REPORTER SERIALE: BANSHEE

banshee1di Romano De Marco

– BANSHEE – La città del male. Fine ingloriosa di una grande serie.

Banshee è una serie che sin dalla prima puntata impone allo spettatore un patto sottinteso di totale sospensione dell’incredulità, a più livelli. Lo fa consapevolmente avendo, dalla sua, la forza di un prodotto originale, ben confezionato e dalla forte presa spettacolare. La storia è pulp che più pulp non si può: un ladro professionista, ex forze speciali ed ex parecchie altre cose, esce di prigione dopo quindici anni di reclusione, deciso a rintracciare la sua ex socia e amante, Carrie Hopewell (figlia del capo di una organizzazione criminale) che gli aveva giurato eterno amore ma che, dal giorno della sua incarcerazione, non si è più fatta sentire. La ritrova felicemente sposata con un procuratore distrettuale nella cittadina di Banshee, Pennsylvania, con due figli a carico. Per una serie di fortuite circostanze, il ladro si trova ad assistere alla morte (non per mano sua) di Lucas Hood, il nuovo sceriffo della cittadina che nessuno ha mai visto in faccia e che sta per insediarsi al comando della locale stazione di polizia. Il ladro elimina gli assassini dello sceriffo (dopo aver tentato, senza successo, di salvarlo) e ne assume l’identità, diventando così il nuovo difensore della legge di Banshee che, si scoprirà subito, è tenuta sotto scacco dal ricco e temibilissimo Kai Proctor (uno straordinario Ulrich Thomsen, tra le cose migliori della serie) un mormone pentito dedito a numerose attività delle quali quasi nessuna legale. Questo è solo l’incipit di una infinita serie di sotto trame, personaggi, situazioni cariche di pathos e tensione che da subito catturano l’attenzione e la curiosità dello spettatore catapultandolo in un universo parallelo nel quale non ha alcun senso stare a contare le tante incongruenze e la poca verosimiglianza degli eventi narrati. In Banshee tutto è travolgente, appassionante, sensuale. Le scene d’azione, le tante scene di sesso esplicito, i continui capovolgimenti di fronte, la simpatia irresistibile che suscitano i personaggi (soprattutto quelli negativi). Per non parlare della colonna sonora (straordinaria la sigla iniziale) delle mini sequenze inserite al termine di ogni puntata dopo i titoli di coda, delle tante roboanti sorprese che rendono lo script sempre avvincente. Insomma una gran serie, davvero, innovativa per lo strano mix di drammaticità, ironia e travolgente azione mai visto prima d’ora.

banshee

Nelle prime due stagioni si trascina (in maniera forse un po’ ripetitiva) la trama di base che vede il padre di Carrie (ex ladra ed ex amante del ladro, alias sceriffo Lucas Hood) deciso a vendicarsi della figlia e del suo amante e a recuperare la refurtiva costituita da una partita di diamanti trafugati nell’ultimo colpo che i due hanno portato a termine insieme prima della separazione forzata. Nel frattempo vengono sviluppate altre sotto-trame, presentati nuovi personaggi e nulla si perde della carica prorompente della serie che viaggia a vele spiegate verso la fine della terza stagione che si conclude, ahimé, con un cliffhanger francamente forzato e per nulla piacevole che lascia presagire un calo di tono nel futuro sviluppo della sceneggiatura. E puntualmente, le peggiori previsioni si avverano. Nel primo degli otto episodi della quarta stagione (contro i dieci delle prime tre) si avverte la volontà di creare una discontinuità, di sperimentare nuove strade che tengano viva la fiamma dell’interesse su un plot che, probabilmente, non ha più nulla da dire. Ed è gradevole lo stacco di due anni rispetto agli ultimi eventi narrati, le gustose autocitazioni, la sensazione di mistero che si respira sin dalle prime sequenze. Poi, presto, tutto precipita. A partire dalla morte fuori scena di un personaggio del cast principale, che sarà comunque presente per tutta la stagione nei numerosi flashback. E proprio i flashback sono uno dei punti deboli di queste ultime otto puntate. Numerosi, frastagliati, talvolta inutili (un continuo avvicendarsi di sequenze di 3 mesi fa, 18 mesi fa, 4 mesi fa, ecc..) in un turbinìo di date che impedisce allo spettatore di ricostruire chiaramente lo svolgimento degli eventi. L’attrice Ivana Milicevic (Carrie) ha perso tutto il suo sex appeal, è appesantita, cambiata, stravolta addirittura nel suo carattere e nei suoi tratti distintivi (per tutta la stagione, a differenza delle prime tre, non apparirà mia nuda).

banshee 3

Idem il personaggio di Job (interpretato da Hoon Lee) del quale ci viene propinata (manco a dirlo, in flashback…) la infinita serie di torture subite durante una reclusione di quasi due anni fra la terza e la quarta stagione. Scene molto violente che, dopo un po’, appaiono gratuite e disturbanti. Inoltre, finalmente, si palesa in tutta la sua evidenza, che uno dei punti deboli della serie è sempre stato proprio Anthony Starr, l’attore australiano, inespressivo interprete principale. Fino alla terza stagione l’azione, le sorprese, i capovolgimenti di fronte erano stati tali da non farcene accorgere. Ma nel momento in cui la trama inizia a zoppicare vistosamente, i primi piani degli occhioni languidi e della bocca storta dell’ex (a questo punto) sceriffo di Banshee cominciano a risultare francamente insopportabili.

Inspiegabili e inspiegati alcuni comportamenti dei personaggi (primo fra tutti il volontario esilio del ladro/ Lucas Hood) e una sotto-trama che più forzata non si può su un serial killer a capo di una setta satanica, inserito a caso nella storia per rimpolpare una sceneggiatura esile e che fa acqua da tutte le parti. Molti rimpianti, dunque, per un finale di serie deludente che ricalca i flop di storiche bellissime serie come Sons of Anarchy, Dexter e altre. La conclusione finale è raffazzonata, accomodante e buonista. Contraddice tutta la sana cattiveria espressa in precedenza, mortifica i personaggi e banalizza tutto quanto di buono costruito nelle precedenti stagioni dagli sceneggiatori. Fanno eccezione alcune punte di qualità sparse, come il confronto finale fra Proctor e i colombiani, la caratterizzazione di Bratt Servitto nei panni del nuovo sceriffo di Banshee Brock Lotus e il nuovo personaggio di Veronica Dawson (interpretata da Eliza Dushku) una atipica e sensuale agente dell’FBI tossicodipendente.

Dispiace dover constatare il commiato amaro di una serie davvero originale e divertente come poche. Ma tant’è… Banshee è morta. Lunga vita a Banshee!!!

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Una risposta a REPORTER SERIALE: BANSHEE

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    bene

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