Chi dice donne dice danno: parla Laura Costantini

Contributo tratto dal saggio  Scrivere? Non è un mestiere per donne

Esiste una questione di genere nell’editoria italiana? Oppure la quasi totale assenza di donne nelle classifiche editoriali e tra i vincitori di premi importanti è dovuta a un’oggettiva “inferiorità” qualitativa della scrittura femminile? Ma esiste una scrittura femminile? A queste e molte altre domande hanno risposto autrici famose ed esordienti, scrittrici che hanno pubblicato con case editrici importanti e altre che si sono rivolte all’editoria indipendente. Perché non si tratta di pretendere quote rosa, ma di capire perché, se tra i lettori e gli scrittori, le donne sono la maggioranza, la loro presenza negli scaffali sia ancora così scarsa. Vuoi vedere che in Italia scrivere non è un mestiere per donne?

lauradi Laura Costantini

Praticare uno sport è normale, scrivere no. Viene visto più come un hobby, un vezzo, tanto più se non porta guadagni.

E dal momento che guadagni, qui in Italia, con una sparuta minoranza di lettori e una mole di aspiranti pubblicatori, non se ne vedono, le sconsolanti conclusioni sono le seguenti:

– Il talento è necessario (e non date retta: a scrivere, professionalmente parlando, non si impara) ma non è sufficiente.

– Ammettiamo che abbiate talento, sappiate che la strada è in salita. Perché ci vogliono i contatti giusti (non ho detto raccomandazioni, ho detto contatti, conoscenze), ci vuole un progetto (e relativa conoscenza delle esigenze più profonde del mercato editoriale), ci vuole una buonissima dose di fortuna (sapete quella roba del manoscritto giusto nel posto giusto al momento giusto? quella) e se siete maschi, è meglio. 

Se siete maschi potrete:

  • chiudervi in una stanza a scrivere, dopo aver eventualmente litigato con la compagna/moglie/fidanzata, senza poi macerarvi in devastanti e anticreativi sensi di colpa;
  • terminare quella scena/capitolo/dialogo senza visualizzare montagne di panni da stirare, lavatrici da avviare, sughi che bruciano;
  • decidere di scrivere romanzi/racconti su quel cavolo che vi pare, nessun genere vi è precluso;

  • se decidete di indulgere in scene d’amore, meglio perché vi dimostrate sensibili, aperti alla vostra parte femminile, cuccabili;
  • se decidete di indulgere in scene di sesso, penseranno tutti che le avete vissute in prima persona e vi invidieranno a morte senza per questo darvi della zoccola;
  • posare per book fotografici professionali in pose pensose e/o sofferenti, postarle su facebook/twitter/instagram e raccogliere nugoli di ammiratrici;
  • utilizzare il vostro nome perché nessun editore, mai, vi chiederà di adottare uno pseudonimo femminile, al limite Giovanni Campolongo potrà diventare John Longfield, che fa decisamente fico;
  • avere un insopportabile successo personale di pubblico e di critica, senza per questo essere additato come persona che si è, inevitabilmente, prostituita con l’intero organico della casa editrice XYZ, dall’usciere all’amministratore delegato (p.s. le case editrici ce l’hanno un amministratore delegato? no? ci siamo capiti, comunque).

Se, invece, siete donne, tutto questo non vi appartiene.

Potreste sentirvi chiedere di cambiare nome/sesso (no, non a Casablanca, solo sulla copertina). E sareste già fortunate, vorrebbe dire che il vostro manoscritto è stato ricevuto, sfogliato, letto, valutato. Scoraggiate? Spero di no.

Noi donne siamo arrivate alla comunicazione scritta tardi rispetto agli uomini. I perché li viviamo ogni giorno sulla nostra pelle. Ma abbiamo fatto degli enormi passi avanti. Molti ne restano ancora da fare, ne siamo consapevoli. E le battaglie non ci hanno mai spaventate, giusto?

Gira un aforisma su Facebook che recita così:

C’è un momento in cui devi decidere: o sei la principessa che aspetta di essere salvata, o sei la guerriera che si salva da sé.

Non so chi sia l’autore o l’autrice. Quello che so per certo è che, nella mia vita professionale e privata, principesse non ne ho mai incontrate.

Guerriere sì, tutti i santi giorni.

 

Laura Costantini, romana, giornalista, scrittrice, ambasciatrice del Telefono Rosa dal 2013. Da sempre attenta alle questioni di genere, ha partecipato al progetto di Marilù Oliva per Elliot “Nessuna più” antologia di racconti contro il femminicidio, col patrocinio del Telefono Rosa. Ha pubblicato numerosi romanzi a doppia firma con Loredana Falcone, spaziando nei generi letterari senza mai tradire lo scopo di raccontare le donne rifiutando ogni tipo di stereotipo. Gli ultimi due usciti, con la fiorentina goWare, sono “Il puzzle di Dio”, thriller nominato miglior edito 2014 dai lettori del blog Liberidiscrivere, e “Ricardo y Carolina”, romanzo storico ambientato nel Messico di Benito Juarez.

 

 

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4 risposte a Chi dice donne dice danno: parla Laura Costantini

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Continuiamo a lavorare  sempre in salita.Anzi le scalate sono megliobacio  

  2. Maria Teresa Valle ha detto:

    Faticoso, ma non per questo molliamo la presa.

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