Chi dice donne dice danno: parla Caterina Falconi

CaterinaVi racconto di Ada

Quando Marilù ha inaugurato questa interessantissima sezione del Libroguerriero, “Chi dice donna dice danno”, mi sono sentita chiamata in causa. Perché è vero quello che lei scrive! Il sommerso, nella violenza alle donne, è spaventoso. E non sempre è un passaggio all’atto, alle botte, al femminicidio. Più spesso è sabotaggio, omissione, condanna, estromissione. Penso alle donne divorziate con figli a carico, una categoria in cui sono inclusa. A quanto il contesto ancora le stigmatizzi, colpevolizzandole per non aver saputo tenersi un marito, o averlo buttato fuori di casa. Le cose ovviamente non stanno mai così, le dinamiche interpersonali sono complesse, eppure molte di noi sono costrette a pagare un pedaggio pesantissimo alla libertà, alla ritrovata autonomia. Siamo, in altre parole, costrette a lavorare il doppio, il triplo, il quadruplo per colmare la voragine economica che si spalanca sotto i nostri figli. Perché non siano penalizzati dalla scelta delle mamme. Nell’assunzione delle responsabilità, davanti alle crisi che immancabilmente fendono la crescita, sono troppo spesso le madri, da sole, a doversi rimboccare le maniche, sentendo sul collo la malevola aspettativa del contorno maschilista e invidioso. Se le cose andranno bene, pochi le elogeranno. Se andranno male, sarà stata colpa loro, di queste “brutte troie” che si sono permesse di sottrarsi alle pastoie di una convivenza sancita. E non è, questa, violenza di genere?

Chiedo scusa. Solitamente non sono così diretta, e incazzata. Ma sono temi che mi squassano.

Vorrei raccontare di una persona umile e straordinaria, Ada. Ovviamente il nome palindromo che ho scelto per lei non è quello vero, palindromo anch’esso. E neppure fa la collaboratrice domestica, come ho scritto. E certamente ho il suo consenso a raccontarla. 

Forse una delle chiavi dell’emancipazione delle donne sta proprio nell’individuare i lembi laceri dell’amor proprio femminile, dell’autostima compromessa, anche da eventi che cristallizzano una mentalità.

Ada è libera, irriducibile, generosa, empatica, descrivo le parti di lei che molte persone del paese, disprezzandola, non vedono. Non so se fosse già così, quando viveva in campagna, e osservava un carretto ribaltato sprofondare nella melma del cortile, o quando, vergine incinta, è stata stuprata dal marito la prima notte di nozze. Fatto sta che molti miei amici si sono spalmati per anni sui lettini degli strizzacervelli, sperando di lambire una parvenza della libertà impetuosa e della vitalità che animano Ada, e non ci sono riusciti. Lei invece trabocca di vigore, mentre pedala per tutto il paese sulla bici che le ho regalato io pensando di sdebitarmi un po’, quando suona ai citofoni per farsi aprire e passare lo straccio sulle scale, o piomba negli appartamenti per pulire, sempre alle ore che decide lei. Lavora in nero, fa la domestica, ma solo a chi le piace, e alle sue condizioni. Se qualcuno le manca di rispetto, Ada lo manda a cagare e non si fa più vedere. Prende dieci euro a ora e non c’è verso di alzarle la tariffa perché, appunto, è generosa, e fatica così tanto da avere il reggipetto pieno di spiccioli e banconote di piccolo taglio. Ovviamente non paga i contributi, e non avrà un cencio di pensione, ma non se ne dà pena dal momento che, appunto, è libera e magnificamente incosciente. E’ stata anche molto bella, da giovane. Mi incantavo a guardarla, allora, con la sua nidiata di bambine chiare, tre, e non sapevo che fosse già separata. Forse lo era anche alla nascita delle ultime due, perché il marito, che si faceva mantenere, ogni tanto tornava all’assalto. Di quest’uomo ripugnante lei è ancora innamorata, lo so, perché Ada me ne parla, le volte che prendiamo un caffè nello sconcertante disordine della mia cucina. In queste occasioni lei alterna ammissioni d’amore per l’ex, infedele e mercenario, a terrificanti boutade contro il maschile la cui onda d’urto, in una casa in cui anche le gatte sono femmine, produce scoppi di ilarità in me e le mie figlie. Eppure, tra insulti agli uomini che infrangono ogni decoro, e risate complici, si incuneano confessioni insopportabilmente dolorose, come quando, avendomi chiesto l’età di una delle figlie, ha detto:

«Dalle la pillola. Io sono uscita incinta a diciassette anni. Non so come, che ero ancora vergine. Mamma mi ha ammazzata di botte. Mi sono dovuta sposare. Maritm s’ha sfrusciat tutti li soldi del viaggio di nozze. La prima notte m’ha dato una botta, e m’ha sverginata.»

E a quel punto s’è incantata, come se la puntina della sua memoria si fosse incagliata nel solco di un evento indelebile.

«M’ha sverginata con una botta sola. Una botta sola e via» ha ripetuto più volte, mimando l’accaduto con la mano, intuendo la mia sciagurata empatia. E io ho pensato a questa ragazza di diciassette anni, uscita incinta con il petting, maritata a botte, sverginata con un’unica, brutale penetrazione.

Non ci sono finzioni tra noi, o affettazione, ed è una cosa che piace ad entrambe. Sebbene diverse, sul fronte dell’istruzione, siamo accomunate da caratteristiche che sfrigolano nella mentalità del nostro paese: il coraggio spregiudicato suppongo, e la vitalità. Viene a casa mia e afferra la scopa spintonandomi di lato. Forza fisica ne ho poca, e Ada mi aiuta a nelle fatiche domestiche, per dieci euro, non c’è verso che ne accetti di più.

«Questa casa è un porcile! Ci vuole lu scarapell» inveisce. E alle mie risate si avventa al frigorifero, lo apre e si serve. Siede al mio tavolo e aspetta che le prepari il caffè.

Intanto entriamo profondamente in contatto, come ci piace, mescolando i ricordi.

«Stai sempre in mezzo a tutte queste carte. Lo capisco! Ti servono i soldi. Questi maschi non sono buoni a niente! neanche a scopare!»

E giù invettive dialettali.

Io la guardo e la ammiro. Non si lava, veste male, raccatta dai contenitori degli abiti per il terzo mondo. Ma poi, mi è stato detto, irrompe nelle case degli anziani soli, per aiutare, accudire. Una persona così fuori dagli schemi io non l’ho mai incontrata, neppure tra gli amici scrittori, la gente di sinistra, o i cattolici dal cuore ardente.

Una persona straordinaria come lei.

Le figlie le ha tirate su da sola. E pure bene. Ora foraggia anche i nipoti. Ma non s’è mai voluta scucire dalla groppa il marito promiscuo, che gioca d’azzardo.

Ogni tanto va da lui, per farsi assestare l’ennesima replica di quella offensiva prima botta. Per l’occasione si lava, si acconcia. Lui le svuota il reggipetto, la deruba dei gioielli.

Qualche Natale fa, il cancro l’aveva quasi uccisa. Un carcinoma inoperabile, tra il retto e la vagina. Ricordo che la incrociavo in bici, ogni giorno più sottile, nella sua cachettica bellezza. I capelli radi raccolti in una coda unta. La paura nello sguardo.

Il marito, defilato!

Le figlie attorno.

Le clienti pure.

Venne a casa. Ansimava per le scale.

«Non mi dai niente per Natale?» mi chiese. La sua voce mi sembrava un garrito. Le regalai un panettone, dei soldi, tutto il poco che potevo.

Ero sicura che di lì a poco sarebbe morta.

E invece ce l’ha fatta. Ha sconfitto il tumore. E ancora pedala per tutto il paese. Inveisce contro gli uomini. Lavora come dieci donne.

E il marito è ricomparso, ad assestarle botte prezzolate.

Mi chiedo perché ancora non guarisca da lui.

Caterina Falconi, abruzzese. Due figlie. Ha scritto due romanzi –Sulla breccia (Fernandel, 2009) e Sotto falsa identità (Galaad Edizioni, 2014) -, un libro umoristico con Francesca Bonafini – Non avremmo mai dovuto. Le frasi che gli uomini sposati dicono alle amanti (Ad est dell’equatore 2015) – e ha collaborato alle sceneggiature del cartone animato Carotina Super Bip (Lisciani Group). Ha inoltre firmato molti racconti, librini e filastrocche per bambini. Sua è la rubrica RubriCate.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in chi dice donne dice danno, Uncategorized e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Chi dice donne dice danno: parla Caterina Falconi

  1. dimitilla ha detto:

    Ada mi ricorda la storia di tante donne che mi circondavano o delle quali sentivo parlare quando ero bambina nel mio paese, donne che hanno accompagnato la mia crescita e delle quali conservo intatto il ricordo dei loro racconti

  2. Patrizia Debicke ha detto:

    smack

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...