Intervista a Eraldo Baldini

Baldinidi Corrado Ravaioli

E’ uscito in aprile per Einaudi Tascabili “Trilogia del Novecento” di Eraldo Baldini, che raccoglie tre tuoi romanzi brevi usciti a distanza di anni l’uno dall’altro. Tre diverse sfaccettature della tua produzione. Cosa hanno in comune i titoli di questa trilogia?

Quello che accomuna i tre romanzi è l’ambientazione, tra il 1906 e il 1925. Pochi anni in cui succedono tante cose, dalla prima guerra mondiale alla nascita del fascismo. Dunque un momento cruciale per il cosiddetto “secolo breve”. Ed è per questo che Einaudi, recuperando i diritti dei primi due romanzi (Terra di nessuno e Mal’aria, ndr) che erano di Frassinelli e di Nostra signora delle patate che non era mai uscito in libreria, ma solo in edicola allegato al Corriere della Sera, ha deciso di raccoglierli per farli uscire nel periodo in cui si celebra il centenario della prima guerra mondiale.

Come sempre nei tuoi romanzi, l’ambiente assume la forma di un personaggio vero e proprio.

A me piace molto dare spazio a quell’elemento che ritengo importante quanto la trama e i personaggi. Mi sarebbe molto difficile non identificare una collocazione ambientale per una storia. In ambienti diversi la storia assume una connotazione diversa. C’è una forte influenza del contesto. Cerco di dare spessore a questo sfondo che diventa qualcosa da cui i personaggi traggono origine o nutrimento o comunque ne vengono molto condizionati.

Baldini 1Nel panorama attuale del noir, troviamo sempre più storie ambientate ai giorni nostri, che hanno il sapore della cronaca. Tu hai collocato i tuoi romanzi nel passato.

Nel mio approccio alla narrativa sconto sicuramente la mia formazione di storico e antropologo culturale. Per cui mi viene abbastanza istintivo di guardare al passato come arco temporale. Un po’ perché credo che se dovessi fare un certo tipo di giallo-noir che si muove solo nell’oggi con un’impronta poliziesca o criminale credo che non ci riuscirei. Se ne parla già abbastanza di cronaca e fiction anche in televisione. Io preferisco andare indietro nel tempo in modo da potermi slegare dal realismo puro, inserire qualche elemento di “realismo magico”, e avere questa libertà di affabulare attraverso questo rimando ad epoche in cui in fondo si viveva in una cultura popolare. Dove il concetto di impossibile e soprannaturale era molto labile. Mi affascina più la mentalità del passato di quella di oggi.

In Nostra Signora delle patate ho trovato il sapore della commedia all’italiana degli anni ’60. In particolare Anni ruggenti di Luigi Zampa, per il gusto dello sberleffo nei confronti della politica e delle credenze popolari.

Diciamo che è una tendenza a cui mi sono lasciato felicemente andare negli anni. Trovo molto più disincantato approcciare le storie con ironia, magari humor nero. Con il procedere dell’età, prendo meno sul serio me stesso, la vita e anche il mestiere che faccio. Io sono sempre stato incline all’ironia, alla battuta, per molto tempo mi sono controllato anche per mantenere un certo tipo stile nella mia produzione.

Quando uscirà il prossimo libro? Qualche anticipazione?

Sto lavorando al nuovo romanzo per Einaudi che dovrei finire per l’estate nella speranza di uscire entro l’anno sempre nella collana Stile libero. Diciamo che non mi discosto molto dalla cronologia di Trilogia del novecento. Il titolo sarà Stirpe selvaggia e il protagonista, che si troverà ad affrontare gli anni più difficili della nostra storia, dai primi del ‘900 fino al dopoguerra, è il fatto che pur essendo romagnolo è il figlio di Buffalo Bill.

Trilogia del novecento

(Nostra signora delle patate, Terra di nessuno. Mal’aria)

2016, Super ET

pp. 336

€ 17,00

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2 risposte a Intervista a Eraldo Baldini

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Grazieeee

  2. PG Fabbrini ha detto:

    Il grande eraldo

    Sent from my iPad

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