ritrova in stato catatonico, sospeso in rianimazione, in un ospedaliero mondo isolato, staccato, lontano da tutto e tutti, con il rammarico di non essersi mai lasciato andare a vivere fino in fondo, con il rimpianto per tutte le occasioni stupidamente perse e l’affannoso ricupero di speranze che credeva perdute. La storia di un uomo che aveva eretto attorno a sé una barriera per non soffrire, narrata senza compiacimenti o sbavature ma con rispettoso e lucido realismo, per spiegare al lettore che l’eccesso di autocontrollo e di distacco vere “stampelle mentali” spesso diventano più ingombranti e faticose di quelle di legno.

Una rinascita dovuta anche alla consolatoria e risolutiva presenza di Carlo, l’infermierone grosso, trasformato in anima e angelo custode della rianimazione dall’angosciosa perdita della moglie. L’inattività, il silenzio forzato per mesi con l’insuperabile vetrata che lo divide dai suoi pochi affetti. Un specie di espiazione per essere in grado di riconquistarli. Di uscire da quel limbo che gli ha concesso di far riemergere in sé tante emozioni soffocate e riscoprire in sé la capacità di sentire e vivere, trasformato nel corpo e ancora più nell’anima.

La prima frase, l’incipit del libro recita:

«Nessuno dovrebbe sentire il rumore delle proprie ossa mentre si spezzano».

E invece succede, è successo e quando il protagonista del romanzo subisce il pauroso incidente era vigliaccamente imprigionato in una specie di ripetitiva gabbia esistenziale fatta di ignavia, senza nessun reale interesse o passione. Amaro, distaccato, infelice? Sì, ma senza neppure sapere di esserlo. Il dolore per lui sarà la cura per il corpo e lo spirito, l’amaro che riuscirà a fargli apprezzare il dolce. Il male che potrà aiutarlo a capire quanto bene ha ma non sa apprezzarlo, considerandolo alla stregua di un intangibile diritto. Un tunnel di dolore per riguadagnare il suo “prima”. Forse non esiste un diritto alla felicità, ma di certo esiste un diritto a cercare di ottenerla, in ogni modo, anche attraverso il dolore.

L’autore: Marco Proietti Mancini ha scritto e pubblicato i romanzi: “Da parte di Padre”, “Gli anni belli”, “Il coraggio delle madri”, “Oltre gli occhi” e la raccolta di racconti “Roma per sempre”. Ha partecipato a numerose antologie ed è stato il curatore delle raccolte “Romani per sempre” e “Storiacce romane”. Suoi articoli e recensioni sono presenti sui portali Cultora.it e Liberarti.it.

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2 risposte a La terapia del dolore di Marco Proietti Mancini

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Ok faccio girare

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