Wulf Dorn, Incubo

wulfWulf Dorn, Incubo, Corbaccio 2016

Recensione a cura di Giada Trebeschi

Simon è un adolescente con la sindrome di Asperger, che perde i genitori in un incidente stradale di cui lui è l’unico sopravvissuto. Non vi racconterò altro della trama del romanzo perché questo è più che sufficiente per far sedere sul petto di Simon quel mostro, quell’incubo che, come nel quadro di Füssli, lo opprimerà dall’inizio alla fine del libro.

Ma chi è quel mostro?

È questo il punto chiave del romanzo. Quel mostro, generato dal sonno della ragione e dalla paura è il lupo cattivo che insegue e terrorizza Simon e il lettore. Proprio il lupo è il simbolo dualistico attorno al quale Wulf Dorn crea quella spirale terrificante che inghiotte non solo i protagonisti ma ogni cosa. Inghiotte e distrugge, esattamente come farebbe il Leviatano, mostro di biblica memoria, o il mostruoso lupo Fenrir della mitologia norrena, entrambi simboli duplici del caos primordiale e della fine del mondo, dell’alfa e dell’omega che si sovrappongono e si confondono. Non è un caso che il disegno del lupo in copertina si rifaccia alle più antiche e tradizionali rappresentazioni delle bocche del Leviatano e di Frenir tanto da potervi essere facilmente sovrapposto così come è illuminante il titolo originale in tedesco: Die Nacht gehört den Wölfen” – la notte appartiene ai lupi.

Il lupo, che all’inizio sembra essere il simbolo di forza e protezione che riconosciamo, per esempio, nella lupa capitolina o nei lupi che allevano Mowgli, si declina poi fortemente nella sua altra, più nota accezione che è quella del mostro che distrugge, che annienta o che trasforma l’uomo come nel caso del mostruoso licantropo. È il lupo travestito da agnello delle favole che in tutto il romanzo hanno un forte potere evocativo e che vengono apertamente citate dall’autore. Da Cappuccetto Rosso al Gatto con gli stivali, da La Signora Holle a Hänsel e Gretel, da I musicanti di Brema a Biancaneve e La bella addormentata nel bosco, tutte le fiabe ricordate nel romanzo s’inseriscono in quel processo di riscrittura delle storie tradizionali teso a rivelarne ed enfatizzarne i contenuti latenti cui la Carter diede inizio negli anni ´70. Guarda caso è, infatti, proprio una citazione da La compagnia dei lupi di Angela Carter a iniziare la parte finale del romanzo, quella cioè in cui la verità viene, finalmente, rivelata.

Ma Dorn non si ferma qui, aggiunge carne al fuoco e si diverte a giocare con molte citazioni tradizionali e pop, letterarie, musicali e cinematografiche. Se l’albergo nel bosco in cui Simon si reca per passare del tempo con la sua amica Caro di giorno sembra il castello delle fiabe, di notte si trasforma in un posto spaventoso e oscuro come il castello di Dracula o l’hotel di Shining nella cui scena più famosa Jack Nicholson recita, guarda un po’: «Apri la porta, sono il lupo cattivo».

Nel romanzo ogni citazione ha un senso simbolico preciso la cui suggestione, anche nel caso in cui il riferimento non dovesse venire consciamente riconosciuto dal lettore, crea quell’atmosfera e quella tensione narrativa che impedisce di leggere il libro se non d’un fiato.

Conscio e inconscio dunque, come in Inception, realtà vera o simulata come in Matrix, fantascienza ma anche scienza, quella dell’interpretazione dei sogni freudiana e della psiche che Dorn conosce profondamente, così come anche tradizione e superstizione, la stessa dei Dreamcatchers indiani. Ma come può una mente autistica come quella di Simon affrontare una situazione che gli pone quesiti del genere?

Qui il colpo del maestro.

Gli autistici sono, in genere, molto portati per la matematica ed è proprio con la matematica che Dorn risolve il romanzo. Se l’incubo e l’inconscio sono il caos primordiale, la matematica è l’unica risposta possibile per creare una realtà accettabile: un mondo i cui anche i solitari numeri primi appartengono a un club che li accomuna. E, soprattutto nella visione di un adolescente, appartenere a un gruppo significa essere accettati. Almeno da qualcuno.

Fortemente consigliato anche ai giovani lettori.

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Una risposta a Wulf Dorn, Incubo

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Incubo

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