“Sentenza di morte” di Andreas Gruber

Gruber1

di Marilù Oliva

Un caso editoriale, quello di Andreas Gruber (nella foto in basso). Questo autore classe 1968, che è nato a Vienna ma vive in Austria, vincitore di premi come il Vincent e il German Phantastik, ha venduto in Germania oltre 500.000 copie. Il libro si intitola Sentenza di morte ed è stato pubblicato in Italia per la prima volta da Longanesi, nella collana La gaja scienza.

Un thriller ambientato in terra tedesca, con la densità narrativa che ricorda quella dei buoni romanzi svedesi e con una propensione ai colpi di scena di alcuni film americani d’ampio respiro. Le storie sono due e si intersecano senza che il lettore faccia in tempo a prevederlo: la prima riguarda la procuratrice Melanie e la ragazzina ritrovata a un anno dalla sua scomparsa, Clara, con la schiena tatuata in maniera terrificante, riproducendo scene dell’Inferno dantesco:

É stata ritrovata in una condizione di abbandono, sporca e con i capelli annodati, disidratata, ipoglicemica e non esposta al sole da un anno. Inoltre ha escoriazioni e ferite da taglio dovute alla fuga.

L’altra vicenda racconta della tenace e intelligentissima recluta Sabine Nemez, una dei magnifici cinquanta ad essere ammessi al corso del Dipartimento Investigativo Federale cui ogni anno si candidavano migliaia di giovani e la maggior parte di essi resta escluso. éeccato che quel corso sia diretto dall’odioso Sneijder, sempre così dannatamente sicuro di sé, eccentrico, imprevedibile, con le sue battute taglienti, il suo sguardo acuto, il
suo metodo controcorrente di svezzare gli allievi proponendo loro casi ancora irrisolti. Da gruber2qui partono i tre cold case di cui si occupa Sabine: all’inizio sembrano completamente slegati, invece…

Come già per altri romanzi Longanesi – ma non solo, penso ai noir di Maurizio de Giovanni – i capitoli ogni tanto sono tagliati dalla voce in corsivo del male: il grande burattinaio che si svela più a livello emozionale che operativo, che ci irrora della sua rabbia, dei suoi ricordi, delle sue intenzioni, come prevede l’abile strategia di Gruber:

Le mia opera non appartiene a questo mondo. Ho varcato il confine, ho lanciato uno sguardo nel buio, ho aperto la mia anima per lasciare spazio all’ispirazione e ho generato una nuova incarnazione inconcepibile. Con lei sono diventato immortale.

Con inaspettati scatti narrativi e con un andamento interessante, fatto di sviluppi lineari ma anche di colpi di scena, lo scrittore tiene incatenato il lettore per oltre 500 pagine, lo fa parteggiare per le protagoniste femminili descritte con capacità introspettive notevoli, illuminate nelle loro esitazioni, ma anche nel loro intuito e, soprattutto, nel loro coraggio.

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Una risposta a “Sentenza di morte” di Andreas Gruber

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Interessante

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