Gli uomini in grigio

grigioRecensione di

Romano De Marco

Ricordo, un paio d’anni fa, durante una “cena calibro noir” a Milano, dedicata a Maurizio de Giovanni, l’amico Luca Crovi che, a fine serata, consegnava una misteriosa busta imbottita a Michele Rossi e Stefano Izzo, il “dinamico duo” della Rizzoli.

Era il manoscritto de “Gli uomini in grigio”, primissimo romanzo dell’allora ventiquattrenne Giorgio Scerbanenco, pubblicato nel 1935, a puntate, sulla rivista per ragazzi “Il Novellino”. Il caso volle che, proprio quella sera, Luca mi facesse omaggio di una rara prima edizione de “La ragazza dell’addio” sempre del grande Scerbanenco. Mai regalo fu più apprezzato!

Ma veniamo a “Gli uomini in grigio”… l’edizione Rizzoli è molto accurata. Bella la grafica di copertina che richiama le atmosfere dell’epoca, ottimi l’impaginazione, le illustrazioni e i dettagli. Imperdibili anche la interessanti prefazione di Cecilia Scerbanenco, figlia del maestro, e la postfazione dello stesso Luca Crovi che, è bene ricordarlo, è probabilmente il massimo esperto nazionale di letteratura noir e narrativa di genere (oltre che di musica rock, fumetti e di una marea di altre cose…).

Il romanzo in sé è molto diverso da quelli dello Scerbanenco nero di Milano Calibro 9 e dei romanzi di Duca Lamberti, capolavori che hanno inventato, di fatto, il noir italiano e ispirato intere generazioni di autori. È un’avventura itinerante scritta per un preciso target (quello dei ragazzi) anche se indubbiamente risulta molto godibile anche per un lettore adulto. Si narra della vedova Lele Varre e del piccolo orfano Mario, in giro per l’Europa braccati dai misteriosi uomini in grigio del titolo capitanati dal misteriosissimo Signor X (antesignani delle associazioni criminali segrete dei decenni a venire, come sottolinea giustamente Crovi in postfazione). Al di là del ritmo coinvolgente e del divertimento assicurato dalla lettura, questa preziosa edizione del romanzo, secondo me, ha il suo punto di maggior forza nella celebrazione e nel giusto riconoscimento dello Scerbanenco narratore puro, autore di genere. Un aspetto del maestro che spesso si tende a sottovalutare concentrandosi sul suo indiscutibile merito di aver annullato, con i suoi “noir dell’anima” la distanza fra il genere e la letteratura. Prima della saga di Duca Lamberti, Giorgio Scerbanenco scrisse centinaia di racconti per le riviste con cui collaborava e decine di romanzi dei più svariati generi. Dal rosa alla fantascienza, al western al poliziesco. Una attitudine a narrare, a raccontare storie, davvero eclettica e molto rara, che va giustamente riconosciuta come grande merito, soprattutto se si vuole conoscere e apprezzare questo autore per il complesso della sua opera. Non ricordo, nella storia della letteratura, molti autori con la capacità che ebbe Scerbanenco di spaziare agilmente da un genere all’altro. Sicuramente Donald Westlake (con i suoi tanti pseudonimi) e il nostro Stefano Di Marino sono due buoni esempi.

Un romanzo imperdibile, quindi, non solo per chi apprezza il maestro Scerbanenco e intende conoscerne l’opera nel complesso, ma anche per chi, semplicemente, vuole passare qualche ora di svago con una storia carica di mistero e tensione, con un piacevolissimo retrogusto demodé che lascia vagare la mente in tempi molto diversi da quelli frenetici e confusi della nostra attualità.

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Una risposta a Gli uomini in grigio

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Bello

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