Emily Maguire, An Isolated Incident

Articolo di Piera Carroli

Emily Maguire, An Isolated Incident, Pan MacMillan Australia, 2016

Emily Maguire's new novel traces the effects of a senseless murder on the people of a small rural township.

La guerrera dell’emisfero sud? Non proprio… ma l’autrice ribalta la tradizionale crime fiction con il suo nuovo romanzo ambientato  in una fittizia e minuscola cittadina dell’outback australiano.

Anche nel libro di Maguire, come in Please don’t leave me here di Tanya Chandler On Brunswick ground di Sainte Phaille, la svalutazione delle donne regna suprema, purtroppo.

Nell’immaginaria cittadina di Strathdee, (dalle parti di Wagga Wagga, NSW) la desolazione dell’outback australiano e l’isolamento, in particolare delle donne, è molto più forte e degradante. Nella cittadina, ormai, si fermano solo i camionisti a mangiare o dormire, visto che si trova a metà strada tra Sydney e Melbourne, e la superstrada devia per evitare il paese.   La disoccupazione, l’alcool, la violenza giornaliera e la terra secca e brulla rendono la gente e la lingua  aspra, dura. Un linguaggio intenzionalmente sessista: “she heard it clearly this time  gash. her throat constricted…gash, slit, axe, wound, cunt” (pp.199-200)

Ma non induriscono Bella – che non conosceremo mai – e che nelle descrizioni di tutti pare una stella, un fiore che questo deserto non meritava.

Le due voci narranti, la giornalista May e la sorella della vittima, entrambe sulla trentina, reduci da vicende che le hanno rese vittime dell’egoismo maschile, seppur di diverso retroterra culturale, educativo e sociale, all’inizio si scontrano per quasi tutto il libro, per  incontrarsi e salvarsi a vicenda verso la fine. Da questo romanzo, duro, narrato da Chris, la sorella di Bella Michaels, la quale, come ogni giorno, lascia il lavoro in un bel pomeriggio di aprile, ma nessuno vedrà mai più. Romanzo narrato nel linguaggio emilyduro, sarcastico e volgare di chi è cresciuto nelle condizioni squallide delle periferie o dell’outback ed è abituato alla violenza e all’abuso, ha avuto genitori sempre ubriachi o assenti, e step-fathers abusivi.   Chris, infatti, è cresciuta tra i soprusi della sfilza di uomini che la madre alcolizzata si portava a casa.

Era però orgogliosa di essere riuscita a proteggere la sorella Bella e trovare nel lavoro nel pub del paese l’unica via di uscita e di guadagno.

Aveva persino un sogno, prima che Bella fosse torturata, uccisa, e lasciata ai dingo nella sterpaglia, comprare una piccola casa per sè,  poi una per la sorella.  Così per caso inizia il suo moonlighting, perché no, invece di farsi scopare gratis dai vari camionisti di passaggio che cercano un letto caldo, accetta le loro generose offerte.

Il libro, dedicato alle sue sorelle, è strutturato in giornate, da lunedì 6 aprile a lunedì 4 maggio, seguito dal capitolo giugno e dall’epilogo, “after”, il dopo….

 I capitoli narrati dal punto di vista di Chris e del suo dolore che non avrà mai fine, si alternano a quelli di May, la giornalista , le discussioni sulla violenza con Max, le sue interviste con gli abitanti, i sospettati e gli articoli scritti nelle riviste e nel giornale locale. Non c’è spazio per la voce di chi uccide in questo innovativo noir. C’è invece per la vittima e chi la piange:

we’ll speak of her  often, think of her always’ … a thousand more gathered outside and wept for the woman whose brutal murder shocked a nation. ….‘a bright light’ (p. 162)

Il finale si riallaccia al titolo, al contrario, tipico della ribelle rassegnazione dell’outback, no, non si tratta di “un incidente isolato”, ma di tanti (un uomo che si ferma e ti chiede direzioni o ti offre un passaggio, ti fidi perché lo conosci etc etc);  questo incidente e’ quello che ha cancellato la vita di Bella e rovinato ulteriormente la vita della sorella.

Qual è l’unico sbocco per ritrovare uno scopo? Cercare di impedire che succeda ad altre.

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Una risposta a Emily Maguire, An Isolated Incident

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Grazie

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