Reporter Seriale: BOSCH – un primo bilancio

bosch-365x426di Romano De Marco

Al termine della prima stagione di questa serie prodotta da Amazon Studios (piattaforma digitale concorrente di Netflix) non avevo le idee abbastanza chiare per poter esprimere un giudizio. Dopo la visione della seconda, le nebbie si sono diradate. Innanzitutto è bene ricordare che trattasi di un prodotto fortemente voluto dallo stesso Michael Connelly (autore della fortunatissima serie di romanzi dedicata al personaggio Harry Bosch, coriaceo detective della polizia di Los Angeles). Connelly è ideatore, sceneggiatore e produttore esecutivo del progetto e ne detiene saldamente le redini sia dal punto di vista artistico che economico.

Coraggiosa la sua scelta di assegnare la parte del protagonista a Titus Welliver, veterano televisivo di qualità ma non certo attore di spicco, incapace quindi di catalizzare, da solo, parte dell’attenzione del pubblico. Peraltro la sua fisicità non prorompente e la sua età non giovane, unita a una perenne espressione imbronciata, non lo rendono di certo un tipo simpatico ai più. Io lo ricordo con grande ammirazione nel ruolo di Jimmy O’Phelan, trafficante d’armi irlandese in Sons Of Anarchy. La prima stagione parte con una sceneggiatura ricavata e adattata dai romanzi LA CITTA’ DELLE OSSA, LA BIONDA DI CEMENTO e IL CERCHIO DEL LUPO. Ottimo il lavoro di Connelly (e dei suoi collaboratori) nell’amalgamare le vicende e trarne solo il meglio dal punto di vista televisivo, introducendo nuovi personaggi e valorizzandone altri che nei romanzi svolgevano ruoli assolutamente secondari. Qualcosa, però, nei primi dieci episodi non funziona. Si fatica a entrare in empatia con Harry Bosch a differenza di quanto accade con la carta stampata, dove i tempi sono diversi. Comunque, bene o male la serie è godibile e si lascia seguire fino a una conclusione semi-cliffhanger con Bosch sospeso dal servizio. In particolare il poco spazio dedicato al rapporto con ex moglie e la figlia non convince. Le loro incursioni nella trama distraggono, sembrano addirittura di troppo.

E arriviamo alla seconda stagione: la musica cambia da subito! Ritmo più sostenuto, migliore caratterizzazione dei comprimari, più calibrate le scene d’azione, valorizzata la psicologia del personaggio. E giustamente approfondito il rapporto con ex moglie e figlia. La sceneggiatura si rifà ai romanzi L’OMBRA DEL COYOTE, MUSICA DURA e LA CADUTA (ma con qualche idea rubata qua e là anche da altre cose di Connelly). Stavolta il faccione triste di Welliver riesce a sfondare meglio lo schermo, a farci affezionare, a convincerci. Azzeccata anche la doppia trama che segue sia le indagini di Bosch che le vicende del vice capo Irving (Lance Reddick che, coloro che hanno seguito la straordinaria serie THE WIRE, ricorderanno nel ruolo del tenente Daniels) e di suo figlio, giovane agente infiltrato. E sullo sfondo delle trame, che trovano una giusta conclusione al termine dei dieci episodi, resta in sospeso la vicenda dell’omicidio della madre di Bosch, avvenuto trentacinque anni prima e che, molto probabilmente, sarà alla base della già annunciata terza stagione.

In sostanza un buon prodotto di genere “crime” che mi sento di consigliare e che non deluderà chi è già affezionato lettore dei romanzi di Connelly.

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Una risposta a Reporter Seriale: BOSCH – un primo bilancio

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    grande Romano

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