Ritratto di Jennie di Robert Nathan

ritratto-jennieRitratto di Jennie di Robert Nathan (traduzione di Simone Caltabellota) è nella prima terna di libri che ha inaugurato la neonata casa editrice Atlantide, assieme a Tomaso – testo e illustrazioni di Vittorio Accornero – e Filosofi antichi di AdrianoTilgher.

Uscito nel 1940 a firma del prolifico Robert Nathan, questo capolavoro dimenticato della letteratura americana del Novecento fu portato al cinema da William Dieterle e interpretato da Joseph Cotten e Jennifer Jones. In Italia è stato pubblicato l’ultima volta nel 1958 da Mondadori (la storia editoriale di questo romanzo è raccontata a pagina 5 e lo preciso, perché anche i dettagli sono significativi quanto a cura verso il libro non più solo oggetto ma anche gioiello e patrimonio che è la filosofia di fondo di Edizioni di Atlantide).

Se dovessi sintetizzare il plot in poche righe direi così: Eben Adams, giovane pittore in preda al senso di inadeguatezza e alle crisi tipiche degli artisti che non trovano successo e a cui senso delle loro fatiche sembra sempre più distante, incontra Jennie, in una sera d’inverno, camminando per Central Park: lei è soltanto una ragazzina che gioca da sola. Si parlano e lui non è subito consapevole dell’incanto che nasce e che lo legherà a lei per sempre. Nemmeno dà il peso dovuto alla frase di lei:

Vorrei che tu aspettassi che io diventi grande.

Il gallerista cui Eben si rivolge con la sua carpetta di disegni sembra interessato solo al ritratto di Jennie e, quando Eben la rivede, ne dipinge un ritratto: uscirà la sua opera più bella. Ma questo è poco rispetto alla magia che la presenza intermittente di Jennie compie col tempo. Il protagonista scopre che lei appartiene a un’altra epoca e scopre anche cose, di se stesso, che non immaginava. Sull’amore, sulla poiesi, sulle sorprese della vita: perché cercare a tutti i costi una spiegazione?

Heinemann, Londra, 1940

Heinemann, Londra, 1940

Eppure di domande ce ne sarebbero parecchie:

Perché Jennie sembra cresciuta, ad ogni incontro?

Perché la storia della ragazzina è sovrapponibile alla storia di una famiglia di acrobati, scomparsa decine di anni prima?

Perché il pittore si sente sempre più vicino a lei, come se la parte più profonda e intelleggibile di lui le appartenesse?

O anche, come scritto a pagina 49, domande sull’hic et nunc, su quello che fu e sul futuro:

E se domani svanisse nella tempesta? Se il tempo si fermasse? Rimarremmo schiacciati, frantumati dall’eternità, da un presente per sempre immobile e sfuggente.

E il passato, se mai smarrissimo la nostra via nella tempesta, troveremmo di nuovo il passato di fronte a noi, dove pensavamo sarebbe sorto il sole domani?

La vera magia è che il lettore smette di farsi domande nel momento in cui anche il protagonista cessa di dubitare: ecco che così ci si inserisce nel flusso naturale delle cose, anche quelle al di là del tangibile, del logico, dell’ordine preimpostato.

Un libro non catalogabile e posizionato al di là del tempo, perché parla – solo lambendone, senza farne l’oggetto speculativo essenziale – appunto del tempo, ma lo fa attraverso gli eventi, le percezioni, i desideri – anche quelli disattesi, la crezione e la distruzione, il trascorrere quotidiano dei gesti e dei respiri, i piccoli fallimenti, le comunanze. L’amore.

Tra le tematiche lambite, molto forti e attuali sono le considerazioni sull’arte. L’autore dipinge perfettamente la situazione di disagio dell’artista che si sente intrappolato in un mistero “che riguarda il bene e il male, lo sbocciare e il putrefarsi – il mistero di un mondo che impara troppo tardi, sempre troppo tardi, a distinguere qual è la muffa e quale il germoglio…”.

Una vicenda di ritorni, saluti, sospensioni, scritta con uno stile minimalista ma che non rinuncia a nulla, nemmeno a momenti di alta poesia. Qui ciascuno, anche senza volerlo, ritrova un po’ di se stesso e della persona che ama. O che ha amato: dopo averlo letto scoprirete che, talvolta, i tempi verbali possono essere elusi.

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in editoria, recensioni, romanzo, Uncategorized e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Ritratto di Jennie di Robert Nathan

  1. Patrizia Debicke ha detto:

    bacio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...