“In un respiro” e il rap di KYODO

kyodoinunrespiroATTIVITA’: rapper

LO TROVATE: qui

È uscito da pochissimo il tuo ultimo CD “In un respiro”. Un sottotitolo

Un parto lungo e travagliato…

Delle nove canzoni che lo compongono, scegline tre e raccontaci brevemente di cosa parlano.

“In un respiro” parla di vita e di morte, di trovare il prossimo dentro noi stessi, racconta stralci di storie comuni. Tratta il tema di ritrovare l’intera creazione cadendo dentro noi stessi. E’una vita e che simboleggia tutte le vite e la vita in se, ma è anche la morte… Quel grande mistero che fa tremare le spoglie mortali e che permette di rinascere nuovi. Il brano si svolge fra la prima inspirazione e l’ultima espirazione. “Sarà già domani è una canzone dedicata ad una passata relazione molto significativa ed è anche una preghiera al Sole. Le parole sono rivolte sia ad una ragazza che all’Astro Re. L’ho scritta un paio di anni fa su di una base trovata su Youtube poi ho chiesto a Kintsugi di prepararmi una versione originale in tutto e per tutto.

Il brano sul quale hai più lavorato

“In un respiro” a livello di scrittura.

“Paradiso perduto” invece è stata modificato e riadattato nel tempo: inizialmente era nato per un progetto con Claver Gold poi è stato ricontestualizzato. Il coinvolgimento di Murubutu ha permesso di quadrare il cerchio dato che il tema e l’atmosfera gli si addicono molto.

Quello più spontaneo

Quelli più spontanei sono “Fiamme vive” e “Solo un uomo”

Se un bambino ti chiedesse cos’è il rap?

E’ un modo per esprimersi in maniera artistica. Un’interpretazione poetica su di una base musicale. Una via di mezzo fra cantare e parlare in rima.

E l’hip hop?

E’ una cultura che comprende vari aspetti, varie discipline: Mcing, Djing, Writing, B.Boying, Beatboxing, Beatmaking e altro ancora. E’ un contesto di appartenenza. Un insieme di codici e simboli complessi che costituiscono una determinata scena. E’ divertimento e riflessione, movimento, cultura… E’ arte e impegno sociale.

kyodo3

Quando hai realizzato che la tua vita sarebbe stata riempita dal rap?

Quando abbiamo fatto uscire il primo disco di Fuoco Negli Occhi: “Graffi sul Vetro”. Ma già lo sapevo. Fin dall’inizio ci ho messo molto impegno. E’ sempre stato molto importante e ho sempre saputo che avrebbe avuto molta rilevanza nella mia vita.

Come nasce una canzone? Facci un esempio

Nasce da una frase, dall’ispirazione che viene dai suoni di una base musicale. Nasce da un’esigenza che vuole vestirsi di parole per farsi ascoltare.

Sei anche educatore e lavori coi ragazzi. È vero che sei iscritto all’università? Quale facoltà?

Sì, sono educatore da 5 anni e mi sono iscritto all’università 2 anni fa, alla facoltà di scienze della formazione: educatore sociale e culturale.

Cosa pensi di questo mondo culturale in cui gli artisti si devono barcamenare? Quali sono le difficoltà di un rapper come te, oggi?

E’difficile rinnovarsi dato che i tempi si sono contratti e il contesto artistico muta molto velocemente rispetto a qualche anno fa. E’difficile restare aggiornati e utilizzare mezzi di comunicazione attuali che non snaturino le origini.

Raccontaci le emozioni più intense di un concerto

C’è un momento molto intenso in cui quando sono nel bel mezzo di uno spettacolo mi svuoto completamente. Sono esattamente quello che faccio e la mia parte cosciente può permettersi di osservare il locale, guardare le persone, carpirne i dialoghi, le intese implicite… Non è facile da spiegare.

Cosa ti dà la carica?

Il pubblico, le persone che hanno dato valore ai tuoi testi e ti guardano con emozione. L’artista ha molta influenza sulle emozioni altrui.. è una grossa responsabilità.

Cosa ti abbatte?

Quando mi accorgo di non avere abbastanza volontà per realizzare ciò che so che è giusto fare. Mi abbatte guardare la televisione. Mi abbatte quando mi accorgo di essere come il sistema che spesso critichiamo, ma questo mi da anche la forza di cambiare.

Una volta che hai perso la testa

Durante un concerto all’Xm24 con Fuoco Negli occhi, mentre cantavo Altamente Infiammabile, sono passato dal palco ad una transenna che mi divideva dal pubblico restando incredibilmente in equilibrio e continuando la strofa come niente fosse per poi lanciarmi sul pubblico. Ma se devo essere davvero sincero le volte che ho perso davvero la testa non si possono raccontare… Appartengono ad un Chiodo che non c’è più.

Kyodo2Raccontaci un successo

Io i successi li vivo con un certo distacco. Già l’uscita di questo progetto è un successo. Quando ho fatto il live con FNO all’HipHop Kemp nel 2007 è stato un successo. Una conferma inaspettata. Vedere così tante persone che non capivano la nostra lingua rispondere con così tanta energia mi ha stimolato molto.

E ora una delusione

A volte ci si affeziona a certe persone che invece si stanno lasciando cadere. Si cerca di fare il possibile senza averne le forze, anche perché ognuno è responsabile della propria esistenza e ci si arriva a sporcare per rischiare di compromettersi e restare sospesi nel limbo dell’inerzia per poi dover lasciare che il destino faccia il suo corso senza guardarsi alle spalle e soprattutto senza di me. Bisogna fare tesoro di ogni esperienza.

L’ultimo sorriso

Alla mia compagna prima di addormentarmi e il primo sempre a lei ogni giorno appena sveglio.

Due tuoi pregi e due difetti

Due difetti: Sono sbadato e mi addormento facilmente.

Due pregi: Cerco sempre di essere equilibrato e cerco di apparire sempre per quello che sono evitando di dare importanza a come appaio. Artisticamente cerco di mettermi a nudo senza immedesimarmi in un personaggio costruito, per quanto mi è possibile.

Un progetto in cantiere

Ho scritto molte cose fuori dalle rime… un racconto noir che non ho mai finito, varie riflessioni, diari e poesie. Prima o poi farò uscire qualcosa. Sto scrivendo un brano per lo spoiler di un libro di Marilù Oliva ed Elena Araldi (non so se le conosci…). Poi sto scrivendo nuovi testi sui beat di Baxter Kelevra ed altri. Dimenticavo… Laurearmi… devo laurearmi prima della vecchiaia…

Salutaci con una citazione da tua canzone:

Noi chi siamo? Viviamo la vita di corsa

e non ce lo chiediamo, doniamo

tutto il possibile giorno per giorno con tutte le forze

ma ci dimentichiamo proprio di quelli che amiamo.

Quante parole sprecate invano

volano e il vento le porta con se,

ricche di se, piene di sé,

la folla si indigna e s’incendia di quel sentimento

che infondo coraggio non è,

non c’è virtù senza perché, senza  motivo

non c’è trama, non c’è viaggio senza obiettivo,

non c’è storia ne memoria

senza l’inchiostro con cui scrivo non c’è

ne un inizio ne un finale prestabilito,

né un arrivo né un principio nel ciclo

ed il quesito diviene un varco senza tempo

nel silenzio di chi è stupito, ritratto dell’infinito…

che al risveglio si fa ricordo sbiadito… in un respiro.

 

 

 

 

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Una risposta a “In un respiro” e il rap di KYODO

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Interessante

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