Mariusz Czubaj – 21:37

2137Recensione di Marco A. Piva

EDITORE: Elliot
PAGINE: 256
LINGUA ORIGINALE: polacco
TITOLO ORIGINALE: 21:37
TRADUTTORE: Raffaella Belletti

Per un cattolico polacco, le 21:37 sono memorabili: si tratta dell’ora esatta della morte di Karol Wojtyła, papa Giovanni Paolo II, il papa polacco, per molti polacchi “il nostro papa” (cioè, il “loro” papa, il papa dei polacchi).

All’inizio del romanzo, due giovani seminaristi cattolici vengono trovati morti in una brutta zona di Varsavia, i loro cadaveri rinvenuti da un ex pugile caduto in rovina, personaggio costruito benissimo che però purtroppo scompare dalla storia dopo il primo capitolo. Hanno le mani legate e le teste coperte da sacchetti di plastica sui quali sono stati tracciati triangoli rosa, che distinguevano gli omosessuali nella Germania nazista, e appunto i numeri 21 e 37. Il simbolo sembra piuttosto chiaro, il riferimento al pontefice un po’ meno.

La polizia di Varsavia chiede aiuto al miglior criminal profiler della Polonia: Rudolf Heinz, che vive a Katowice in Slesia. La vita del criminologo non è perfetta: abbandonato dal padre calciatore professionista, fuggito in Germania Est quando Rudolf non era che un bambino, ha un rapporto pessimo con il figlio, uno studente che si è lasciato invischiare in un “giro” pericoloso. In più, è impegnato nella sua città natale in un caso piuttosto complesso. Come se non bastasse, i colleghi di Varsavia non sembrano felicissimi della sua intrusione, imposta dall’alto – e a pensarci bene è anche logico.

Comunque Heinz, da professionista, fa del proprio meglio per conquistarsi non la stima ma la fiducia dei colleghi (e un paio di loro sembrano propensi ad assisterlo), mentre gestisce come può le altre preoccupazioni.

L’indagine ci porta immediatamente nel seminario dove vivevano e studiavano le due vittime. Vi incontrano un rettore che si crede una popstar, supportato in questo da un assistente che ne è un fan sfegatato; un padre confessore messo in imbarazzo dalla polizia, che cerca di forzarlo a violare il segreto del confessionale; un docente fin troppo interessato al buddhismo; e il mistero di altri due studenti scomparsi, ben prima delle due vittime di omicidio.

Piena di riferimenti al karate, che l’autore stesso pratica, 21:37 ha vinto nel 2009 il prestigioso Nagroda Wielkiego Kalibru, il premio più importante del noir polacco.

Si tratta anzitutto un thriller/noir complesso, avvincente, la cui soluzione finale non è troppo astrusa o impossibile da dedurre – ma allo stesso tempo abbastanza nascosta da non lasciare al lettore l’amaro in bocca che viene sempre quando ci si rende conto di aver capito tutto nelle prime pagine. La traduzione di Raffaella Belletti ci propone una lingua scorrevole, priva delle imprecisioni di quello che chiamo il “traduttorese”. Naturalmente, non conoscendo la lingua polacca (anche perché se la sapessi leggere avrei gustato il romanzo senza il filtro di una traduzione, sia pur ottima come questa), non sono in grado di approfondire l’argomento. È comunque particolare la scelta della casa editrice – o della traduttrice, questo non lo sappiamo – di inserire numerose note a spiegare i molti riferimenti a storia, società e cultura polacche, tendenzialmente poco note in Italia. L’unica critica a questa decisione è che forse tali annotazioni sarebbero state meglio a piè di pagina invece che alla fine del libro, così da renderne la consultazione più immediata. Dettagli.

Insomma, leggetelo. Oltre a un romanzo avvincente, si tratta di un’interessante immersione in una cultura riguardo alla quale, nonostante la vicinanza geografica (e alla presenza di un discreto numero di cittadini polacchi in Italia), in generale sappiamo ben poco.

Marco A. Piva, nato e cresciuto a Padova ma residente sulla costa ovest della Scozia da diversi anni, è un traduttore (tra le sue “vittime” Victor Gischler, Tim Willocks, Allan Guthrie e Ray Banks), un autore (di pochi racconti – per ora), una guida turistica, un telecronista di pro wrestling, un insegnante di italiano, un cacciatore di fantasmi, un bassista rock, un allenatore di rugby e un lettore avidissimo.

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Una risposta a Mariusz Czubaj – 21:37

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Grazieee

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