Caligola, Impero e Follia di Franco Forte,

forteCaligola, Impero e Follia  

di Franco Forte, Mondadori 

a cura di Patrizia Debicke

Caligola, Impero e Follia di Franco Forte, una ardita rivisitazione della vita dell’imperatore meno conosciuto e più odiato della storia.

Ma chi era veramente Caligola?

Si è detto, scritto e filmato di tutto, raccontando il possibile e l’impossibile di ciò che avrebbe fatto o dovuto fare nella sua breve vita di ventinove anni di cui solo quattro al potere di Gaio Giulio Cesare Germanico, detto Caligola.

Per esempio il “Caligola” teatrale di Camus, è un dramma emblematico sugli imprevedibili e catastrofici avvenimenti provocati dalla passione, quando siano collegati all’esercizio del potere assoluto. Quasi un “Cerbero che a tre teste” (Passione, Poesia, Potere) che “caninamente latra” e detiene il comando, guidato da una logica tutta sua. Un eroe negativo dichiarato. Un reo confesso. La tenacia con cui insegue il suo obiettivo di morte e distruzione, lo trasformerà in autodistruzione e “suicidio”. Un Caligola inquadrabile in una strana e perversa normalità. Sì, è giovane, ma questo non giustifica il suo malvagio accanimento. Sì, ha subìto un trauma (la morte della sorella-amante Drusilla), ma nel testo di Camus del ‘58, il fatto non appare fondamentale e gli altri personaggi e lui stesso negano che abbia veramente importanza rispetto al suo umore. No, un Caligola sofferente, fragile, con il corpo molle, fiacco, come spezzato dentro, e carico solo di lucida rabbia, ribalta la debolezza in forza, trasforma la logica in degenerazione con un semplicissimo ragionamento:

Non è forse più immorale derubare i cittadini direttamente che far scivolare con discrezione delle imposte indirette sul prezzo di beni di cui non possono fare a meno?Governare è rubare, lo sanno tutti. Ma c’è modo e modo. Per quanto mi riguarda, ruberò con franchezza.

Tesi molto interessante anche se forse non condivisibile.

Ma giriamo completamente pagina. Il “Caligola” di Franco Forte stravolge in parte la figura dell’imperatore che vive nell’immaginario collettivo: un despota dissoluto, sanguinario e folle, che si macchiò di stragi e nominò il suo cavallo come primo tra i senatori (“Nominerò Incitatus console, con la ratifica del Senato”). Per fare qualche paragone più attuale: un monarca con abitudini simili alle sfrenate esibizioni erotiche del libico colonnello Gheddafi, che si circondava di amazzoni, con la sua passione per il lusso, oro e gioielli e tante altre eccentricità, come i guanti bianchi che portava sempre per non toccare mani sporche di sangue ( boh! E la sue???) o, persino peggio, il crudele dittatore nord coreano Kim Jong, un assassino patentato, incontrollabile, capace di giustiziare ciascuno dei suoi sudditi per il minimo sospetto.

Ma, ripeto, chi era veramente Caligola?

Fu certamente un personaggio discusso, molto popolare tra i plebei ma politicamente sempre contro i patrizi, dai quali provenivano gli storiografi, Svetonio e Cassio Dione, che gli appiopparono mille nefandezze, dipingendolo come un mostro. Certo il suo comportamento verso gli aristocratici e il senato non fu troppo diverso da quello di Tiberio, inesorabile e improntato al disprezzo nei confronti della classe senatoria che, probabilmente, riteneva corresponsabile delle disgrazie della sua famiglia. E, purtroppo, su di lui non ci è giunto quanto è stato scritto negli Annales da Tacito, lo storico del periodo imperiale, unanimemente ritenuto il più rigoroso e il più imparziale.

Pare che Caligola arrivasse al metro e novanta di altezza, che negli ultimi anni di regno (quindi ancora molto giovane) fosse diventato quasi calvo, come il pro-prozio Giulio Cesare, che avesse viso triangolare e occhi incavati e penetranti. Sappiamo anche che era magro, agile, scattante e un ottimo conduttore di quadrighe, tanto da poter competere con i campioni del circo. Sappiamo anche che fu molto amato e che all’inizio pare abbia governato bene. Fu liberale con il popolo e diminuì le tasse per tutti. I moderni studiosi gli riconoscono grande abilità strategica e militare, che gli fece utilizzare meno e meglio le legioni, garantendo le frontiere dell’impero con minore dispendio di uomini. Poi… mah?

Certo che il potere è pericoloso, mette su un piedistallo, crea sospetto e soprattutto invidia.

Nella sua ardita ricostruzione storica che copre ben ventiquattro anni, Franco Forte tratteggia la prima infanzia del futuro imperatore, nipote di Augusto, terzo figlio maschio di Germanico Giulio Cesare e di Agrippina, figlia di Agrippa e di Giulia. Va a cercare nella Gallia, nel contesto familiare e storico dei primi anni del I secolo dopo Cristo e in seguito ad Antiochia, dove Germanico, suo padre, fu eliminato dietro istigazione di Tiberio e ordine di Gneo Pisone governatore della Siria, le cause scatenanti dell’Abisso (parte III del romanzo) e della Follia (parte IV) nella quale precipitò Gaio Cesare Germanico, ribattezzato dai legionari romani, che l’adoravano, “Caligola” (sua sorella Drusilla era la sola che avesse il permesso di chiamarlo ancora Gaio) per via dei calzari militari che gli piaceva portare.

Franco Forte

Franco Forte

In un clima di delazioni e continui tradimenti, sempre messo in pericolo dai dissapori familiari e dalla paura dei ricatti anche morali (“Quando Gaio… aveva saputo del suicidio della madre, aveva tirato un sospiro di sollievo…”), dalle fratricida lotte dinastiche per la successione di Tiberio, da odi e vendette (“Chi dobbiamo mandare a processo, oggi? …) mentre le denuncie e le accuse tra i senatori erano pane quotidiano ), Caligola che aveva giurato di vendicarsi, fingeva, taceva, si faceva occhi e orecchie, osservava e ascoltava tutto e tutti (“Non è la prima volta che ci spii, vero?”). Aveva capito infatti che per lui l’unico mezzo per sopravvivere  e coprirsi le spalle dipendeva da quanto riusciva a sapere sugli altri. Un difficilissimo percorso di vita, sempre con il timore di farsi scoprire, sotto il perenne controllo del prozio Tiberio che, nonostante fosse vicino agli ottanta, era vigile e spietato. Una scuola sempre più dura e faticosa, ma che lo portò a prepararsi la strada, a stringere utili alleanze, a eliminare senza rimorsi il vecchio imperatore e, a venticinque anni, a sedere al suo posto acclamato come princeps sul trono di Roma. Poi, in un continuo avvicendarsi di avvelenamenti (ne uccide più una tazza di veleno che la spada), consolidò il suo potere. Altre congiure, intese di comodo e continui tradimenti per un romanzo che si legge tutto di un fiato, fosco e avventuroso quanto l’immaginaria e celebre saga fantasy Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R. Martin e – caso straordinario o no? – guardando il busto di Caligola giovinetto è impossibile non notare  l’incredibile somiglianza con l’attore irlandese che, nella serie televisiva Il trono di spade, tratta da detta saga, ha interpretato il ruolo di Joffrey Barathon, il giovine re folle.

Ambientazioni straordinariamente suggestive, le inaccessibili foreste delle Gallie, la grandiosità orientaleggiante di Antiochia, la stupenda reggia imperiale di Capri, il lago di Nemi (“Lo Specchio di Diana e, oltre l’orlo del cratere che racchiudeva il lago… Anzio, la città in cui era nato”) e la straordinaria possanza e maestosità di Roma imperiale. Non guasta il piano narrativo erotico che corre in parallelo alle ingegnosità politiche e ai delitti preordinati per salvaguardare un imperatore sempre più orientato verso i modelli di monarchia divina all’orientale. E una certezza:

Insieme al denaro e alla lusinga del potere, il piacere sessuale era lo strumento più semplice per ottenere ciò che si voleva e Gaio aveva capito che saperne sfruttare i segreti e le tecniche più raffinate avrebbe potuto dargli modo di mettersi in vantaggio su molti.

Dominano la lussuria e la cupidigia più sfrenata. E sono tante e diverse le sfumature dell’erotismo fatto suo da Caligola (altro che sfumature di grigio!). Si comincia con l’iniziazione a cinque anni, con la sfrenata e predatrice sessualità dei soldati. Per poi costringersi a quattro matrimoni, fino a trovare una donna che lo renderà padre. Concedendosi ogni inclinazioni sessuale (“Alternando l’impeto dell’amore romano con la passività di quello greco”), sfuggente, esibizionista con la bella Ennia di fronte al marito Macrone, incestuoso con l’adorata sorella Drusilla (“La sorella era la sola di cui gli importasse veramente qualcosa, oltre a se stesso”) forse l’unica che l’abbia mai amato veramente senza secondi fini. Lei e il trans Micenio (“Ti presento Micenio, disse Agrippa indicando la schiava”) che si farà uccidere con il suo padrone.

Caligola fu assassinato a 29 anni da un gruppo di pretoriani al comando di Cassio Cerea che aveva conosciuto da bambino in Germania.

Eh già! Perché il senato tramava. Voleva liberarsi di un tiranno che era diventato scomodo e che pretendeva di essere trattato come un dio. E Roma, nei secoli, ha sempre avuto il tirannicidio facile.

2015, pag. 403,  Euro 18,70

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Una risposta a Caligola, Impero e Follia di Franco Forte,

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    grazieee

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