Maurizio de Giovanni – Serenata senza nome

serenata

Recensione di Marco A. Piva

Serenata senza nome

(Notturno per il commissario Ricciardi)

EDITORE: Einaudi

PAGINE: 386

Napoli, autunno del 1932. Piena era fascista. Il pugile Vincenzo Sannino, una volta “orgoglio della razza italiana” per aver vinto il titolo mondiale dopo essere emigrato negli Stati Uniti, è caduto in disgrazia presso il fascio per aver deciso di ritirarsi dopo aver accidentalmente provocato la morte sul ring di un avversario (e tra l’altro un uomo di una “razza inferiore”). È tornato appunto a Napoli, che aveva lasciato da ragazzo, per riconquistare il cuore di Cettina, la fidanzata dell’adolescenza che mai aveva dimenticato. Scoperto che, nel frattempo, Cettina ha sposato un commerciante di tessuti, Sannino non si da per vinto e, in preda ai fumi dell’alcol, anzitutto le organizza una serenata, poi minaccia il marito, Costantino Irace.

La mattina dopo, Irace viene trovato per strada, morto, ucciso a furia di botte. Non è una rapina, perché il cadavere ha in tasca una grossa somma di denaro. È logico che il sospetto principale sia proprio l’ex pugile, tra l’altro, come accennato più sopra, inviso dal fascio. Ma il commissario Ricciardi e il brigadiere Maione non ne sono del tutto convinti.

Oltre a occuparsi del caso, poi, Ricciardi – sempre tormentato dalla visione degli spiriti delle persone che hanno avuto una morte violenta – ha un problema di cuore piuttosto complesso: la giovane di cui è invaghito sembra infatti sul punto di fidanzarsi ufficialmente con un militare tedesco. Maione, nel frattempo, ha la famiglia intera in preda all’influenza e ha ricevuto una disperata richiesta di aiuto da parte di Bambinella, un femminiello (ora lo chiameremmo un trans) il cui “amico speciale”, un ricettatore, rischia la vita a causa di uno sgarro involontario commesso nei confronti di chi gestisce l’intero sottobosco criminale della città.

Serenata senza nome è il dodicesimo romanzo di de Giovanni che vede come protagonista Ricciardi, un personaggio complesso e affascinante, che l’autore riesce a rendere sempre molto vivo, vero, ma allo stesso tempo etereo, quasi irreale. Non sto facendo riferimento alle sue esperienze soprannaturali, di cui nessuno è a conoscenza nel suo mondo, ma al fatto che, nonostante ci si possa fare un’idea del suo aspetto fisico e delle sue opinioni, Ricciardi sembra essere una sovrapposizione, effettivamente molto particolare, di archetipi. È integerrimo, ha un senso della giustizia che va oltre anche a ciò che sarebbe opportuno (in questo romanzo, l’antipatico vicequestore fa capire che i suoi superiori sarebbero felici di vedere Sannino marcire in galera – ma il commissario vuole prima essere del tutto convinto della sua colpevolezza), è sempre terribilmente serio, è un nobiluomo bello e brillante (se lo desidera), è fidato e leale. Sia chiaro che questa non è ne vuole essere una critica al personaggio; anzi, de Giovanni ha creato Ricciardi e continua a cesellarne la figura in maniera assolutamente magistrale.

Questo Serenata senza nome è senza dubbio la storia di un’indagine poliziesca su un omicidio, ma a tratti il crimine sembra relegato in secondo piano: ciò che attrae di più l’attenzione del lettore e rende questo romanzo davvero memorabile sono i personaggi, non solo Ricciardi e Maione ma anche quelli di contorno, da Sannino con il suo manager e la sua assistente a Cettina con il fratello e il cugino, dalla giovane e silenziosa cameriera di Ricciardi a Enrica, la donna di cui il commissario è (forse) innamorato, con la sua famiglia.

E la Napoli di de Giovanni è viva intorno ai personaggi. Il riflettore è ovviamente su di loro, ma con una parola in più qui e là l’autore è capace di suggerire la presenza di un mondo che li circonda, della tanta gente nei vasci, dei venditori al mercato, dei colleghi dei protagonisti che popolano gli uffici, dei passanti lì per caso. E poi la pioggia, il vento, il tempaccio dell’estate ormai finita da troppo.

Serenata senza nome è un romanzo ottimo per perdersi un po’, per lasciarsi trascinare via, in un periodo diverso, per molti anche in una città diversa (questo vale naturalmente per chi non è di Napoli). È un libro da leggere con calma, per non perdersi niente.

 

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Una risposta a Maurizio de Giovanni – Serenata senza nome

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Gran bel libro

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