REPORTER SERIALE: THE LEFTOVERS 2

left2di Romano De Marco

BUONA LA SECONDA

Capita spesso che la seconda stagione di una serie non sia all’altezza della prima. Molto più di rado accade il contrario… È successo, ad esempio, con “House of cards”, con “Sons of Anarchy”, con “Law and Order L.A.” ma, a mio modesto parere, mai in maniera eclatante come con “The Leftovers”.

La prima stagione, tratta dal romanzo “Svaniti nel nulla” di Tom Perrotta (edito in Italia da e/o edizioni) aveva deluso sotto molti punti di vista. Una storia angosciante, a tratti soporifera, con troppi misteri e una snervante e ossessiva mancanza di risposte. Le sotto trame convergevano in un finale che solo in minima parte soddisfaceva le aspettative degli spettatori lasciando, in molti, un retrogusto amaro e una fortissima perplessità sull’eventualità che venisse prodotto un seguito. E invece, a smentire puntualmente le previsioni, il seguito arriva e si rivela un capolavoro!

Già dalla nuova sigla iniziale si avverte una netta discontinuità rispetto alla prima stagione. Da subito nuovi personaggi, una nuova atmosfera e una location diversa, a sottolineare la volontà di stravolgere il ritmo narrativo che aveva contraddistinto fino ad oggi la serie. L’azione si sposta in Texas, nel parco nazionale “Miracle”, sorto intorno all’unico paese del mondo con più di 5.000 abitanti (Jarden, che ne conta poco più di 9.200) completamente risparmiato dalla “dipartita”. Di che si tratta? Dell’evento straordinario e misterioso che fa da premessa a The Leftovers 1: la sparizione in contemporanea del 2% della popolazione mondiale ammontante a circa centoquaranta milioni di persone letteralmente “svanite nel nulla”.

Jarden è considerato un luogo magico ed è meta sia di pellegrinaggi organizzati (e autorizzati) che di una moltitudine di disperati che anelano di poter entrare e vivono accampati in una bidonville nata spontaneamente ai margini del parco. Incredibile il simbolismo esplicito di questa situazione e il parallelo con quanto sta accadendo ai confini dell’Europa… Ma torniamo alla trama: ottenere la cittadinanza o anche solo un permesso d’ingresso temporaneo a Jarden è molto difficile. Una recinzione metallica e un piccolo esercito di rangers che presidiano il ponte (unica via d’accesso alla città) rendono vano ogni tentativo. I personaggi della prima stagione (Justin Theroux, Amy Brenneman, Liv Tyler ecc.) ci sono ancora ma solo alcuni di loro compaiono verso la fine del primo episodio. Si inseriscono nella storia quasi in maniera casuale e ci si chiede perché e per come si trovino a Jarden, cosa gli sia accaduto dall’ultima puntata della prima stagione a oggi.

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Le risposte arriveranno nel secondo episodio che è praticamente speculare al primo e racconta la stessa vicenda da un diverso punto di vista. Entrambe le puntate portano una firma importante alla regia: Mimi Leder. La Leder aveva diretto molti episodi di due serie cult negli anni ottanta e novanta: “Hill Street giorno e notte” e “E.R.”. Nel 1997 si cimentò nella sua prima regia Hollywoodiana con il bellissimo “The Peacemaker” (interpretato da George Clooney e Nicole Kidman) seguìto da “Deep Impact” e altre due pellicole dalle ambizioni più alte ma dal budget più scarso. Il calo dei consensi da parte del pubblico la spinse a dedicarsi a tempo pieno all’attività di produttrice, ruolo che riveste anche in The Leftovers. Sono assolutamente convinto che sia il suo ingresso nella serie, in questa doppia veste, ad aver assicurato quella ventata di novità della quale si avvertiva un urgente bisogno! I due episodi diretti da lei sono vere e proprie perle, ma non sono le uniche nel corso dell’intera stagione che ne conta in tutto dieci.

The Leftovers 2 è quasi una serie antologica che, in molti episodi, punta il riflettore su uno o più personaggi in particolare e ne segue le gesta creando storie nelle storie che vanno ad intrecciarsi in un unico progetto narrativo. I tanti misteri che si accavallano e si susseguono a un ritmo forsennato, a differenza di quanto accadeva nella prima stagione, trovano spesso una spiegazione in una frase pronunciata casualmente, in una immagine, in una rivelazione improvvisa fatta a mezza bocca da un personaggio, in un evento all’apparenza casuale che getta nuova luce su fatti inspiegabili a cui si è assistito in precedenza. E lo spettatore gode del geniale lavoro di sceneggiatura, senza rischiare di rimanere deluso da misteri su misteri che si accumulano in maniera scomposta mortificando la propria sete di rivelazioni.

Ci sarebbe molto altro da dire e da raccontare. Nelle puntate finali la serie si spinge oltre ogni aspettativa, arrivando a mostrare e rivelare anche troppo. Un po’ il limite che contraddistinse la celeberrima “Lost” dove alla fine si raggiunse il punto di non ritorno causando la delusione di milioni di fans in tutto il mondo a causa dell’impossibilità di strutturare un finale degno di questo nome. Gli sceneggiatori di The Leftovers 2 osano, rischiano di strafare ma, tutto sommato (almeno dal mio punto di vista) centrano in pieno l’obiettivo consegnandoci, nell’angosciante finale, una serie rinnovata e ancora in grado di regalarci emozioni. Ora dovranno dimostrare di sapere il fatto loro nella terza (e, a quanto pare, ultima) stagione che dovrà fornire le tante risposte ai misteri rimasti ancora in sospeso. Personalmente, dopo questo magistrale “colpo di coda”… sono ottimista!

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2 risposte a REPORTER SERIALE: THE LEFTOVERS 2

  1. Patrizia Debicke ha detto:

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  2. Una cosa non sono riuscita a tollerare della puntata finale: il moccolo al naso che Theroux si è portato addosso per un’ora. 😉

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