Chi dice donna dice danno: parla Maria Teresa Valle

teresaDa quando sono in pensione mi sono dedicata alla scrittura, ma non è di questo periodo che vi voglio parlare. Sicuramente in questo spazio le testimonianze provenienti da questo mondo sono numerose.

Mi piace, invece, ricordare il periodo precedente, quando per quasi trentacinque anni ho lavorato come dirigente biologa presso il più grosso ospedale della mia regione e uno dei più grossi d’Italia. (Uso l’aggettivo “grosso” perché, per dirla con il primario del primo laboratorio presso cui ho prestato servizio, l’ospedale San Martino era “big, but not best”).

Devo dire che per fortuna nella pubblica amministrazione gli stipendi erano stabiliti da contratti nazionali sulla base delle mansioni e perciò uguali tra maschi e femmine. Naturalmente le donne in funzioni apicali si contavano sulle dita di una mano, ma questo discorso ci porterebbe lontano.

Personalmente non ho mai sofferto nella competizione, che pure c’era, all’interno del laboratorio, tra uomini e donne, grazie al mio carattere. Ricordo qualche episodio in cui colleghi maschi hanno cercato di usare armi tipicamente maschili per dimostrare la propria superiorità, ma con me non l’hanno spuntata. Non mi sono mai fatta intimorire e ho sempre cercato di farmi valere per quello che sapevo fare.

C’è però una cosa che ho sofferto e che credo non sia ancora stata superata, ed è quella mentalità strisciante, diffusa e contagiosa come una mala erba infestante, che è tanto difficile da combattere quanto più è radicata, come solo i pregiudizi possono essere. È l’idea comunemente diffusa, quasi inconscia, che la donna sia e debba essere sempre un gradino più giù dell’uomo.

Nel mio caso si concretizzava nel fatto che i pazienti, gli ospiti, i parenti, comunque persone che si trovavano occasionalmente in ospedale, di fronte a me e a un collega maschio, vestiti con lo stesso identico camice bianco, con il cartellino identificativo appeso al bavero, riservavano a lui l’appellativo di “dottore” e a me quello di “signora”. Non era certo il fatto di essere privata del titolo che mi spettava di diritto che mi infastidiva, non era una questione personale. Era la constatazione che di fronte a un uomo e una donna il pregiudizio poneva quest’ultima sempre dietro all’uomo.

Non ho mai fatto nulla per affermare che anche a me spettava lo stesso titolo del collega, ma se incidentalmente la cosa diveniva chiara, nessuno ha mai pensato di scusarsi con me. Leggevo nei loro volti un’espressione che diceva pressapoco : “E chi lo sapeva che anche tu eri laureata, sei una donna!”

Maria Teresa Valle è nata a Varazze (SV), risiede attualmente a Genova. Sposata, ha due figli e due splendidi nipoti. Laureata in Scienze Biologiche ha lavorato per molti anni in qualità di Dirigente Biologa all’Ospedale San Martino di Genova. Per i tipi dei Fratelli Frilli Editori ha pubblicato:La morte torna a settembre (2008), Le tracce del lupo (2009), Le trame della seta (2010), L’eredità di zia Evelina (2012), Il conto da pagare (2013), La guaritrice (2014) e Burrasca (2015). Su soggetto del gruppo Neverdream (Rock Progressive) ha scritto “The circle” CD e libro, scaricabili gratuitamente qui. Ha pubblicato inoltre svariati racconti in molte antologie

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in chi dice donne dice danno, Uncategorized e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Chi dice donna dice danno: parla Maria Teresa Valle

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    Brava Maria Teresa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...