Chi dice donne dice danno: parla Camilla Ghedini

camillaSono sincera. Non credo che la parità di opportunità – definirla di genere mi pare svilente – sarà mai raggiunta, seppure ritengo giusto continuare a perseguirla, approssimarsi. Quel che mi chiedo è altro. Ossia quando, accanto alla nostra rincorsa a pretendere ‘uguale’ rispetto e considerazione, con particolare riferimento al mondo delle professioni e dell’arte, vedremo gli uomini fare altrettanto? Mai che si alzi una voce maschile a rivendicare gli stessi diritti nostri. Mai che si parli di un’emancipazione maschile. Di una retrocessione maschile. Di un’umiliazione maschile. Eppure, io sono certa che anche il più ‘virile’ e ‘colto’ e ‘affermato’ dei maschi qualcosa ci invidi. Ma col piffero che lo grida ai quattro venti, ammettendolo. Il fatto è che siamo spesso noi ad alimentare il loro ego, a dare loro il potere di darci voti, di essere ‘concessivi’ verso di noi. Non è inusuale imbattersi in dichiarazioni del tipo «non mi sono mai sentita sminuita nonostante io sia donna». Affermazioni fatte con la maggiore onestà intellettuale, e forse gratitudine, ma per cosa? Alla fine, la verità è che noi stesse, quando siamo trattate alla ‘pari’ ci meravigliamo e quasi quasi, appunto, ringraziamo, confermando così la nostra esistenza ‘parziale’. Per non parlare poi del compiacimento di fronte a ‘lusinghe’ del tipo «sei una donna con le palle». Vi prego, è un’immagine terribile.

C’è da dire, che il gentil sesso, a fare danni, dà un bel contributo. E faccio un esempio. Tempo fa, nella mia rubrica Versione Santippe, sulla storica rivista femminile Noi Donne, ho fatto un pezzo provocatorio sulle mogli di…. Ponevo una semplice domanda: «Ma a cosa è servito battagliare per il raggiungimento della parità d’istruzione, di diritti, di carriera, di guadagno, se c’è ancora chi rinuncia alla propria identità per darsi valore con quella del compagno?». E di ragionamento in ragionamento arrivavo alla conclusione che «finché ci saranno signore che partecipano a queste fiction perbene e perbeniste, allora, strade verso il riconoscimento del proprio valore, le donne, faticheranno a farne. Ma non prendiamocela coi ‘maschi’, che a sbagliare questa volta sono le ‘femmine’». Ebbene, c’è stato chi mi ha tolto il saluto. Guarda caso una moglie di. Accanto, va detto, c’è stato chi ha affermato «è stato come vedermi riflessa». E ha ‘riflettuto’.  Non mi cimento volontariamente nell’analisi dei diritti ancora inesplorati in certa parte del mondo, per riscattare la quale anche noi dobbiamo lottare, dando un contributo, perché certe ‘schiavitù’ – intellettuali, famigliari, sessuali – ci devono fare orrore. Ma rimanendo al qui, e ad oggi, io sono certa che se fossi stata ‘uomo’ avrei avuto altre strade. Quanti giornalisti free lance o liberi professionisti conoscete? Certamente meno delle donne, perché i maschi stanno preferibilmente in redazione. Ma io la vedo positivamente. Noi abbiamo il coraggio di fare altre scelte, di osare, di sperimentare  differenti soluzioni, di non avere un contenitore a parte il nostro nome e cognome, che diventa reputazione. Rischiamo di più ma non barattiamo. Io aspetto, fiduciosa, il giorno in cui gli uomini rivendicheranno di essere come noi. E quel giorno, davvero, dire donne sarà dire danno. Ma per loro.

 

Camilla Ghedini, classe 1973, vive a Ferrara. Giornalista professionista dal 2005, esercita in libera professione nel campo della informazione/comunicazione convenzionale e integrata, per Enti e Istituzioni, nel campo della politica, dell’impresa e della sanità. Organizza e modera eventi e dibattiti di interesse collettivo. Già collaboratrice del Il Sole 24 Ore Centro Nord (settimanale di approfondimento poi chiuso), collabora con il Gruppo Qn, con particolare riferimento alla pagina della Cultura e degli Spettacoli de il Resto del Carlino di Bologna e Ferrara, con Noi Donne, il mensile nazionale di politica, cultura, attualità su cui ha una sua rubrica, Versione Santippe, in cui tratta con taglio ironico e a tratti irriverente argomenti d’attualità, dalla malattia al potere all’amicizia. Ha scritto diversi libri affrontando e romanzando macro temi universali,  da Amo te. Starò con lei per sempre (Giraldi Editore, 2015), in cui tratta del tradimento mettendo a confronto sentimento ‘sociale’ e ‘individuale’; Giustificazioni di un marpione perbene (Editori Riuniti, 2008), con l’eterno conflitto, in vignette, tra il desiderio della donna di salvare l’uomo e la capacità di quest’ultimo di farglielo credere; Io cattiva? No, io precaria. Manuale del lavoratore flessibile, (Edimond,  2007), in cui sviscera, sotto forma di dialogo immaginario tra un dipendente e un datore di lavoro, il problema della flessibilità e del mobbing ‘autorizzato’. Tra diverse pubblicazioni sulla storia del territorio, in collaborazione con le istituzioni, ricordiamo: Una famiglia lunga un secolo (Este Edition, 2006), storia del ‘900 narrata ai ragazzi sotto forma di dialogo tra una bambina e i suoi nonni; Racconti Artigiani (Este Edition 2011), con testimonianze e ricordi di chi ha praticato professioni ormai estinte, dal maniscalco al campanaro

Tutta l’attività è ravvisabile qui  

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Una risposta a Chi dice donne dice danno: parla Camilla Ghedini

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    avanti tutta

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