Librai per passione: parla Mauro Smocovich

NOME LIBRERIA:

LA LIBRERIA TALPA – RUSCONI LIBRERIE BELLUNO

UBICATA: VIA IPPOLITO CAFFI 26M (GALLERIA CAFFI) – BELLUNO

LA TALPA SUL WEB

NOME LIBRAIO: MAURO SMOCOVICH

mauro

La prima domanda è quella fatidica che ti avranno rivolto già molte altre volte: in un momento di crisi come questo, in un paese in cui, forse per fare un’iperbole, si dice che il numero di scrittori equipari (quando non addirittura superi) il numero di lettori, la scelta di aprire una libreria è coraggiosa. Come ci sei arrivato?

Di questi tempi, forse la scelta di aprire una libreria è più da folli che da coraggiosi, soprattutto in un centro storico come quello di Belluno che è molto bello, ma poco valorizzato dagli amministratori locali, poco visitato e frequentato sia dai turisti che dagli autoctoni. Un centro che conta quattro librerie oltre la mia. Ancora adesso alcuni clienti che entrano in negozio mi chiedono “Da quanto tempo è aperta la libreria?” dimostrando di non essere passati in centro per un anno e mezzo, o quanto meno di non essersi guardati attorno, oppure “E dov’era prima questa libreria?” come a dire che una libreria può chiudere, al massimo può spostarsi, ma una libreria che apre ex-novo è inconcepibile da immaginare. Sicuramente non si apre una libreria per diventare ricchi, a meno che tu non sia il super mega capo direttore generale massimo azionista di una società miliardaria che apre l’ennesimo punto vendita e che ha le mani in pasta anche in molteplici e svariati altri settori, ma in quel caso sarebbe per diventare “più” ricco. Per quanto mi riguarda, avevo desiderio di staccare dall’attività di libero professionista e cercavo una nuova strada da percorrere. Per diversi anni ho frequentato il mondo editoriale dalla parte degli autori, o come piccolo editore, ghost writer, sceneggiatore di fumetti, curatore di riviste et cetera (ancora adesso svolgo, anche se di meno, alcuni di questi ruoli). Ne ho viste abbastanza, almeno per i miei gusti, da potermi prendere una pausa tonificante. Il mondo editoriale (come il mondo in senso più vasto, d’altronde) sarebbe un bel posto, peccato che sia frequentato da certi tristi personaggi.

Quando un luogo è frequentato da esseri umani non tardano ad arrivare prevaricazioni, invidie, gelosie… mancanza di rispetto del lavoro altrui, e non mancano i pagamenti a singhiozzo o con enormi ritardi, e c’è ancora qualcuno che mi deve dei soldi (come si direbbe in qualche film noir). Gli scrittori, gli autori tutti, hanno ovviamente tutti i tremendi difetti degli esseri umani; però, avendo la possibilità di usare tante belle parole per coprire i loro misfatti, spesso credono di essere immuni da certe bassezze o arrivano ad ascriverle al personaggio di scrittore, improvvisandosi attori e fingendosi modesti, o maledetti, a seconda dei casi. Fingono nella scrittura e nella realtà. E quindi senza raccontare del perché e del percome troppe delusioni umane e lavorative mi abbiano fatto stancare di quell’ambiente, ho ritenuto che fosse giunto il momento di prendermi una pausa per non disamorarmi troppo della scrittura e del mondo editoriale visto dalla parte di chi scrive. Meglio tenere distanti l’autore dall’essere umano perché quasi sempre si viene delusi. Ed io allora, almeno per un po’, mi terrò lontano in modo da ricaricarmi. Nel frattempo faccio il libraio. Certo, il campo è sempre quello dei libri, ma c’è meno coinvolgimento con gli autori. Ho lavorato in un paio di librerie per 8 anni, in una Libreria Feltrinelli e in una libreria ubicata all’interno di una stazione ferroviaria abbastanza trafficata, quindi ne ho viste tante anche lì, perché attorno alle stazioni gira sempre una fauna abbastanza variegata e di dubbio gusto, oltre ai consueti viaggiatori, ma non sono ancora arrivato al largo dei bastioni di Orione come direbbe il replicante nel film “Blade Runner”, e non ci tengo neanche ad arrivarci. Stare in mezzo ai libri mi rilassa, per questo motivo quando ho deciso di aprire un negozio ho optato per la vendita di libri e fumetti. E, per finire, come dice lo slogan stesso della libreria: “meglio un libro che male accompagnati” e, guardando il bicchiere mezzo pieno: se è vero che ci sono più scrittori che lettori, potrebbe semplicemente voler dire che quei pochi lettori che ci sono hanno una sempre più vasta scelta di testi da leggere.

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Gli altri come hanno reagito?

I miei cari sono rimasti contenti perché mi hanno visto soddisfatto nell’avventurarmi per nuove strade. Conoscendomi, sanno che ogni cosa che faccio la faccio con coerenza e costanza. Anche quando sembra che faccia avventatezze, dietro c’è sempre una coerenza di vita e di intenti. Quelli che mi conoscono meno sono rimasti perplessi della mia scelta. Aprire una attività in proprio di questi tempi è drammatico, ho visto negozi aprire nello stesso periodo in cui ho aperto il mio e li ho visti chiudere nemmeno un anno dopo. È un campo di battaglia in cui si è costantemente massacrati da tasse e spese varie e le entrate sono poche e sofferte. Però, col passare del tempo, ho raccolto diversi complimenti e apprezzamenti, sia per quanto riguarda la gestione che il negozio in sé.  Appena apri una libreria i primi a venire sono quelli che ti vogliono dare il loro libro autoprodotto, o vendere pubblicità, o vendere libri e fumetti usati (e il 99 per cento non è nemmeno tuo cliente né lo sarà mai). Ma sin da subito sono venuti anche i clienti entusiasti che hanno creato un nucleo solido e costante e che ancora adesso apprezzano la libreria. È gratificante.

Raccontaci una reazione che prevedevi…

La perplessità altrui. Quella me l’aspettavo. La gente ama solo criticare e spesso non è nemmeno brava a farlo. Però trova sempre qualcosa da dire e ridire su come e cosa farebbe meglio di te, pur non avendo fatto niente del genere in vita sua.

e una reazione inaspettata

Certo, ho aperto una libreria proprio per vendere libri e più clienti vengono meglio è. Però proprio non me l’aspettavo che con tante librerie a Belluno in molti scegliessero la mia. Spesso mi chiedo cosa possa portare queste persone a fare questa scelta, quasi sarei tentato di fare un questionario. A parte quelli che passano per caso o che trovano più comoda o utile la posizione rispetto alle loro abitudini, ci sono quelli che vengono apposta (!!). Non sono tantissimi ma fa molto piacere sapere che ci sono e che ti hanno scelto.

Da piccolo cosa rispondevi quando ti chiedevano che lavoro volevi fare?

Il cuoco, ma ben presto mi sono reso conto che non mi interessava farlo di mestiere. Saper cucinare bene a casa propria, di questi tempi in cui si trova di tutto e di più, pronto e impacchettato, è già tanto. Adesso potrei essere un buon cuoco di trattoria, ma molto alla buona. La trattoria Talpa però è solo a casa, per me e la mia sposa.

Una cosa del tuo nuovo lavoro che ti manda in panico

Più che panico è una preoccupazione costante. Si tratta dei pagamenti, sempre più numerosi e assurdi. Per legge sei obbligato a pagare un sacco di cose anche se non ne usufruisci. E sono tutti lì come avvoltoi. Una delle prime visite che ho ricevuto è stata quella della SIAE che voleva accertarsi che non mettessi musica nel mio negozio. L’addetta girava per il negozio come un segugio a caccia della preda nascosta. E la prima bolletta dell’acqua è arrivata più costosa di quella di casa, anche se in libreria l’acqua non la uso quasi mai. Ti chiedono grossi anticipi in attesa di un probabile conguaglio, intanto prendono i soldi e poi si vedrà. Nel frattempo rischi di chiudere il negozio per i troppi pagamenti. Per quanto mi riguarda cerco sempre di adempiere ai miei doveri ed è per questo che non riesco a sopportare chi mi deve qualcosa.

Una cosa che ti affascina

I libri, ovviamente. Essere circondato dai libri è importante per me. Gli scaffali della libreria sono anche più bassi di quelli che ho a casa, che arrivano al soffitto. La parete bianca e vuota mi sa tanto di ospedale. Il libro è vita.

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Una cosa che devi imparare

A riposare, devo imparare a riposare. Dormo il necessario e non riesco a stare a casa senza fare niente. Ora che c’è la libreria, per riposarmi devo andare fuori città. Altrimenti se resto a Belluno, prima o poi vado a vedere in negozio cosa c’è da fare, dopo aver fatto quel che c’è da fare a casa. E andare fuori Belluno, la maggior parte delle volte per me significa farsi due o trecento chilometri verso l’Austria, la Germania, la Slovenia o la Croazia, o in giro per il Triveneto. Sono arrivato a Vienna, a Maribor, a Pola e a Monaco, in auto. Sto organizzando per andare fino in Danimarca. Quando viene sera e stacco dal lavoro, torno a casa e mi metto a cucinare per il giorno dopo. Delle volte cucino quattro piatti diversi per tutta la settimana, così ho tutto pronto per la pausa del pomeriggio, che è di circa un’ora, o per quando torno la sera. Certo, c’è anche mia moglie che aiuta, ma anche lei lavora fuori casa ed il tempo di preparare il pasto o mettere a posto casa è sempre poco per tutti e due. La libreria l’ho costruita pezzo per pezzo io personalmente, da solo, e faccio tutto io, cassiere, commesso, magazziniere, e sono due piani di libreria per 120 metri quadrati di spazio. All’inizio, con la libreria ancora da sistemare e il natale alle porte mi sono infiammato i legamenti di tutte e due le ginocchia e invece di stare a casa a riposare, ho continuato a lavorare sopportando un dolore cane che è durato per tre mesi, visto che non davo tregua alle mie gambe. Ad un certo punto avevo dolore anche solo a stare fermo. Non so neanch’io come alla fine il dolore sia passato. E meno male, perché altrimenti solo all’ospedale avrei dovuto riposare per forza, ma forse neanche. Ma c’è così tanto da fare nella vita… E secondo me non sono più fortunati, intelligenti o più furbi, quelli che si fanno fare le cose, o passano il tempo a non fare niente. Chi fa da sé fa per tre. E vive.

Una cosa che potresti insegnare

Non so se sarei in grado di insegnarlo, perché per me dipende anche dall’interesse ad apprendere che c’è dall’altra parte. Visto che la pazienza di insegnare ce l’ho solo a queste condizioni, altrimenti lascio perdere. Quel che ho imparato l’ho fatto guardando o leggendo. Sono molto curioso e quel che non so, chiedo per saperlo, magari lo chiedo proprio ai libri. Perché ovviamente i libri non sono altro che persone a cui chiedere. Comunque sia, quel che potrei divulgare, più che insegnare, potrebbe essere l’idea che se tutte le strade non sono percorribili o troppo difficili, si può sempre aprirne una nuova.

3In tema di case editrici. Una cosa che non ti piace

Non mi piace che secondo molte case editrici devi essere ricco per aprire una libreria. E poi sono troppo influenzate dalla mondanità e dal consumismo, sfornano libri in continuazione. Libri sempre più inutili che non durano neanche una settimana. Non mi piace quando gli editori pubblicano o ripropongono libri, rincorrendo le notizie di cronaca fino al limite dello sciacallaggio. Questo costante seguire la moda e la pubblicità. Da alcune case editrici mi arrivano informative appena muore un poeta, o ci sono fatti di sangue nel mondo, con un elenco di libri da proporre in vetrina o che stanno ristampando per l’occasione. E libri interessanti e importanti mancano da decenni sugli scaffali delle librerie. Se proprio non si può fare a meno di pubblicare schifezze, non si potrebbero utilizzare quegli introiti per pubblicare libri un po’ più dignitosi?

Aggiungerei qualcosa che riguarda alcune librerie, che sono legate a gruppi editoriali. Ultimamente ho notato che vengono svuotate sempre più dai libri per sostituirli con caramelle, cartoleria, cd, dvd, magliette e mutande. Le grandi catene si stanno adattando a un livello medio basso di cultura e riempiono le vetrine di un solo titolo. Le grandi catene ormai sono come i supermercati. Tempo fa in una grande libreria di una famosa catena, ho visto togliere tutti i libri di una grande casa editrice dalla vetrina, e istruire i commessi affinché non proponessero ai clienti i libri di quella casa editrice, solo perché tra le due ditte era in atto un braccio di ferro, una trattativa che riguardava la scontistica di vendita dall’editore alla libreria. Insomma, era in atto un boicottaggio vero e proprio, affinché l’editore si decidesse ad applicare uno sconto maggiore alla catena di librerie. I piccoli librai sono quelli che veramente tutelano la cultura. C’è una libreria a Venezia che vende solo libri di piccole case editrici. Le auguro lunga vita. Anche qui, se proprio non si riesce a fare a meno di proporre e vendere libri dell’ennesimo personaggio televisivo, non si potrebbero utilizzare quei guadagni per investire in titoli migliori? La mia libreria è legata ad un franchising con la Rusconi Librerie che mi dà piena libertà di scegliere cosa avere o meno nel mio negozio e mi agevola per il contatto con le grandi case editrici, alcune me le fanno avere in conto vendita. In sostanza la mia è una ditta individuale che viene aiutata dal gruppo Rusconi. Così mi pare che funzioni davvero bene.

Una cosa che invece ti piace

Delle case editrici e delle librerie mi piace tutta quella parte che con grande sacrificio investe in cultura e dà spazio a libri intelligenti.

Un libro cui non rinunceresti mai in negozio (e perché)

Non rinuncerei mai al libro da leggere, per me. Non ho una libreria personale solo a casa, ma anche in negozio, dietro il bancone della cassa. Lì metto tutti i libri che sto leggendo o semplicemente sfogliando in quel periodo.

C’è un titolo che ti rifiuti (o ti rifiuteresti, se potessi) di vendere?

No, nessun libro. Tutto si può leggere. Sta all’intelligenza delle persone e al loro discernimento capire cosa si sta leggendo. Secondo me il libraio non fa l’educatore o il censore.

La filosofia della tua libreria

Meglio un libro che male accompagnati. La mente è una prigione, il libro allarga le mura entro cui siamo confinati. Non fatevi dire cosa leggere, non cercate sempre un libro preciso, venite in libreria e fatevi chiamare dal libro sullo scaffale. Alle volte sta aspettando solo voi per essere letto.

4Secondo te, visto che il mercato librario non naviga in buone acque, quale sarebbe una soluzione per risollevarne le sorti? Proponi tre provvedimenti.

Eeeeh. Non si tratta solo delle vendite dei libri, ma soprattutto di mancanza di cultura. È vero che si vendono pochi libri e la gente legge poco, ma soprattutto è vero che se legge, legge una serie di sciocchezze. Ci vorrebbe una rivoluzione. Ci vorrebbe un piano quinquennale per l’eliminazione della bestia. Anzi, per l’eliminazione di varie bestie. L’ignoranza, l’arroganza, la prevaricazione… Ormai è tutto malato. Il governo, il commercio, la comunicazione… tutto dovrebbe cambiare. La gente compra quel che compra perché così gli viene detto di fare, e si producono certe cose perché è la gente che le vuole, perché le è stato detto di volerle. È tutto sbagliato. Tutti vogliono essere originali. Ma lo si è sempre all’interno di alcuni stereotipi precisi. La comunicazione è tutta sbagliata: devi consumare di più, devi farti valere, conta più che macchina grande hai piuttosto che la sicurezza stradale, della donna puoi fare quello che vuoi, uccidi il diverso che ruba il tuo spazio vitale. È molto più facile dare spazio all’insulto, alla prevaricazione, alla violenza, allo sfogo bestiale che trovare il tempo e la fatica per crearsi una propria e seria cultura, avere una propria personalità. Ci vorrebbero più interventi da parte del governo per dare spazio alla cultura, per eliminare l’ignoranza. Ma figuriamoci. C’è un analfabetismo di ritorno inquietante. La scuola è denigrata, gli stessi politici che dovrebbero governare seriamente impazzano sul web pieni di ignoranza a scrivere stupidaggini, a incitare all’odio, a scrivere ignobili frasi slogan… Prima di arrivare ai libri c’è tanto da fare in altri campi. La cultura, il buon senso, l’intelligenza sono invischiate nella pece nera del consumismo. Se i supermercati sono pieni di libri spazzatura superscontati è proprio perché i libri e la cultura sono trattati come merce da vendere in bancali, come si fa ormai con la carne, con le verdure, con tutto il resto. Cosa sbagliata anche questa, non si dà più valore a nulla, si vuole tutto, troppo e subito, a portata di click della tastiera di un computer o di un tablet. La grande distribuzione ha permesso a tutti di avere tutto in qualsiasi posto ma di contro ha svilito qualsiasi libro riducendolo a semplice merce. Il piccolo libraio non può fare sconti perché non gli è permesso dagli editori. Il margine di guadagno è troppo basso. E così ne approfittano le grandi catene che trattano i libri come barattoli di fagioli. Gli sconti fatti in questo modo non aiutano la cultura, la sviliscono. I piccoli librai sono schiacciati e i lettori senza neanche accorgersene vengono omologati a una selezione di pubblicazioni di basso profilo. Come già detto, se proprio non si può fare a meno di pubblicare e vendere schifezze, che si utilizzino quei guadagni per reinvestire in cultura.

E adesso ci intrufoliamo nella tua vita. Una cosa che fai malvolentieri

Le chiacchiere da bar con i perditempo. Non le sopporto. Sono un buon conversatore, so stare in compagnia, ridere e scherzare. I miei amici e frequentatori mi ricordano sempre come affabile, brillante, ma la gente monotona che per ore parla, parla e non dice niente non la sopporto. Per questo preferisco i libri. Quelli noiosi puoi anche non aprirli. Invece, le persone noiose, stupide o peggio, arroganti, ti tocca ascoltarle lo stesso, spesso per regole sociali.

Una volta che hai perso la testa

Non perdo proprio la testa, ma quando arrivo al limite del sopportabile mio, che è già alto, sono pronto a perdere tutto pur di farmi sentire. Dico chiaro e tondo a quella persona come la penso e se le cose non si aggiustano tronco i rapporti, anche se so che ci potrò perdere in convenienza, anche se so che dall’altra parte non si capirà lo stesso quel che sto facendo. Ma serve a tutelare me stesso. In effetti però, due o tre volte in cinquant’anni, ci sono stati dei momenti che ho reagito in maniera rapida e impulsiva, ed è stato sempre per proteggere dei miei cari che stavano subendo delle angherie.

L’ultima volta che hai rinunciato

L’ultima volta che ho rinunciato è stato quando, dopo aver chiarito bene quali torti mi avesse fatto, ho deciso di non tollerare più i comportamenti di un presunto amico che con i fatti dimostrava poco di esserlo.

L’ultimo sorriso

L’ultimo vero mio sorriso è con la mia amata compagna di vita. Sempre.

Cosa ti spaventa?

Non saprei, però una volta mentre percorrevo un sentierino in montagna coperto dalla neve sono scivolato in un dirupo ad alta quota. Ma invece di aver paura mi sono ritrovato pensare, ok mauro, forse è la fine, ma vediamo che succede, magari tra un po’ ti fermi. Questo mentre scivolavo giù tra le foglie e la neve. Poi per un momento mi sono fermato e mi sono guardato intorno per capire come fare a risalire, ma come mi sono mosso ho continuato a scendere, allora ho piantato i piedi nel poco terreno che ho trovato tra la roccia. Da quel momento ho puntato bene mani e piedi tra la neve e la terra e sono risalito. Credo che la paura sia tutta nell’attesa che possa accadere qualcosa di brutto. Questo tipo di paura non ce l’ho da anni. Quando mi trovo dentro qualcosa di brutto, in qualche modo mi ritrovo ad escogitare il metodo per uscirne. Se proprio non riesco, pace.

Salutaci invitandoci alla tua libreria.

Dalla mia vetrina si vedono le Dolomiti di Dino Buzzati. Che aspettate?

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5 risposte a Librai per passione: parla Mauro Smocovich

  1. Lucius Etruscus ha detto:

    Complimenti per l’intervista e per la libreria: propongo un pellegrinaggio a Belluno per andare a visitare la Talpa ^_^

  2. Patrizia Debicke ha detto:

    Bravo!

  3. Pingback: Intervista a Mauro Smocovich | nonquelmarlowe

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