Figli della stessa rabbia di Matteo Di Giulio

 

Recensione di Patrizia Debickedi giulio

Editore: Agenzia X

2016

Pag. 192

Euro 14

Lo “straight edge” è un preciso stile di vita che deriva da un’etica di matrice hardcore, teorizzata da Ian MacKaye, membro del gruppo hardcore punk Minor Threat nei primi anni ottanta e che prende il nome da un loro famoso brano. I suoi cultori, spesso vegetariani, si disegnavano sul dorso delle mani tre X, per indicare che praticavano l’astinenza dal tabacco, alcol, droghe, violenza e, in alcuni casi, anche dal sesso occasionale.

Lui, il protagonista di Figli della stessa rabbia, nonostante cominci ad avere i capelli grigi ed abbia passato la quarantina, è ancora uno straight edge e ha, tatuata sulle dita della mano destra, la scritta ACAB: all cops are bastards (tutti i poliziotti sono bastardi). Vent’anni fa, dopo aver combinato un casino a Milano si è rifugiato ad Amsterdam, lasciandosi alle spalle un ambiente e un paese che odiava.

Da allora, con la stessa cupa determinazione, ha vissuto anno dopo anno da solo, imbalsamato in una bolla di frustrazione, convinto che la vita non avesse più niente da offrirgli, pago di quel poco che aveva: un lavoro da cameriere in una pizzeria, un misero alloggio, tanti libri e il poter ascoltare con le cuffie quella sua musica che non ha mai dimenticato. Poi, un brutto giorno, con gli scontri alla Spuitstraat, la sua vita cambia in peggio. Perde il suo cane, l’alloggio, deve rimediarne un altro e pochi mesi dopo, come una trave che piomba tra capo e collo, il decreto di espulsione e il licenziamento. Basta un niente con le nuove leggi in Olanda per dover saltare il fosso. Costretto a tornare indietro, a testa bassa, e arrivare in Italia. Poi, appena il tempo di salutare la madre che vive lontano e si guarda intorno.

Milano è cambiata da stentare a riconoscerla. E’  diventata una città dura, egoista, impoverita e incrudelita dalla crisi economica. Con i cittadini che si trincerano dentro il proprio miserevole privato, solo gli immigrati mostrano un po’ di generosità verso gli altri. E infatti sarà Carlos, un peruviano con un regolare permesso di soggiorno, a fargli trovare lavoro in un’impresa di pulizie. Lui e sua sorella Rosa diventeranno suoi amici…

Ma, il 1° maggio, dopo una manifestazione di lavoratori che evolve in uno scontro con le forze dell’ordine e che riempirà i dibattiti giornalistici di mezzo mondo, accade l’imprevisto: Carlos è preso a sprangate da tre sconosciuti che quasi lo ammazzano…

A questo punto il protagonista di Matteo Di Giulio ha poca scelta, dovrà combattere e trasgredire la regola degli straight edge che proibisce la violenza?

Figli della stessa rabbia di Matteo Di Giulio è un noir diverso, di rivolta (come annuncia il sottotitolo in copertina) che condanna l’attuale mancanza di etica della società. I nemici non sono le forze dell’ordine, ma solo quelli tra loro che rinnegano la loro missione. E in questo palcoscenico i nomi di Cucchi e Aldrovandi o l’accenno ai fatti del G8, mettono in evidenza una piaga sociale troppo spesso sottovalutata.

Di Giulio ci propone uno scenario un po’ anarchico, con una giustizia addomesticata ad personam che riesce a sovrapporsi a quella di uno Stato, impoverito dalla corruzione. Non una inverosimile rivisitazione alla Robin Hood, ma un escamotage che ha sposato una rivoluzionaria idea underground. A metà tra noir e denuncia sociale, in un’epica sotterranea dove i protagonisti che si sentono senza futuro provano a combattere e a vincere contro l’ingiustizia.

Esperimento molto stuzzicante, da leggere.

***

Matteo Di Giulio, scrittore, saggista e traduttore, vive a Milano, dove è nato nel 1976.

Critico cinematografico, ha collaborato con festival e riviste. È stato vicedirettore dell’Asian Film Festival di Roma. Nel 2008 ha curato il saggio Non è tempo di eroi. Il cinema di Johnnie To. Suoi articoli sono stati tradotti in inglese e cinese.

Ha pubblicato i romanzi La Milano d’acqua e sabbia (2009), finalista al Premio Belgioioso Giallo, e Quello che brucia non ritorna (2010). Suoi racconti sono apparsi su diverse antologie e su “Velvet – la Repubblica”.

Per Agenzia X ha curato la collana noir “Inchiostro rosso”. Ha fondato il portale Cuéntame, dedicato alla narrativa spagnola.

Il suo ultimo romanzo è I delitti delle sette virtù, finalista al Premio Carlo Oliva: un thriller storico uscito a settembre 2013 per Sperling & Kupfer e ristampato per le edicole da Fabbri nel 2015.

 

 

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