RubriCate: IL RIFUGIO DELLE PUTTANE

prostdi Katy DarbyLiberAria Edizioni, 2016

Stephen Chapman, giovane medico attratto dalla ginecologia patologica, ed Edward Fraser, specializzando in teologia pastorale, dividono un alloggio per studenti a Oxford e stringono un’amicizia elettiva e viscerale che, almeno per Edward, è esclusiva e assomiglia all’amore. Sono entrambi brillanti e, ciascuno nel proprio ambito, stimati e ben inseriti nel contesto universitario inglese di fine ottocento. Provengono da buone famiglie, sono gravati delle aspettative dei genitori e, pur essendo coerenti con le proprie convinzioni, sinceri, portati a un confronto rispettoso e dialettico, concepiscono e agiscono il bene in modo differente. Edward, più cerebrale, morigerato, impermeabile ai moti del cuore che non riguardino l’amico, è mosso dall’etica e pare fortemente condizionato dalla reputazione, concetto che limita i suoi slanci e spesso si confonde con il pregiudizio. Stephen è appassionato, generoso, idealista e allo stesso tempo indulgente con le proprie fragilità. Tra i due, presto, una prima frattura, sulla decisione di Chapman di lavorare come medico e ricercatore in un rifugio per prostitute situato nel malfamato quartiere di Jericho e diretto da una conturbante e, agli occhi di Fraser, equivoca vedova di nome Diana Pelham. Una donna che, per sua stessa ammissione, disturba per la commistione di bellezza e intelligenza, sensualità, altruismo e forza di carattere. E una donna con un passato, quindi intaccata, altro imperdonabile dettaglio in una società maschilista e ipocrita tanto simile al nostro presente. Edward è infatti terribilmente preoccupato del giudizio sociale che, allora come oggi, certamente non andava per il sottile. Un dottore che si occupi con intenti filantropici di puttane, afferma, non può che essere sommariamente bollato come puttaniere. Alle dure obiezioni del teologo, Stephen ribatte con dolce fermezza prendendo le difese di ragazze costrette all’abiezione da una spaventosa miseria. Oggetto di mortificazione, oltre che sfruttate e violate. Incapace di accettare la separazione dall’amico del cuore, e la condivisione del suo affetto con una donna di cui diffida, Edward si attiva per smascherare la rivale. E’ stato infatti in passato, per una serie di coincidenze, testimone di un raggiro di Diana ai danni di un altro caro amico. Tutto sembra dargli ragione, ma la spasmodica brama di verità strumentale alla separazione tra Chapman e Diana, causerà sventure e lutti.

Una caratteristica di questo straordinario romanzo, modulato anche sulla smania di verità che anima un po’ tutti i personaggi, consiste proprio nel dimostrare che i punti di vista sono spesso condizionati dalle passioni e dal pregiudizio sociale che obbliga le donne, tenute ad abdicare a quanto spetterebbe loro, a tacere e a mentire. Afferma infatti Diana Pelham, verso la conclusione della storia, scrivendo al figlioletto che porta in grembo: “Se tu, che ti muovi nel mio ventre anche adesso, sei un maschietto, ringrazia di essere nato libero, bianco e inglese ma soprattutto di essere nato maschio; e abbi pietà e compassione dei membri di quel sesso reso debole più dalle domande, dagli obblighi e dalle ingiustizie che pesano sul loro capo, che da un’inclinazione naturale.”

puttaneObblighi e ingiustizie che rendono diffidenti verso la manifesta generosità di una donna straordinaria come lei, una donna che scardina gli stereotipi, laddove la superiorità femminile viene senz’altro intesa dagli uomini come dissimulazione di rapacità e di intenti distruttivi. In questa spietata ottica dell’Inghilterra tardo-ottocentesca, che ancora in qualche modo perdura, le colpe ascritte a Diana, per le quali è stata abbandonata, picchiata, fatta abortire, costretta alla fuga, a cambiare identità, a un’espiazione inutile e a un destino di solitudine, altro non si riveleranno che le omissioni di una ragazza timorosa di dimostrarsi per quello che era, talentuosa, spregiudicata, generosa, inesperta e imperdonabilmente povera. Edward dunque si affanna, quasi in preda a una monomania, a raschiare nel passato della promessa sposa dell’amico in cerca di un ritratto che ne sveli la natura diabolica. Ma nonostante l’apparente inconfutabilità di quest’ultima prova, Stephen continuerà a guardare Diana con occhi innamorati e scevri di pregiudizi. A valutarla per la nobiltà delle sue azioni, e l’abnegazione nella cura delle prostitute nel ricovero da lei diretto. Un personaggio straordinario questo dottor Chapman, ardente, generoso, idealista, tratteggiato da una scrittrice capace di calarsi nelle pieghe psicologia maschile e femminile, e di una prosa suggestiva, articolata, priva di fronzoli e smancerie.

La vicenda è scandita da tre angoli prospettici. Si susseguono, sotto forma di memoriale e testamento, le narrazioni dei protagonisti del singolare triangolo, l’uomo di chiesa, il medico e la donna. Ciascuno imprime alla storia le caratteristiche della propria personalità e ne vizia l’andamento. Mentre il lettore è obbligato a deragliare dalle proprie affrettate conclusioni, in una sorta di progressiva emancipazione dai preconcetti, condotto per mano dalla scrittrice che non cessa di aggiustare il tiro della trama finché non giunge, in uno strepitoso susseguirsi di colpi di scena, al disvelamento della verità. Nessuno dei protagonisti è immune da debolezze e colpe. Eppure paiono tutti spinti da un amore possessivo, ostinato e rapace. Poiché anche se Coloro che si battono per fare del bene sono condannati a fallire, scrive Katy Darby, in questo mondo sono felici coloro che hanno amato. E se è per eccesso d’affetto che molti errori anche esiziali sono stati commessi, è solo e ancora grazie all’amore che è possibile cambiare opinione e riparare, e infine lasciare un segno del proprio passaggio del mondo. Un romanzo coraggioso, Il rifugio delle puttane, ambientato nei sobborghi londinesi brulicanti di un’umanità che l’autrice non edulcora. Incantevoli i personaggi femminili minori, prostitute che si inerpicano sull’orrore della propria condizione, sempre pronte a soccorrere le più indifese, con qualsiasi mezzo, a tendere una mano. Capaci di riconoscenza e di slanci eroici. Una lingua, quella della Darby, ipnotica, incalzante. Esplicita, anche se priva di compiacimento, quando descrive nei dettagli le scene di sesso e i repellenti stupri dello spaventoso lord Lucky. Magistrale il resoconto della prigionia di Diana e delle dinamiche innescate con il suo carceriere, che ricalcano sapientemente il copione recitato dagli psicopatici e dalle loro disorientate vittime. Un finale commovente, forse prevedibile e in questo senso ancor più disperante, perché pare ribadire che le aspettative sentimentali e amorose, disattese e sabotate dal destino, falliscono quasi sempre. Ma possono comunque rifiorire, mutate, nella nascita di un bambino che racchiude in sé, ignaro frutto di un atto commemorativo e di riparazione, i germogli di nuove chance e di promesse intatte.

Recensione di Caterina Falconi

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Una risposta a RubriCate: IL RIFUGIO DELLE PUTTANE

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Grazie

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