Non piangere di Lydie Salvayre

asinod'oroEditore: L’Asino d’oro

Anno: 2016

Pag: 232

Euro: 17

Recensione di Patrizia Debicke

Il 20 maggio è uscito per L’asino d’oro Edizioni “Non piangere”, il doloroso e sofferto affresco della Guerra civile spagnola di Lydie Salvayre, che ha vinto il Goncourt 2014 e in Francia ha venduto quasi 400.000 copie.

In  un romanzo traboccante di emozioni, la scrittrice francese  ricostruisce quei giorni con i lontani ricordi di sua madre, una quindicenne catalana vissuta fino ad allora nell’ignoranza e nella povertà fino all’esplosione libertaria dell’estate del 1936.  E  li mette a confronto  con l’angosciata presa di coscienza di Bernanos, impotente e disgustato spettatore della sanguinosa repressione franchista a  Palma di Majorca.

Lydie ci presenta sua madre Montserrat  Monclus Arjona, detta Montse, settantacinque anni dopo, in Francia, dove si è rifugiata con il marito, a novant’anni compiuti, ormai afflitta da gravi disturbi di memoria: di tutta la sua vita passata, conserva  solo il ricordo di quella splendida estate del ’36 in cui imparò il significato di vivere. Il ricordo di quando, spronata dalla voglia di libertà, lasciò il villaggio con suo fratello e insieme raggiunsero a Barcellona i rivoluzionari venuti da tutta l’Europa per sostenere i repubblicani spagnoli. In città Montse scoprì la vera vita e l’amore con un giovane francese che si chiamava André,  – l’uomo che le sue figlie chiameranno sempre tra loro Andrè Malraux – e che, prima di unirsi ai partigiani, concepì un bambino con lei. Per Montse, fu la fine della parentesi incantata, il ritorno al villaggio e all’ordine familiare prima dell’esilio in Linguadoca dove, senza poter piangere, dovette imparare un’altra lingua e altre abitudini.

lydieAlle scarne ma commosse parole di sua madre, Lydia intreccia quelle indignate di Bernanos che, nei Grandi cimiteri sotto la luna, ebbe il coraggio di denunciare le atrocità perpetrate dall’esercito nazionalista e l’infame connivenza tra la Chiesa e i militari durante la guerra spagnola, raccontando due diverse testimonianze.

Quella del sogno estivo di una ragazza permeata di libertà, e quella più politica dell’anno horribilis di uno scrittore famoso… Quella di  Montse, figlia di contadini che vivevano in un paesino dell’Alta Catalogna, e quella di Georges Bernanos, fervente cattolico e monarchico. Lui che aveva sposato la discendente di un fratello di Giovanna d’Arco e aveva un figlio che si era arruolato nella falange, lui che, a Palma di Majorca, si trovò ad assistere all’atroce repressione franchista della rivolta, orchestrata e benedetta dal clero.

Quegli orrori di Majorca gli  fecero radicalmente rivedere le simpatie per l’estrema destra nazionalista incarnate dall’Action Française, dalla quale da quel momento si distaccò per sempre, e denunciare senza mezzi termini la barbarie dei Nazionalisti in I grandi cimiteri sotto la luna. Il suo violento opuscolo antifranchista che gli valse l’accusa di essere diventato un pericoloso anarchico e una taglia sulla testa da parte del generalissimo.

Benchè tutto sembri dividere questi due esiliati: educazione, classe sociale e idee, Lydie Salvayre è riuscita invece a individuare tra loro una straordinaria armonia che sa  parlare di  solidarietà.

Storia intensa e struggente, da leggere.

Lydie Salvayre (nella foto sopra): Nata in Francia nel 1948, figlia di rifugiati spagnoli sfuggiti al franchismo, ha esordito nella scrittura negli anni Settanta. Tra i suoi romanzi ricordiamo La dichiarazione (premio Hermès, 1990) e La compagnia degli spettri (premio Novembre, 1997), che le è valso la notorietà internazionale. I suoi libri sono tradotti in venti lingue. Non piangere, oltre al premio Goncourt, ha ottenuto nel 2014 il premio Le Livre sur la Place.

 

 

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Una risposta a Non piangere di Lydie Salvayre

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    ottimo condivido

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