Anna Frank, Diario

diario_7324_La Newton Compton pubblica l’edizione integrale del Diario di Anna Frank (con una traduzione di Martina Rinaldi e Davide Sacerdoti), che si rifà al saggio critico De Dagboeken van Anne Frank (I diari di Anne Frank) a cura dell’Istituto nazionale per la documentazione bellica di Amsterdam.

Un altro libro su Anna Frank, direte, ma stavolta una testo pulito, privo di compiacimenti o sbavature romanzate. Infatti questa edizione, che esprime l’anima più autentica dell’opera, comprende esclusivamente i tre quaderni catalogati come: Diario 1 (dal 12 giugno al 5 dicembre 1942, con aggiunte fatte nel 1943 e 1944 sulle pagine rimaste, Diario 2 (dal 22 dicembre 1943 al 17 aprile 1944) e Diario 3 (dal 17 aprile 1944 al 1º agosto 1944).

«Le parole della giovane Anne, così come ce le ha lasciate, hanno il potere dirompente di farci riflettere su quello che è stato uno dei capitoli più bui e strazianti della nostra storia.»

Anneliese Frank (questo era il suo nome) cominciò a scrivere rivolgendosi al suo Diario ad Amsterdam il 12 giugno 1942, giorno in cui lo ricevette in dono per il suo tredicesimo compleanno.

Questa fu la prima frase che scrisse: « Spero di poterti confidare ogni cosa, come non ho mai fatto con nessuno, e spero che sarai per me un grande sostegno».

Lo riprese in mano due giorni dopo per aggiungere: «Le prossime pagine avranno tutte la stessa data, perché devo dirti ancora tutto.

Voglio cominciare dal giorno in cui ti ho ricevuto per il compleanno, proprio il momento esatto in cui ti ho visto sul tavolo (perché quello dell’acquisto, anche se c’ero anche io, non conta)…»

Il Diario è il fedele riassunto di due anni di vita di un’adolescente dai suoi 13 anni, fino ai 15.

Con il Diario come interlocutore, Anna scrisse all’inizio, con parole ed emozioni della sua età, di se stessa, del suo compleanno, dei tanti regali ricevuti, della scuola, delle amiche e degli amici, con una puntuale analisi di pregi e difetti di ciascuno. Della sua vita agiata ad Amsterdam con i genitori – il padre, Otto Frank, era un industriale ebreo tedesco emigrato in Olanda – e la sorella maggiore, Margot. Poi ci fu l’occupazione tedesca dei Paesi Bassi e le crudeli leggi contro gli ebrei cambiarono tutto. Otto Frank tentò invano di ottenere un visto per gli Stati Uniti o per il Sudamerica. I giovani ebrei sopra i sedici anni cominciarono a essere chiamati dalle SS per andare in campi di lavoro nazisti.

Quando Margot ricevette la cartolina di convocazione, Otto Frank decise di rifugiarsi con la famiglia in un minuscolo appartamentino segreto che, temendo il peggio, aveva ritagliato dai locali della sua ditta, con il coraggioso aiuto di fedeli dipendenti.

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Anne riportò fedelmente nel Diario la cronaca di questo cambiamento, (giovedì 9 luglio) quando la sua prima vita finì, mentre cominciavano le angustie della sua breve seconda vita, segnata dal verbo nascondersi, con la paura della guerra e delle razzie tedesche, fitta di limitazioni e di insormontabili divieti. A quanto le leggi razziali avevano imposto agli ebrei ( niente teatro, cinema, piscina, sport all’aperto e vietato uscire per strada dopo le otto di sera…), si aggiunse tutto ciò che era proibito o impossibile fare nel rifugio (Het Achterhuis). Proibito parlare ad alta voce, affacciarsi alla finestra, avulsi dal mondo. Ben otto persone (oltre ai Frank, c’è la famiglia van Pels e, dal mese di novembre, si unirà a loro il dentista Fritz Pfeffer) furono costrette a vivere insieme in silenzio e senza luce. Una convivenza non facile e con gli inevitabili contrasti. Il bagno si faceva a turno in una tinozza vicino al water. La necessaria riparazione di un idraulico nei locali della ditta costringeva i clandestini a restare in assoluto silenzio e immobili per ore. Quando faceva buio presto e si doveva spegnere la luce, per passare il tempo si inventavano indovinelli, si faceva ginnastica al buio, si chiacchierava in inglese o in francese e si parlava di libri. Con la noia e lo sconforto sempre in agguato. Anne scriveva, annotava pensieri e riflessioni intime e, creando un immaginario carteggio indirizzato a un’amica, raccontava quello che accadeva ogni giorno, il mutare dei suoi sentimenti nei confronti di un ragazzo, Peter van Pels, il conflitto con i genitori, soprattutto la madre, e il suo grande, immenso desiderio di diventare una scrittrice o una giornalista, alla fine della guerra.

Purtroppo il 4 agosto del 1944, per una denuncia di un “informatore” (mai individuato) alla Sicherheitsdienst, la polizia tedesca di Amsterdam, tutto il loro gruppo fu arrestato e deportato ad Auschwitz. Un mese dopo Anne e Margot, sua sorella, furono trasferite a Bergen-Belsen, dove morirono tra il febbraio e il marzo del 1945 (probabilmente a causa di un’epidemia di tifo).

Otto Frank fu l’unico superstite degli otto “coinquilini” della Het Achterhuis.

Gli amici olandesi, che avevano aiutato i Frank durante la loro clandestinità e che avevano ricuperato i quaderni di Anna abbandonati nell’alloggio segreto, li consegnarono al padre. E, convinti che il Diario di Anna fosse un’importante documentazione letteraria di vita vissuta, lo spinsero a farne un libro.

Il 25 giugno 1947 Otto Frank, dopo una sua personale revisione tesa a eliminare alcuni punti che riteneva privati, pubblicò il Diari,o con il titolo “Het Achterhuis” (Il retrocasa). Alla prima tiratura iniziale di 3.000 copie, fecero seguito innumerevoli ristampe, traduzioni in tutte le lingue e un adattamento teatrale e cinematografico. Il testo, dapprima accolto in sordina dalla pubblica opinione, fu in seguito – man mano che si scoprivano gli orrori e le efferatezze della Shoah – acclamato, poi contestato. Si disse persino che fosse un falso, ma tutte le prove scientifiche effettuate hanno sempre dimostrato il contrario.

Il Diario di Anna Frank è uno dei più toccanti documenti sulla seconda guerra mondiale giunti fino a noi. Nel 2009 l’Unesco lo ha inserito nel Registro della Memoria del Mondo, dichiarandolo patrimonio dell’umanità.

Anna Frank, Diario, (Versione originale del testo) Newton Compton, 2016, pag. 320, euro 3,68

Recensione di Patrizia Debicke

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2 risposte a Anna Frank, Diario

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    A presto, bacione

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