Gomorra seconda stagione: la narcolessi

Articolo di Marilù Oliva apparso ieri su Huffington Post

Ho seguito e applaudito i successi della prima stagione di Gomorra (2014), che ritengo un capolavoro, così come trovo encomiabile l’intero progetto, a partire dal libro del coraggioso Roberto Saviano. Meritatissimo il successo, nonché i riconoscimenti, quali i premi Roma Fiction Fest 2014 e Montecarlo Film Festival2015. Una regia interessante – Stefano Sollima, Francesca Comencini, Claudio Cupellini – e un corpo di sceneggiatori – Stefano Bises, Leonardo Fasoli, Ludovica Rampoldi, Maddalena Ravagli e Filippo Gravino – che ha dimostrato che il talento degli artisti italiani non ha niente da invidiare ai colleghi d’oltreoceano. Confrontata con Sons of Anarchy, per fare un esempio, Gomorra la supera alla grande quanto a complessità, architettura, sguardo sul sociale, espedienti stilistici. Non che siano in gara, no, ma è la prima serie che mi viene in mente per durezza e scene truci che in Gomorra (prima stagione) si intensificano verso la fine, ma non sono mai gratuite.

gomorra 2

Gli attori italiani hanno interpretato con intensità, con delle punte di eccellenza: Marco D’Amore alias Ciro, Salvatore Esposito alias Genny, la meravigliosa Imma interpretata da Maria Pia Calzone. Ottimo il montaggio, le inquadrature, adattissime le musiche realizzate da Mokadelic, nonché le successioni a volte anche brevi e ritmiche, grandiosa la scelta di lasciare il napoletano stretto, coi sottotitoli.

In un climax terrificante, partendo dalla posizione vantaggiosa di essere considerati da una parte di popolo quasi come degli eroi, i malavitosi, puntata dopo puntata, si sono svestiti delle loro maschere e sono apparsi in tutta la loro essenza: dei traditori, dei disperati, dei meschini disposti a sacrificare qualunque cosa per un briciolo di potere. Volendo a tutti i costi cercare il pelo nell’uovo, avrei forse preferito veder approfondite le collusioni mafioso-politiche, qui appena lambite. Ma forse si sarebbero poi dovuti trascurare alcuni aspetti e il prodotto finale è talmente innovativo e potente che viene da pensare che gli ingranaggi siano comunque perfettamente oliati così come sono.

Purtroppo non posso dire lo stesso della seconda stagione di Gomorra (2016), regia di Stefano Sollima, Francesca Comencini, Claudio Cupellini, Claudio Giovannesi e sceneggiatura di Roberto Saviano, Stefano Bises e Leonardo Fasoli. Capita spesso – ma non sempre, anzi: talvolta è il contrario – che la seconda stagione non sia all’altezza delle aspettative (nel caso dei sovracitati Sons of Anarchy. Ma anche altri titoli come Orange is the new black, per fare un altro esempio), quindi il divoratore di serie affronta molto serenamente il secondo appuntamento, magari sperando in una piacevole sorpresa. Stavolta ho apprezzato, come nella precedente, alcuni scorci di napoletanità, l’idioma dialettale, l’onomastica (Pitbull, O’Nano, Scianel), ma l’impatto generale è stato deludente e ora spiegherò punto per punto le mie perplessità. Il limite di questa recensione è che si ferma alla sesta puntata: oltre non riesco ad andare.

Le vicende procedono lentissime, il tempo andrebbe dimezzato o, in alternativa, si potrebbe raddoppiare la portata dei plot. Che l’ansia per la velocità sia un’ossessione della nostra epoca è vero, ma per sottoporre lo spettatore a una tale narcolettica lentezza bisognerebbe proporgli una visione che sia in grado di sostenerla (impresa ardua ma non impossibile: ci sono riusciti, tra gli altri, Kim Ki Duk, Krzysztof Kieślowski, …). Finisce la puntata e si ha l’impressione che non sia successo nulla. Prendiamo quella in cui la moglie di Ciro scalpita e minaccia di andare alla polizia. Che cosa accade? Lei si lamenta per un’ora, finché lui la uccide.

La storia avanza per blocchi monografici dedicati a una persona o a una situazione: una puntata tutta su Ciro, una tutta su Conte, una sul ricongiungimento padre/figlio Savastano, una su Scianel. Manca suspense, mancano gli incastri magistrali e la coralità della prima stagione, mancano gli agganci tra le stratificazioni, perché la monodirezionalità qui implica un solo livello.

Il discorso sulla camorra, che avrebbe potuto anche ampliarsi a orizzonti notevoli, data l’espansione nella capitale e data la grande conoscenza in materia di una firma come Saviano, rimane per le prime sei puntate banalizzato a una lotta tra bande. Se, nella realtà, la gestione della camorra si basa soprattutto su relazioni, guerre, alleanze e faide, come fa comprendere la pellicola, è anche vero che la sua sopravvivenza è debitrice a un sistema economico deviato di appalti e clientelismi, che qui non vengono quasi mai inquadrati (a parte il grande discorso della droga, toccato sempre velocemente).

I personaggi vivono di rendita dalla prima stagione e, tra le new entry, segnalo l’unica che sarebbe potuta risultare memorabile: la cattiva Scianel, interpretata da Cristina Donadio. Peccato che sia stata approfondita in una puntata ma subito mollata lì, come comparsa, almeno per un pezzo e peccato che, trattata cinematograficamente in questo modo, si sia ridotta a copia meno casalinga dell’indimenticabile Imma, moglie del boss Savastano e madre di Genny.

Pessima la scelta di far ammazzare Conte: una figura come lui avrebbe potuto ravvivare il tiepidume generale. Senza contare che come antagonista funzionava soprattutto in senso antitetico (come personalità e stile di vita era agli antipodi di Ciro e dei Savastano, che invece per alcuni aspetti convergono), dava colore e creava conflitto, e senza contare che lo si è tolto di scena proprio dopo aver aperto su di lui una parentesi narrativamente interessantissima: quella della sua attrazione per il trans. Quante occasioni perse. Spero comunque che non ci sia una clamorosa risurrezione del personaggio, perché sarebbe un colpo di scena forzato e il numero dei miracolati aumenterebbe in maniera inverosimile.

Narrativamente ci sono dei passaggi poco convincenti e mi stupisce che sia stato ridotto all’osso l’incontro tra Ciro e Genny. Facciamo il punto sulla situazione. Si stanno per incontrare due camorristi acerrimi nemici. Ciro ha tradito Genny, l’ha quasi ucciso, gli ha fatto ammazzare l’amatissima madre e quest’ultimo – ormai adulto, ha compiuto i suoi battesimi del fuoco, si è “gangsterizzato” in Honduras e l’esperienza l’ha reso scafato e feroce – cosa fa? Come minimo dovrebbe prenderlo a botte. Non può ucciderlo, certo: il personaggio Ciro serve ancora per lo sviluppo della trama, ma una resa dei conti così veloce e debole non regge.

La tregua armata tra i Savastano e il clan di Ciro, sancita a fine quinta puntata, avrebbe potuto aprire degli sviluppi interessanti, ma casca in sesta puntata: anche questa una fine troppo frettolosa. E da questo spunto mi allargo per parlare di un problema più generale delle storie: è come se ogni micro-vicenda si autoconcludesse velocemente e singolarmente, a scapito della complessità globale, e soprattutto della suspense.

Spero che qualcuno mi dica che è stata solo l’impressione iniziale, che dalla settima puntata è tutto cambiato, la stagione è tornata ritmica e grintosa. Così come confido che la terza stagione – di cui già sono iniziate le riprese – riprenda il volo e preciso che queste sono solo le opinioni di una devota divoratrice di libri e di serie. Lo specifico, perché le due cose vanno di pari di passo e gli scrittori lo sanno bene che non possono iniziare in maniera troppo fiacca il loro romanzo: se il lettore legge in libreria le prime pagine e si annoia a morte, state ben sicuri che quel libro non lo comprerà.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in z. cinema e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Gomorra seconda stagione: la narcolessi

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Così è  e meglio saperlo e accettarlo ma  non offre una bella immagine dell’Italia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...